Lanson BCC


Lanson BCC – risultati primo semestre 2017

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I numeri di Lanson sui primi 6 mesi dell’anno sono decisamente deboli, anche se la stagionalità delle vendite di Champagne è molto spostata sulla parte finale dell’anno e anche considerando una base di confronto molto difficile dell’anno scorso. Il fatturato crolla in Francia (-11%), mercato chiave per l’azienda molto più che per i suoi concorrenti, e in Europa (-16%) e non bastano i forti progressi negli altri mercati a raddrizzare le vendite, che segnano un pesante -7%. Il resto dei conti va di conseguenza, con margini dimezzati e un utile netto quasi azzerato per i primi 6 mesi dell’anno. Il debito cresce ma ciò si ricollega più all’incremento delle scorte di Champagne a invecchiare, dato che l’azienda non distrugge cassa (per ora). Di sicuro, anche considerando le scorte, un rapporto debito/EBITDA di 20 volte comincia a diventare piuttosto preoccupante. Difatti, di fronte a un livello simile, il concorrente Vranken ha deciso di vendere alcune attività (Listel) per ridurre il debito. In tutti i modi, quello che mi fa sorridere guardando la tabella è la frase contenuta nella relazione sulla gestione, che si sono dimenticati di cambiare dall’anno scorso “En raison de la saisonnalité des ventes de Champagne, ces résultats positifs ne peuvent être extrapolés à l’ensemble de l’exercice 2017.” E le vendite del terzo trimestre continuano a calare, del 3% circa. Passiamo ai dati.

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Lanson BCC – risultati 2016

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I dati che analizziamo oggi sono la diretta conseguenza delle considerazioni che facevamo sulle vendite di Champagne e sull’impatto del calo del mercato inglese (in volume ma anche in valore visto l’andamento della sterlina) nel secondo semestre 2016. Proprio i cambi sono stati una delle maggiori determinanti del calo di vendite accusato da Lanson nel 2016 (-3%), anche se bisogna ammettere che i dati non sono buoni anche riaggiustati per questo fattore. Il mercato francese è in calo strutturale da anni, i margini sono sempre più bassi e il debito resta molto elevato (anche se quasi completamente coperto dal valore del magazzino). Ancora peggiori sono i numeri del secondo semestre, quando le vendite sono crollate del 7% e gli utili del 40% circa. Come da copione non c’è un’indicazione sul 2017 ma la solita generica considerazione che si lavora per il lungo termine, anche perché il breve termine è meglio non guardarlo. Passiamo ai numeri.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2016

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Affrontiamo oggi il tema della valutazione di borsa delle aziende, con i multipli 2017 e 2018 dei principali operatori quotati. Non ci sono differenze importanti rispetto allo scorso anno nei valori medi, anche se stanno succedendo un po’ di cose nel settore. La più importante probabilmente è l’inversione di tendenza tra Constellation Brands e Treasury Wine Estates: la prima subisce l’impatto delle minacce di Trump verso i prodotti messicani (e CB sta costruendo megabirrerie proprio laggiù per esportare in USA), mentre la seconda sta beneficiando della ritrovata competitività del suo prodotto, del piano di rilancio del nuovo management e, non da ultimo, dall’eccellente acquisizione del portafoglio vini di Diageo. Sul fronte europeo poco si muove invece. Masi resta impiantata su valutazioni piuttosto modeste, le aziende della Champagne restano ben valutate ma cominciano a subire le preoccupazioni sul futuro del loro principale mercato estero, il Regno Unito. Da un anno a questa parte la maglia rosa del migliore andamento è quello di TWE, +56% rispetto alla rilevazione dello scorso anno, seguita dal +15% di due piccole ma ambiziose aziende, Advini e Delegat, e da Concha y Toro, che ha finalmente visto i suoi margini in miglioramento. Quindi quali sono questi multipli? Prendendo le stime del 2017 le aziende mediamente trattano a circa 17.5 volte gli utili (17 lo scorso anno), 2.7 volte le vendite (2.6), 13 volte l’EBITDA (12.4) e 16.3 volte l’utile operativo (15.6). Si tratta naturalmente di “medie del pollo”, ma rende l’idea il fatto che la valutazione è globalmente leggermente migliorata. Lo scenario per il 2017 delle borse è positivo fino a circa metà anno, quando dovrebbe cominciare a farsi sentire il rialzo dei tassi… e su questo tema, attività come quella del settore del vino (e delle bevande in senso lato) non dovrebbe essere favorito. Vedremo che cosa succede!

Passiamo ai numeri.

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Lanson BCC – risultati primo semestre 2016

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Seppure con tutti i se e i ma del caso, i numeri di Lanson nei primi sei mesi 2016 sono incoraggianti: le vendite riprendono vigore (+7%) ma soprattutto i margini si riportano in carreggiata e la situazione finanziaria vede un ulteriore piccolo passo verso la “copertura” del debito con il magazzino. Quali sono i se e i ma allora? Per prima cosa, tutto si decide nell’ultimo trimestre dell’anno, e quindi fare bene nel primo semestre non significa necessariamente portare a casa l’annata; in secondo luogo, il semestre di confronto era stato veramente terribile, tanto la lasciare immaginare che peggio di così non potesse andare. Infatti, già nel terzo trimestre quando le vendite l’anno scorso si erano riprese, il ritmo di crescita è sceso al 4%, una velocità più verosimile anche per i numeri fine anno. Così come abbiamo visto per Vranken Pommery l’altro ieri, anche Lanson si è rafforzata sul mercato francese, che sembra in ripresa. Ma andiamo a leggere i numeri insieme.

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Lanson BCC – risultati 2015

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Dopo aver commentato dati molto negativi di Vranken Pommery, i risultati di Lanson BCC non sono più una sorpresa. Il 2015 è stato un anno difficile, con un forte calo dei risultati soprattutto nel primo semestre e un finale d’anno colpito dal rallentamento del mercato francese, che vi ricordo rappresenta il 60% delle vendite di Lanson. Con vendite in calo del 3%, l’utile operativo scende del 18% e l’utile netto cala del 23%. Il tono del comunicato di Lanson non è però negativo. Si lamenta la forte competizione sul mercato francese (ma non gli attentati) e si mette in luce che una delle ragioni dei risultati negativi è anche il processo di riorganizzazione della rete internazionale di distribuzione e gli investimenti nelle differenti filiali produttive in Francia.In effetti, il fatturato del primo trimestre 2016, +5%, lascerebbe intendere che i numeri possano migliorare quest’anno, anche se nei primi 3 mesi dell’anno viene realizzato soltanto il 15% del fatturato annuale. Analizziamo insieme i dati.

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