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LVMH – risultati primo semestre 2016

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I dati del primo semestre 2016 di LVMH hanno visto la ripresa delle vendite di cognac, che ha messo a segno un prodigioso incremento di volume (+14%), trascinando al rialzo le vendite della divisione vino e spirits, detenuta come sapete al 60% in partnership con il gigante Diageo (40%). Per quanto riguarda i principali mercati, gli amministratori hanno chiaramente fatto riferimento agli USA, che sono passati dal 31% al 33% delle vendite della divisione e alla ripresa della Cina, che vi ricordate essere stata la causa dello scivolone delle vendite di cognac negli ultimi 2 anni. La strategia non cambia: investimenti in capacità produttiva, innovazione di prodotto per cercare nuove occasioni di consumo dei prodotti. La prospettiva di breve termine è molto positiva. Non ci sono parole di prudenza: la scaletta di introduzione di nuovi prodotti è piena… passiamo al commento dei numeri.

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LVMH divisione vino – risultati 2015

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LVMH ha chiuso i conti 2015 sorprendendo gli investitori, generalmente scettici rispetto alle possibilità di recupero delle vendite del gruppo in Estremo Oriente, soprattutto nel segmento di prodotti Louis Vuitton. Invece, i numeri sono stati buoni, tanto da spingere le azioni al rialzo di oltre il 5% sull’annuncio dei risultati. In questo contesto, la divisione bevande ha chiuso un anno record in termini di vendite, 4.6 miliardi di euro (di cui 2.2 nel segmento vini e Champagne) e quasi record in termini di profitti (1.36 miliardi a livello operativo). Se per i vini e gli Champagne è stato un buon anno dopo una parziale correzione nel 2014, e quindi i risultati sono stati i migliori di sempre, nel caso del Cognac e degli spirits il recupero è stato parziale: il 2013 è ancora l’anno migliore. La politica di investimento continua immutata: LVMH può contare su 4.2 miliardi di euro di liquidi in fase di invecchiamento (quindi circa il 92% delle vendite annue) e gli investimenti stanno accelerando (233 milioni nel 2015, il 5% del fatturato, uno dei livelli più alti di sempre). Nel 2017 è prevista l’apertura di una nuova cantina per Moet & Chandon, mentre nel 2016 si intensificheranno gli sforzi per promuovere i marchi del gruppo, con un occhio sempre più attento alla “strategia digitale”. Andiamo a leggere i numeri.

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LVMH – risultati primo semestre 2015

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I conti semestrali di LVMH sono stati recepiti favorevolmente dagli investitori borsistici, grazie a una ripresa del tasso di crescita delle vendite giunto inatteso. Nel caso della divisione vini, sulla quale oggi noi ci focalizziamo, il discorso è un po’ diverso da quello dell’area beni di lusso/pelletteria. Infatti, la divisione ha accelerato la crescita (+3.5% per i volumi e +2% prima dei cambi e, importante, +13% dai cambi!), ma non come nel caso della pelletteria. Nel caso del Cognac e degli spirits, si tratta di un ritorno sui livelli di fatturato storici, dopo il calo degli anni passati, in quello del vino e dello Champagne si tratta in effetti di un massimo storico per il primo semestre, anche se arriva con dei margini non comparabili con quelli del passato.

La strategia del gruppo è globale sia dal punto di vista del prodotto che dei mercati. Sul prodotto, LVMH ha appena lanciato uno Champagne “Veuve Cliquot Rich”, fatto apposta per essere mixato nei cocktail (puristi non svenite per piacere) e si sta espandendo con un business locale in Cina e India di produzione di vino da vigne locali. Le attese per il secondo semestre sono positive. Se la Cina continuerà ad essere un problema per il Cognac Hennessy, il prodotto (che è già cresciuto del 6% in volume nel semestre) continua a espandersi all’estero, con la debolezza dell’euro a fare da volano. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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LVMH divisione vino – risultati 2014

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I margini di LVMH nel settore vino e spirits hanno subito un’ulteriore limata nel secondo semestre dell’anno, principalmente a causa del forte deterioramento del prezzo-mix del Cognac nel mercato asiatico. Il management continua a parlare di “destocking” (cioè di minori vendite ai distributori cui non corrisponde un calo delle vendite al dettaglio). In realtà la verità del secondo semestre è nei numeri: i volumi sono accelerati a +3% contro un +1.5% nel primo semestre, mentre la crescita organica che era -1% nei primi 6 mesi è terminata a -3%, implicando dunque un netto peggioramento della componente prezzo-mix. Giusto per intenderci, le vendite sono scese del 5% nel 2014, l’utile operativo della divisione del 16%, principalmente a causa del Cognac e degli spirits (-25%).

Per sua fortuna, il colosso francese (giusto per darvi un’idea genera circa 5.7 miliardi di euro di profitti prima delle imposte e degli interessi, una cifra quasi difficile da pensare…) non viene “influenzato” dalle tendenze di breve termine. La strategia di “creazione di valore” continua, e si vede dalla crescita dei prodotti in fase di invecchiamento (4 miliardi di euro, quindi di nuovo al 100% delle vendite annuali dopo essere crollati all’84% nel 2011), dagli investimenti che continuano a eccedere il consumo di capitale. Il 2015 dovrebbe essere un anno di ripresa a leggere lo statement del management, dato che si menziona “la ripresa del Cognac in Cina e il focus sull’innovazione nel segmento vino e Champagne.

Analizziamo i dati insieme.

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LVMH – risultati primo semestre 2014

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Giusto un paio di settimane fa LVMH ha sorpreso gli investitori con dei risultati particolarmente deludenti. Le azioni dell’azienda sono scese del 7% nella giornata. Sebbene oggi ci concentriamo sulla parte relativa al vino, le cause del calo degli utili dell’azienda francese sono chiare: da una lato i cambi rendono più difficile guadagnare su prodotti che hanno una struttura di costo in euro, dall’altro il mercato dell’estremo oriente che aveva spinto in alto gli utili della divisione spirits acquistando prodotti particoarmente costosi (e redditizi) ha cambiato registro. Ne deriva una quadro in cui anche se le vendite in realtà non scendono (nel caso dei vini è diverso, ma per il gruppo in generale non è stato così), gli utili del primo semestre calano del 5% circa. Nel segmento vini e cognac è andata anche peggio: vendite in calo del 7% e utile operativo crollato del 15% rispetto allo scorso anno. E le attese del management sono molto fumose, tanto che viene da pensare che non ci siano segnali di miglioramento nei prossimi mesi. Si tratta di un messaggio chiaro: la festa è finita per una tipologia di prodotti molto cara nel mercato orientale. Passiamo ai numeri.

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