importazioni di vino


Svizzera – importazioni di vino 2016

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Il mercato svizzero è rimasto stabile nel 2016 per quanto riguarda le importazioni di vino intorno ai 970 milioni di euro. Se tradotto in franchi, la leggera svalutazione contro l’euro porta a una leggera crescita, intorno al 2%, tale comunque da non compensare i forti risparmi di cui gli svizzeri hanno beneficiato con il salto del cambio tra il 2014 e il 2015. In questo contesto, di esportazioni stabili verso il paese elvetico, il prodotto italiano ha preso quota, con un incremento del 4% circa, avvantaggiandosi ulteriormente sui vini francesi, calati invece del 5%. La leadership che l’Italia ha strappato alla Francia nel 2014 si sta ulteriormente rafforzando, con una quota di mercato che ha toccato il massimo storico del 37%, sei punti in più di della Francia e ulteriori progressi sono stati anche fatti nel segmento degli spumanti, come potete vedere dalle tabelle. Oltre al prodotto italiano va notato l’andamento molto positivo dei vini americani e, dall’altro lato, il forte calo delle esportazioni di vino tedesco in Svizzera. Passiamo ai numeri.

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Canada – importazioni di vino 2016

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Il flusso di importazioni di vino del Canada nel 2016 è proseguito su un sentiero di leggera crescita, 1-2%, vanificata dall’indebolimento della valuta locale una volta tradotto in euro. In verità a guardare questo inizio 2017 si tratterà di un impatto temporaneo, dato che la valuta canadese è “rientrata” in area 1.40 contro l’euro da 1.47, quindi con un impatto probabilmente positivo sulle nostre esportazioni. Il contesto canadese è caratterizzato da un regno diviso in tre da USA, Francia e Italia, che fanno 1 miliardo dei 1.6 miliardi totali di importazioni. Gli USA sono penetrati pesantemente nel mercato canadese negli anni scorsi anni con crescite vicine alla doppia cifra e fino a conquistare la leadership, ma nel 2016 hanno dovuto fare i conti con il rafforzamento della valuta, che ha tarpato le ali alle esportazioni 2016, calate del 4%. Francia e Italia sono andate benino, con un incremento dell’1% in euro e del 4-5% in valuta locale. Siamo praticamente allo stesso livello degli americani. L’Italia perde qualche colpo sui vini imbottigliati, compensato dalla crescita negli spumanti e (negli irrilevanti) vini sfusi, gli americani cedono sui vini sfusi ai cileni, avvantaggiati dalla valuta. Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Cina – importazioni di vino 2015

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Dati controllati e ricontrollati, facendo il controllo incrociato con le esportazioni e con i dati pubblicati dal Corriere Vinicolo. Ci sono leggere differenze qua e là ma la sostanza del discorso non cambia: le importazioni di vino in Cina hanno ripreso a correre nel 2015, sia che le calcolate in Euro, come facciamo in queste tabelle, che le lasciate in dollari. Il totale 2015 fa 1.83 miliardi di euro, +62%, oppure 2.04 miliardi di dollari, +36%. L’Italia porta a casa 91 miloni di euro, il 16% in più del 2014 che però è in leggero calo (-3%) se letto in dollari americani. Decisamente un cattivo risultato, considerato che gli spagnoli sono cresciuti del 40% e tutti quelli che vengono prima, francesi, cileni e australiani, sono cresciuti anche di più. Una ulteriore stranezza di questi dati è il calo delle importazioni cinesi di spumante, sceso del 10% a 55 milioni di euro; entrambi i numeri ci dicono di quanto sia irrilevante questa categoria per il mercato cinese, il che aiuta anche a spiegare come il vino italiano (spinto soprattutto dalle esportazioni di spumante) faccia fatica… Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Russia – importazioni di vino 2015

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Anche nel 2015 l’Italia ha mantenuto la leadership assoluta tra gli esportatori di vino in Russia. Purtroppo però i valori non sono più quelli degli anni precedenti, essenzialmente a causa del peggioramento del rapporto di cambio con il Rublo. Infatti, la Russia ha importato “solo” 622 milioni di euro di vino nel 2015, il 28% in meno del 2014 e il 33% in meno del record del 2014 (924 milioni), ma i cali sono tali soltanto nella nostra valuta. Le importazioni in valuta locale sono cresciute del 15% nel 2015, allo stesso ritmo degli ultimi 5 anni. In termini di volume, stiamo parlando di circa 4 milioni di ettolitri, il 20% in meno del livello del 2012-2013 (5 milioni di ettolitri) e circa il 15% in meno dei 4.7 milioni del 2014. SI riprenderà? La Russia è una economia fortemente legata al prezzo delle materie prime. Dove andrà il petrolio non lo sa nessuno: quando scende tutti dicono che scenderà di più e quando stava a 120 dollari al barile tutti si sperticavano in stime da 200 dollari. Certamente, in questo momento ci sono due fattori contrastanti: da un lato, il cambio ha continuato a peggiorare, tale per cui la Russia nei primi 4 mesi dell’anno ha un rapporto di cambio di 71 rubli per un dollaro rispetto a 61 dello scorso anno. Dall’altra c’è il tema petrolio: a guardare il grafico sembrerebbe di scorgere una inversione di tendenza.

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Danimarca – importazioni di vino 2015

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Il mercato danese del vino, che ben si esprime con le importazioni data la mancanza di produzione locale, è rimasto stabile nel 2015. Le importazioni di 565 milioni di euro sono state dell’1% superiori al 2014 e sono cresciute al ritmo del 3% negli ultimi 5 anni, mentre si sta manifestando un calo dei volumi importati. Nel 2015 il volume acquistato dai danesi è sceso del 4% a 1.87 milioni di ettolitri, dopo un calo corrispondente del 2014. I cambi non hanno avuto un impatto importante: la corona danese è rimasta stabile negli ultimi 10 anni rispetto all’euro. I leader di mercato sono chiaramente Italia e Francia; non solo questo però, analizzando approfonditamente i dati si nota come negli ultimi anni il mercato danese sia tornato sui vini europei rispetto a quelli del nuovo mondo.

[Nota: Il 2015 è stato un anno in calo per l’Italia in Danimarca, secondo i dati di UN Comtrade. Questa conclusione, però, non corrisponde con la nostra evidenza (le esportazioni verso la Danimarca pubblicate da ISTAT sono stabili nel 2015 rispetto al 2014). In questo post, per mantenere un approccio organico, useremo i dati di import, con la consapevolezza che talvolta la tempistica delle registrazioni non corrisponde (il dato 2014 di UN Comtrade è più elevato di quello ISTAT, come potrebbero non corrispondere le dichiarazioni doganali che possono essere inclusive di dazi.]

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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