mercato del vino


Nuova Zelanda – produzione e consumo di vino – aggiornamento 2016

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Penso che tutti gli operatori del vino che masticano l’inglese dovrebbero dare una veloce “scorsa” al rapporto sul settore della Nuova Zelanda, che puntualmente a fine agosto viene pubblicato. Il 2016 si trova qui. Una sola associazione, tabelle chiare, uguali negli anni (con qualche chiaro aggiustamento derivante dalla freschezza degli ultimi dati), messaggi forti: obiettivi di export scritti nero su bianco, obiettivi qualitativi importanti come “ridurre la burocrazia legata alle esportazioni”. Dopo questo preambolo, possiamo partire con l’analisi di un’annata eccellente per il vino NZ, con una vendemmia dalle rese molto elevate (120q/ha), supportata da una leggera ma costante crescita delle superfici, sempre più dedicate al motivo vero per cui si apre una bottiglia di queste parti: il Sauvignon Blanc. Bisogna dire che il 2015 non fu un grande anno, con una resa inferiore ai 100 q/ha, ma certamente il 2016 consentirà alle esportazioni di crescere in volume, cosa non riuscita nel 2015. La Nuova Zelanda resta un cliente pericoloso per la qualità dei suoi vini (prezzo di export ben superiore al nostro, con volumi chiaramente molto limitati), soprattutto bianchi e soprattutto in alcuni mercati anglosassoni. Andiamo a leggere qualche numero che  già vedete in tabella insieme.

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Argentina – esportazioni di vino 2015

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L’Argentina del vino esportato sta vivendo un periodo molto particolare, caratterizzato da una forte svalutazione della moneta alla quale corrisponde un livello di inflazione galoppante. I dati del 2015 che commentiamo oggi sono dunque molto diversi se visti in Euro, +16%, in dollari, -3% o in Peso argentini, +10%. Quello che certamente succederà il prossimo anno è che gli introiti in peso esploderanno per via della ulteriore svalutazione della valuta, circa il 55% la media a oggi contro il livello del 2015. Questo del tasso di inflazione è dunque un aspetto importante: il peso si è svalutato in media del 20% all’anno contro il dollaro e questo chiaramente rende il prodotto argentino molto più competitivo sui mercati internazionali. Fatto il lungo ma dovuto preambolo, immergiamoci ora nei dati, che vedono un 2015 in ripresa del 16% delle esportazioni denominate in euro, a 736 milioni di euro. Ciò pone l’Argentina al decimo posto nella graduatoria mondiale degli esportatori di vino, quando invece ricopre il quinto posto tra i produttori. In effetti, con una produzione media di 14 milioni di ettolitri di vino annui e un export medio di 3 milioni, la quota di prodotto che esce dai confini è di poco superiore al 20%. Questo significa diverse cose: che gli argentini bevono tanto vino (vero, 25 litri pro capite annui) e nello stesso tempo non si possono permettere i vini internazionali vista la svalutazione del peso, ma anche che il potenziale del prodotto argentino magari non si è ancora espresso appieno, soprattutto fuori dal mercato americano. Andiamo ai numeri.

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Germania – esportazioni di vino 2015

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Non siamo abituati a considerare la Germania un paese esportatore di vino, essendo per noi un mercato di export così importante. Eppure, la Germania produce tra 9 e 10 milioni di ettolitri di vino e, come vedete da questo post, ne esporta poco meno di 4 milioni, per un valore vicino al miliardo di euro. L’andamento degli ultimi due-tre anni non è stato eccitante, visto il calo di circa 400mila ettolitri e di del 5-6% in valore, con un forte progresso in alcuni mercati nordici e dell’Est Europeo più che compensate dal regresso nel mercato americano e olandese. La Germania è anche un player di un certo peso nel segmento degli spumanti, con circa 100 milioni di euro di export. Ma andiamo a leggere qulache dato insieme.

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L’andamento degli indici Liv-ex e il confronto con i mercati azionari – aggiornamento 2016

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E’ venuto il momento di aggiornare i dati sugli indici Liv-Ex, ossia indici sintetici che rappresentano l’andamento dei prezzi a cui vengono scambiati i grandi vini, presso questa specie di “mercato borsistico” organizzato a Londra. Bene, siccome i prezzi sono espressi in Sterline e così gli indici, bisogna fare una premessa grossa come una casa: siccome la valuta inglese si è svalutata del 15% circa da fine 2015 a oggi (e del 20% dal picco di novembre 2015 a oggi) e siccome di vini inglesi non ce ne sono, ma sono perlopiù francesi con qualche italiano, spagnolo e americano, quando questi indici vengono riportati “fattorizzano” in positivo questa variazione cambi. Per questo motivo, abbiamo riportato nel post dei grafici con l’indice originale e l’indice espresso in Euro invece che in sterline.

Le conclusioni sono radicalmente diverse, come potete immaginare. Il “trionfale” +12% del Liv-Ex 1000 da inizio anno, in un contesto di mercati borsistici che languono nel migliore dei casi, diventa -3% quando visto in Euro, così come il +11% da luglio 2015 a questa parte si trasforma in un -7%. I nostri vini (Liv-Ex 100) non si sottraggono chiaramente a questa sorte. Qual è il modo giusto di osservarli? Beh, se ognuno guarda con il suo occhio e con il suo portafoglio, mentre il sottoscritto resta sempre più convinto, anche dopo aver visto questi numeri, che sia meglio comprarsi il vino per berselo. Passiamo a guardare qualche numero insieme.

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USA – vendite al dettaglio di vino – aggiornamento 2015

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Prima di discutere dell’argomento del post devo avvertirvi che il Wine Institute da cui prendo da diversi anni i dati per il post ha cambiato “fonte” di approvvigionamento dei dati sul valore del mercato del vino americano, talchè i nuovi dati sono significativamente più elevati della precedente serie, includendo anche il valore delle vendite al mercato Ho.Re.Ca. Quindi, il rapporto ci dice che il valore è 56 miliardi di dollari nel 2015, di cui 32 appannaggio del vino californiano e 24 miliardi di dollari per tutti gli altri vini. Ci continua anche a dire che il vino californiano resta un vino “domestico” dato che oltre l’80% del volume viene consumato in USA e che questa quota non sta cambiando in modo strutturale con gli anni. Se questo è dovuto alla continua crescita in USA (e quindi a una asticella che si alza sempre di più), alla difficoltà del gusto europeo di accettare i prodotti americani o al cambio Euro/Dollaro che ha reso meno competitivi i prodotti americani, beh, questo lo lascio al pensiero e alla convinzione di voi che leggete. Per ora mi limito a fare qualche commento nel resto del post.

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