margini aziende vino


I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2015

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Novanta dei 140 operatori del mondo del vino italiano inclusi nel rapporto Mediobanca non sono cooperative e sono a controllo italiano. Su questo campione si fonda l’analisi che affrontiamo di seguito, che rappresenta la vera analisi di settore, per quanto riguarda i margini e il ritorno sul capitale. In termini commerciali queste rappresentano circa la metà delle vendite del campione. L’analisi ripropone in modo più marcato le conclusioni di due settimane fa, quando abbiamo guardato al campione totale: un andamento commerciale soddisfacente nel 2015 e ancora migliore nel 2016, quando per le aziende le vendite italiane sono addirittura andate meglio che quelle all’estero; margini di profitto sostanzialmente sui livelli dello scorso anno a livello operativo, con una crescita più marcata dell’utile netto grazie al calo degli oneri finanziari e delle tasse; infine, un miglioramento ulteriore del rapporto tra debiti e generazione di cassa (3.1x debito su MOL) dopo quanto abbiamo già commentato nei due anni precedenti. Ricomponendo il quadro, il 2015 ha determinato un ulteriore leggero miglioramento del ritorno sul capitale dell’industria vinicola italiana, che dovrebbe continuare nel 2016 dati gli eccellenti dati commerciali che emergono dal rapporto. Passiamo a leggere qualche dato insieme.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2015 – Rapporto Mediobanca

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Come ogni anno in occasione di Vinitaly Mediobanca Research pubblica l’indagine sul settore vinicolo, “consolidando” il bilancio di tutte le aziende e cooperative che fatturano oltre 25 milioni di euro: sono 140 e rappresentano il 51% e 64% rispettivamente della produzione e delle esportazioni. Ne esce un quadro molto completo, per quanto un po’ ritardato (siamo ai dati 2015, salvo che per le vendite) dello stato di salute dell’industria vinicola italiana. Che, scorrendo i dati è buono. La novità recente non è tanto nelle esportazioni, che sono andate e continuano ad andare bene, quanto nel mercato italiano che finalmente ha cominciato a dare segni di risveglio, soprattutto nel 2016. Cosa è successo dunque ai risultati finanziari delle aziende nel 2015? Le vendite sono cresciute del 5% (e di un altro 5-6% nel 2016, i margini si sono stabilizzati su un buon livello dopo la ripresa degli anni scorsi, gli investimenti restano piuttosto contenuti anche se in leggera ripresa e dunque la “salute finanziaria” migliora ulteriormente con un rapporto tra debito e generazione di cassa in miglioramento (ormai da diversi anni). Gli utili sono dunque in decisa ripresa anche grazie al minor peso di oneri finanziari e fiscali. Un ultimo accenno va fatto all’analisi della produttività nel settore del vino, che è strutturalmente in crescita. Nel 2016 dovremmo vedere un ulteriore miglioramento dei margini grazie al rafforzamento del mercato domestico. Passiamo all’analisi dei dati principali.

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I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2014

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Proseguiamo l’analisi dei dati del rapporto Mediobanca con l’analisi dei risultati delle aziende vinicole italiane (87 con un fatturato superiore a 25 milioni di euro), quindi escludendo le cooperative e le poche (7) aziende a controllo estero. Si tratta del 54% circa del campione del rapporto in termini di fatturato, quindi il 32% del settore italiano del vino. L’analsi è molto più pregnante perchè include le aziende che hanno “scopo di lucro”. I dati 2014 ricalcano il tema già affrontato: fatturato stabile (meglio delle cooperative, che hanno subito un calo del 2%) con una timida crescita delle vendite all’estero compensata dal calo nel mercato italiano, margini in netto miglioramento grazie ai minori costi esterni, investimenti ancora bassi e uno stato di salute finanziario molto buono (3.1x debito/MOL), vicino al minimo storico da quando guardiamo il rapporto. Il 2015 beneficerà di una robusta ripresa delle vendite (+6%), supportata sia dall’Italia che dall’estero. Stante la situazione positiva dei costi di produzione (uva/vino all’origine in crescita solo moderata e assenza di inflazione) il 2015 dovrebbe segnare un ulteriore miglioramento dei margini e potenzialmente riportare il ritorno sul capitale delle aziende vinicole vicino al 10% dal 9% attuale. Per ora concentriamoci sui dati 2014, nel prosieguo del post.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2014 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca analizza la performance economico-finanziaria delle maggiori 136 aziende vinicole, che rappresentano circa il 60% della produzione e export italiani. Come sempre cominciamo dal quadro generale, per dedicarci nelle prossime settimane a un paio di “sottogruppi”, in particolare escludendo le cooperative e considerando il sottogruppo degli “spumanti”. Il quadro del 2014, che il rapporto analizza in forma completa, direbbero gli inglesi essere “mixed”: i margini migliorano (calo dei costi delle materie prime) e i debiti crescono meno degli utili ma dall’altra parte la crisi del mercato italiano ha messo a freno la crescita delle vendite, la produttività del settore ancora stenta un po’ e il livello degli investimenti ha toccato il minimo storico in relazione al fatturato. Molto meglio sembra essere intonato il 2015, del quale il rapporto fornisce unicamente il fatturato, che cresce del 5%, grazie al +6.5% delle vendite all’estero, oltre a qualche indicazione come la ripresa degli investimenti. Guardando i costi dei fattori produttivi c’è da immaginare che si sia realizzato un ulteriore miglioramento dei margini, anche perchè la crescita estera è in parte ottenuta attraverso il rafforzamento delle valute straniere (dollaro e sterlina nel nostro caso), cui non corrisponde un incremento parallelo dei costi, principalmente denominati in euro. Andiamo dunque a leggere i dati insieme con l’avvertenza che in questo campione ci sono sia aziende che cooperative. Come sapete, queste ultime non hanno scopo di lucro; inserendole quindi in questo campione i dati sul margini e sul ritorno sul capitale sono più bassi di quelli delle aziende, che andremo a commentare tra qualche giorno.

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Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento giugno 2015

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Gli indicatori ISMEA sul secondo trimestre ci mostrano un quadro ancora in miglioramento per il settore, caratterizzato da un residuale piccolo incremento dei prezzi di vendita al dettaglio (+1%), una stabilità dei prezzi dei mezzi di produzione e un ulteriore calo dei prezzi dei vini comuni, che nel secondo trimestre hanno “rotto” la linea di tendenza dei vini DOC che invece sono rimasti su livelli stabili. Eppure, sebbene anche tutti i dati “macroeconomici” che influenzano il mondo del vino siano positivi, il clima di di fiducia non è migliorato nell’ultimo rilevamento ISMEA, mostrando anzi un calo significativo. Da qualunque lato lo si guardi, l’indicatore messo in fila, ci porta a un clima di fiducia ai minimi storici. E non dovrebbe essere così come dicevamo: l’euro è ai minimi sulle altre valute da anni, l’economia italiana finalmente da’ segnali di risveglio, le esportazioni di vino vanno a gonfie vele anche all’effetto Prosecco e spumanti. E’ vero che la vendemmia 2014 non è stata buona e che i prezzi dei vini comuni sono crollati, ma lo hanno fatto da livelli francamente insostenibili! Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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