mercato del vino


Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2014

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Oggi torniamo sul settore spumanti per analizzare le spedizioni di Cava relative al 2014. Il rapporto del Consejo Regulator Cava  indicano principalmente il forte  calo del prodotto nel mercato tedesco, che è stato compensato in parte dall’esportazione in altri paesi (Belgio e Francia, udite udite, hanno aiutato molto) e in parte dal rimbalzo delle vendite in Spagna, finalmente tornata in positivo dopo che la crisi aveva tagliato i consumi da 100 a poco più di 80 milioni di bottigilie. Quest’anno ci spingiamo un po’ più in la con i dati per analizzare anche le tipologie di Cava. Due sono le considerazioni a tale proposito: (1) il prodotto fa molto fatica a “premiumizzarsi” dalla categoria base a quella riserva, che rimane relegata a poco più del 10% delle spedizioni; (2) la sottocategoria del rosé a partire dal 2013 ha cominciato a regredire, perdendo nel biennio oltre il 10% dei volumi e tornando a rappresentare meno del 10% del totale delle bottiglie.

Cosa succederà nel 2015? Le spinte macroeconomiche e valutarie non sembrano essere favorevoli. Se escludiamo il mercato spagnolo, che comunque cuba il 36% delle vendite in volume, sono Germania e Belgio i due mercati esteri chiave, con Regno Unito e USA che rappresentano poco meno del 20% del totale, con un andamento non particolarmente lusinghiero (soprattutto dalle parti della Regina).

Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Sud Africa – esportazioni di vino 2014

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Fonte: dati elaborati da inumeridelvino.it su pubblicazione Corriere Vinicolo

 

La svalutazione del Rand negli ultimi due anni ha senz’altro reso più competitivo nel mondo il vino Sud Africano. La valuta locale è passata tra il 2012 e il 2014 da 10.5 Rand per un euro a 14.39, per ritornare in questi primi 3 mesi del 2015 a 13.1. Ne hanno beneficiato soprattutto le esportazioni di vino imbottigliato, che hanno toccato il record storico di circa 380 milioni di euro nel 2014, compensate invece dal calo delle esportazioni di vino sfuso, interamente dovuto ai volumi. Il quadro generale del 2014 è dunque di un’export di vini fermi in valuta locale (Rand) stabile, a circa 8.2 miliardi di Rand, che corrispondono a 567 milioni di euro, se convertiti al cambio medio dell’anno. Il Regno Unito resta il mercato chiave per il vino Sud Africano, e proprio in questo mercato i prodotto continua a funzionare. Ci sono invece segni di debolezza sia in Germania (dove però il 2013 era stato un anno glorioso) e in Svezia… ma andiamo insieme a leggere qualche numero.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2014

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Anche se il passo è stato meno sostenuto che nel 2013, anche nel 2014 l’Italia è riuscita a compiere un leggero progresso nel suo posizionamento nel commercio mondiale di vino. Date le evidenti problematiche di far crescere i volumi, come ben sapete la partita si gioca sulla qualità dei prodotti e sulle quote di mercato rispetto agli altri paesi. Da questo punto di vista il vino italiano, pur partendo da una posizione che non rispecchiava le nostre ambizioni, si è ripreso. Nel 2014, il prezzo medio di export è di circa 2.5 euro al litro ed è quello cresciuto di più negli ultimi anni. La Francia è ancora molto lontana (5.4 euro), ma abbiamo “allontanato” paesi come il Cile, l’Australia o il Sud Africa che qualche anno fa avevano prezzi di export molto simili e, come commentavamo, potevano beneficiare di costi locali ben più bassi dei nostri. Quindi, la lettura dei dati è positiva. Con 5.1 miliardi di export siamo gli unici in crescita rispetto allo scorso anno insieme al fenomeno Nuova Zelanda e al Sud Africa. In un arco di medio termine (5 anni) il nostro tasso di crescita (8%) è superiore sia a quello francese (7%) che a quello spagnolo (6%).

Cosa succederà nel 2015? Le premesse sembrano positive. I mercati emergenti hanno ancora problemi, e questo sembra essere più una questione francese che italiana. L’euro si è indebolito e questo favorisce l’export italiano in USA, ma dobbiamo stare attenti che lo stesso vale per gli altri. Infatti, ai più attenti non è sfuggito che le esportazioni francesi hanno dato segni di risveglio nell’ultimo trimestre del 2014. Vedremo, per ora concentriamoci sui dati.

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Le vendite di vino via internet in Italia – dati Tannico e IWB

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Con la pubblicazione di oggi penso di coprire un buco di questo blog, che è l’assoluta mancanza di informazioni relativamente alle vendite online di vino. Lo faccio con l’aiuto di due fonti: Tannico.it, che ha pubblicato una ricerca relativa alle vendite online e Italian Wine Brands, che nel suo prospetto informativo ha pubblicato una classifica delle vendite online di vino in Italia, mettendo Giordano (uno dei due pezzi di IWB) in cima alla lista. Devo immaginare, viste le recenti dichiarazioni trionfali di Tannico.it (e la stabilità del fatturato totale di Giordano) che la classifica 2014 sia cambiata, e non di poco, e che nel 2015 cambi ancora di più. Intanto questo abbiamo e approfitto per invitare i diversi siti (se hanno piacere) a mandarmi i loro dati di fatturato 2014 per fare una migliore classifica!

Una considerazione va infine fatta relativamente al mercato online. L’Italia è un mercato di telefonini e smartphone piuttosto che di banda larga. Quindi, la penetrazione dell’ecommerce di vinoi sarà tanto più effettiva quanto più veloce e efficace sarà lo sbarco di questi operatori nel mondo dei telefonini.

Passiamo ad analizzare i dati.

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I canali di vendita del vino in Italia nel 2014 – indagine Mediobanca

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L’indagine sui canali di vendita ha coinvolto il 77% delle aziende del campione. Secondo Mediobanca, in 20 anni in cui questa indagine viene condotta, il numero delle etichette è più che raddoppiato (+123% a 3600). Come vengono distribuiti i vini in Italia e come sta cambiando la distribuzione. Beh, i numeri del 2014 offrono qualche spunto in più degli anni passati. Innanzitutto “culmina” la crisi delle vendite di vino nel canale Ho.Re.Ca., dove secondo il sondaggio viene veicolato soltanto il 15% del vino, principalmente dalle aziende private. In secondo luogo, i dati mostrano un livello mai visto in precedenza della vendita diretta, superiore al 10% per il totale dei vini e oltre il 15% per i grandi vini. Potrebbe essere il segno che finalmente anche in Italia le cantine si strutturano per ricevere gli ospiti e vendere il vino. All’incremento della vendita diretta sembra corrispondere come controaltare la riduzione del canale all’ingrosso e di altri intermediari. Infine, la grande distribuzione sembra  aver abbandonato i vini oltre i 25 euro, che in tempi di crisi sono ovviamente difficili da vendere…

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