Italia


Il piano di supporto alla viticoltura 2014-18

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Come vi avevo promesso, vi riassumo oggi i dati della prossima OCM vino, quella che parte nel 2014 e termina nel 2018, con una dotazione di 6.2 miliardi di euro, circa il 17% più alta di quanto previsto per la vecchia OCM 2009-2013, che era di 5.3 miliardi (di cui 5.2 miliardi effettivamente spesi). Ovviamente c’è stata l’inflazione, ma comunque si tratta di un fatto importante: l’UE continua a supportare un programma relativo alla viticoltura, che sta cambiando direzione. L’asticella si sposta leggermente dalla ristrutturazione allo sviluppo. Invece di finanziare quasi unicamente la riduzione del potenziale produttivo (che ancora esiste ma in misura ridotta), si passa alla valorizzazione dei prodotti attraverso l’azione promozionale. Proprio in questo punto sta la vera sfida. E’ facile chiedere soldi per estirpare vigneti anti-economici mentre è più difficile spendere i soldi bene nelle promozioni. La testimonianza viene dal piano 2009-13, che prevedeva oltre 800 milioni per le promozioni, che sono invece diventati poco più di 500 a conti fatti, sostituiti da un maggior investimenti nella ristrutturazione dei vigneti. Andiamo a vedere i numeri insieme.

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Sardegna – principali vitigni – aggiornamento ISTAT 2010

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Secondo il censimento ISTAT 2010 i vigneti sardi si estendono su 18500 ettari, di cui poco più della metà registrata come DOC. La Sardegna è una regione molto diversa per base ampelografica rispetto a quelle sulla sua stessa latitudine in Italia continentale: la quota di vitigni autoctoni è predodominante e i classici Sangiovese, Trebbiano e tutti i vitigni internazionali sono relegati in secondo piano. Da notare la grande specializzazione per provincia dei principali vitigni DOC: Cannonau a Nuoro e Ogliastra, Vermentino a Olbia, Carignano a Carbonia e Monica/Nuragus a Cagliari. Andiamo a commentare insieme i dati dettagliati.

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Vendite di vino per denominazione nella GDO Italiana – aggiornamento 2013

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IRI ha pubblicato nell’ambito dei lavori del prossimo Vinitaly il solito report sulle vendite di vino nella GDO. I dati sono molto comparabili a quelli (presi dalla medesima fonte) che abbiamo recentemente commentato, con l’aggiunta dei valori totali, 1.5 miliardi di euro, in crescita del 3% per un volume di 5.2 milioni di ettolitri, in calo del 6.5% rispetto all’anno scorso. L’occasione più importante di questo post è però quella offerta dalle vendite per denominazione e sulla penetrazione delle private labels, argomenti sui quali ci focalizziamo oggi, con il solito approccio delle serie concatenate. Quali sono le conclusioni? Se le grandi denominazioni rosse (Chianti e Lambrusco) tengono il passo, a “fare il mercato” sono sempre il Prosecco e il Vermentino, entrambi in crescita di oltre il 10%. Si arresta invece il crollo del Nero d’Avola mentre per la prima volta vediamo censito il Morellino di Scansano (secondo me “dimenticato” negli ultimi anni). Infine, il discorso private label, che per la prima volta nel 2013 superano il 10% delle vendite di vino confezionato, mentre si avvicinano al 7% del mercato quando si guarda esclusivamente al segmento delle bottiglie in formato 75cl.

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Piano di supporto alla viticoltura europea, dati 2013 e piano 2014-18

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Oggi il tema da affrontare è di quelli duri: la regolamentazione, e in particolare i piani di supporto della viticoltura dell’unione europea. Per renderlo digeribile, ho deciso di metterlo in due post e di non dilungarmi troppo nei commenti, fondendo sia i dati del piano 2009-2013 (oggi), che la prima definizione del piano 2014-2018 (il prossimo giro, ma che vi anticipo in una tabella anche oggi alla fine), che sono stati resi noti dall’Unione Europea recentemente. Quali sono le conclusioni: 1) che il piano 2009-13 si è concluso un modo diverso da come si immaginava, con un grado di utilizzo del 98%; 2) che tutti i soldi previsti per la distillazione di crisi e MCR non sono stati spesi, che è buona cosa; 3) invece, e questa è cattiva cosa, che non sono stati capaci di investire i soldi della promozione, che sono stati invece dirottati alla ristrutturazione dei vigneti; 4) allo stesso modo, non sono stati spesi i soldi originariamente previsti per il supporto agli investimenti, quelli che vengono chiamati investimenti nelle aziende, anche in questo caso del 15% circa sotto quello che si prevedeva in origine. Il piano 2014-18 dimezza i contributi alla distillazione, rispetto al precedente e raddoppia quelli in promozione. Certo che se non siamo capaci a spenderli…

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Le importazioni di vino in Italia – aggiornamento 2013

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Quando devo scrivere il post sulle importazioni di vino mi domando sempre, “ma cosa lo faccio per fare?”. Il fenomeno e’ cosi’ tanto limitato rispetto alle esportazioni (300 milioni contro 5 miliardi) che e’ chiaro un fatto: l’Italia importa vino soltanto in determinate nicchie (Champagne, qualche vino rosso di qualita’) o, all’opposto, per delle produzioni di bassa qualita’ attraverso i vini sfusi. Forse e’ piu’ interessante allargarsi all’argomento della bilancia commerciale del vino, che vedete nel grafico qui sopra, che mostra come a fronte di una riduzione della bilancia commerciale a “volume” da oltre 21 a meno di 18 milioni di ettolitri circa, si realizza un costante incremento della bilancia a valore che imperterrita e’ cresciuta anche nel 2013, toccando il livello di 4.7 miliardi di euro, 330 milioni in piu’ del 2012. Passiamo ai dati dell’import in particolare.

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