Italian Wine Brands


Italian Wine Brands – risultati 2021

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Italian Wine Brands ha riportato I primi risultati dopo la combinazione con Enoitalia qualche giorno fa. I dati 2021 sono stati presentati sia a livello consolidato (12 mesi IWB + 6 mesi Enoitalia) che a livello pro-forma (cioè tutte e due le aziende per 12 mesi) in modo da fornire una base di confronto per orientarsi di qui in avanti. Noi abbiamo fatto un ulteriore passo rivelatore, ossia abbiamo confrontato il dato “come se fossero sempre state insieme” del 2021 con lo stesso del 2020, fornito dalla medesima IWB (ma non riportato nel comunicato dei risultati 2021).

Bene, l’azienda combinata chiude con Continua a leggere »

La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2021

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Oggi torniamo sulla valutazione delle aziende vinicole in borsa, con  qualche novità avendo un paio di nuove entrate (Duckhorn e Vintage Wine Estates, di cui avete letto sul blog o leggerete) e una nuova suddivisione, Continua a leggere »

Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2021

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Italian Wine Brands ha consolidato e ulteriormente migliorato i già ottimi risultati del primo semestre 2020 nei primi mesi del 2021. Il Covid è stato paradossalmente per l’azienda un evento positivo, avendo spinto le vendite nei supermercati e le vendite a distanza, esattamente dove IWB genera la sua attività. In questi numeri però non c’è soltanto questo. IWB sta attivamente aggredendo nuovi mercati e quest’anno dobbiamo aggiungere un paio di linee, quelle del Belgio e degli USA alla nostre tabelle. Dal 27 luglio poi, IWB consoliderà Enoitalia e la dimensione e gli utili faranno un ulteriore balzo. Se nel primo semestre l’azienda da sola ha generato 100 milioni di fatturato e 6 milioni di utile netto, con dentro Enoitalia le vendite sarebbero state 198 milioni e l’utile netto 10 milioni. Quindi, un’azienda completamente diversa. Passiamo a commentare qualche dato nel resto del post.

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Italian Wine Brands – EnoItalia – dati chiave 2020

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Dopo anni di relativo (e pericoloso) immobilismo, stanno succedendo diverse cose nel settore del vino. Sono probabilmente il frutto di una serie di eventi che si sono concentrati tutti insieme: l’abbondanza di capitali che ha fatto aumentare il valore delle attività economiche, riducendone il ritorno sul capitale e quindi rendendo il settore del vino interessante; il ricambio generazionale di alcune aziende vinicole che si sono sviluppate con il successo del nostro vino nel mondo; la difficoltà di aggredire mercati nuovi e meno “ovvii” in quanto meno compatibili con la nostra cultura e il nostro cibo. Abbiamo dunque visto Antinori comperare Jermann, Zonin aprire il capitale al private equity di Alessandro Benetton (acquistandone il 36% con un aumento di capitale di 65 milioni nel 2018), Clessidra e Italmobiliare (famiglia Pesenti, ex proprietari di Italcementi) acquistare la maggioranza di Botter e subito dopo inglobare Mondodelvino per farne un’azienda da 350 milioni di euro di fatturato. Senza dimenticare la vendita di Farnese vini per 170 milioni di euro al private equity americano Platimum a un multiplo di 10 volte l’EBITDA, occorsa nel 2020. E, l’ultima di cui parliamo oggi, è l’acquisizione da parte di Italian Wine Brands di Enoitalia (con parziale reinvestimento nella società risultate da parte degli azionisti) che crea un polo da 400 milioni di fatturato, quindi candidandosi come il più importante player italiano privato del settore sotto questo aspetto (non come valore aggiunto come ben sa chi legge questo blog). Passiamo dunque a una breve analisi di questa entità che essendo quotata in borsa riusciremo a seguire da vicino in futuro e a posizionare anche questa nuova entità (oltre a Botter-Mondodelvino) nell’ipotetica classifica italiana delle aziende per fatturato e valore aggiunto.

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Italian Wine Brands – risultati 2020

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Fonte: bilancio aziendale

L’eccellente andamento del primo semestre 2020 si è confermato anche nella seconda parte dell’anno, conducendo a un esercizio eccezionalmente positivo per Italian Wine Brands: le vendite sono cresciute del 30% (+28% nel secondo semestre) e l’utile netto è cresciuto del 70% a 204 milioni (+62% nel secondo semestre). Risultati tanto positivi sono stati generati in parte grazie all’acquisizione di Raphael Dal Bo (come definito da IWB: uno dei principali produttori di organic sparkling wines con sourcing del prodotto in Italia e distribuzione a marchio proprio sul territorio elvetico e belga), che ha contato circa un terzo del progresso. Tale acquisizione, che è costata in tutto circa 10 milioni di euro (al netto del reinvestimento dell’azionista venditore in IWB) è stata assorbita senza traumi dalla struttura finanziaria di IWB che ha chiuso con una posizione netta praticamente neutrale e in linea con lo scorso anno, anche includendo l’ultima tranche del prezzo dell’acquisizione. La crescita organica è stata comunque rilevante, +13%, supportata da una netta accelerazione del canale B2C che ha decisamente invertito il trend discendente degli anni passati, grazie alla maggiore propensione degli acquisiti a distanza, in cui IWB è un player di primo piano essendo attivo non solo nel digitale ma anche nel teleselling e nella vendita a distanza tradizionale. Le prospettive dell’azienda sono definite buone dagli amministratori, in quanto il contesto del 2020 si sta confermando anche nel 2021. In conseguenza di risultati tanto buoni, le azioni in borsa hanno toccato nuovi massimi a oltre 29 euro per azione, che implicano un valore di mercato di 216 milioni, con un incremento del 142% (erano a 12 euro un anno fa alla fine di marzo). Passiamo ad analizzare i dati.

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