importazioni di vino


Importazioni di vino in Giappone – aggiornamento 2016

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Le importazioni di vino in Giappone sono cresciute leggermente nel 2016, ma soltanto se si guardano i numeri in euro, perché il rafforzamento dello yen ha consentito ai giapponesi di spendere l’8% in meno (165 miliardi di yen o circa 1.4 miliardi di euro) per acquistare 2.8 milioni di ettolitri di vino, il 4% in meno dello scorso anno. Il paradosso di questi dati per noi italiani è che l’unica categoria in forte crescita nel mercato nipponico sono gli spumanti (+13% in euro e +3% in Yen), che sono anche l’unica categoria in forte crescita in generale per il nostro export. Purtroppo nonostante le due ottime premesse i nostri spumanti sono quasi fermi e questo influenza la performance delle nostre esportazioni: in breve siamo relegati al terzo posto dietro la dominante Francia (52% del mercato e in crescita del 5%) e al Cile, anch’esso peraltro in leggero calo. Continua la progressione dei prodotti americani mentre nonostante la prossimità geografica i vini australiani continuano a non riscuotere un grande successo. Passiamo all’analisi dei dati.

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Svizzera – importazioni di vino 2016

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Il mercato svizzero è rimasto stabile nel 2016 per quanto riguarda le importazioni di vino intorno ai 970 milioni di euro. Se tradotto in franchi, la leggera svalutazione contro l’euro porta a una leggera crescita, intorno al 2%, tale comunque da non compensare i forti risparmi di cui gli svizzeri hanno beneficiato con il salto del cambio tra il 2014 e il 2015. In questo contesto, di esportazioni stabili verso il paese elvetico, il prodotto italiano ha preso quota, con un incremento del 4% circa, avvantaggiandosi ulteriormente sui vini francesi, calati invece del 5%. La leadership che l’Italia ha strappato alla Francia nel 2014 si sta ulteriormente rafforzando, con una quota di mercato che ha toccato il massimo storico del 37%, sei punti in più di della Francia e ulteriori progressi sono stati anche fatti nel segmento degli spumanti, come potete vedere dalle tabelle. Oltre al prodotto italiano va notato l’andamento molto positivo dei vini americani e, dall’altro lato, il forte calo delle esportazioni di vino tedesco in Svizzera. Passiamo ai numeri.

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Canada – importazioni di vino 2016

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Il flusso di importazioni di vino del Canada nel 2016 è proseguito su un sentiero di leggera crescita, 1-2%, vanificata dall’indebolimento della valuta locale una volta tradotto in euro. In verità a guardare questo inizio 2017 si tratterà di un impatto temporaneo, dato che la valuta canadese è “rientrata” in area 1.40 contro l’euro da 1.47, quindi con un impatto probabilmente positivo sulle nostre esportazioni. Il contesto canadese è caratterizzato da un regno diviso in tre da USA, Francia e Italia, che fanno 1 miliardo dei 1.6 miliardi totali di importazioni. Gli USA sono penetrati pesantemente nel mercato canadese negli anni scorsi anni con crescite vicine alla doppia cifra e fino a conquistare la leadership, ma nel 2016 hanno dovuto fare i conti con il rafforzamento della valuta, che ha tarpato le ali alle esportazioni 2016, calate del 4%. Francia e Italia sono andate benino, con un incremento dell’1% in euro e del 4-5% in valuta locale. Siamo praticamente allo stesso livello degli americani. L’Italia perde qualche colpo sui vini imbottigliati, compensato dalla crescita negli spumanti e (negli irrilevanti) vini sfusi, gli americani cedono sui vini sfusi ai cileni, avvantaggiati dalla valuta. Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Cina – importazioni di vino 2015

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Dati controllati e ricontrollati, facendo il controllo incrociato con le esportazioni e con i dati pubblicati dal Corriere Vinicolo. Ci sono leggere differenze qua e là ma la sostanza del discorso non cambia: le importazioni di vino in Cina hanno ripreso a correre nel 2015, sia che le calcolate in Euro, come facciamo in queste tabelle, che le lasciate in dollari. Il totale 2015 fa 1.83 miliardi di euro, +62%, oppure 2.04 miliardi di dollari, +36%. L’Italia porta a casa 91 miloni di euro, il 16% in più del 2014 che però è in leggero calo (-3%) se letto in dollari americani. Decisamente un cattivo risultato, considerato che gli spagnoli sono cresciuti del 40% e tutti quelli che vengono prima, francesi, cileni e australiani, sono cresciuti anche di più. Una ulteriore stranezza di questi dati è il calo delle importazioni cinesi di spumante, sceso del 10% a 55 milioni di euro; entrambi i numeri ci dicono di quanto sia irrilevante questa categoria per il mercato cinese, il che aiuta anche a spiegare come il vino italiano (spinto soprattutto dalle esportazioni di spumante) faccia fatica… Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Russia – importazioni di vino 2015

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Anche nel 2015 l’Italia ha mantenuto la leadership assoluta tra gli esportatori di vino in Russia. Purtroppo però i valori non sono più quelli degli anni precedenti, essenzialmente a causa del peggioramento del rapporto di cambio con il Rublo. Infatti, la Russia ha importato “solo” 622 milioni di euro di vino nel 2015, il 28% in meno del 2014 e il 33% in meno del record del 2014 (924 milioni), ma i cali sono tali soltanto nella nostra valuta. Le importazioni in valuta locale sono cresciute del 15% nel 2015, allo stesso ritmo degli ultimi 5 anni. In termini di volume, stiamo parlando di circa 4 milioni di ettolitri, il 20% in meno del livello del 2012-2013 (5 milioni di ettolitri) e circa il 15% in meno dei 4.7 milioni del 2014. SI riprenderà? La Russia è una economia fortemente legata al prezzo delle materie prime. Dove andrà il petrolio non lo sa nessuno: quando scende tutti dicono che scenderà di più e quando stava a 120 dollari al barile tutti si sperticavano in stime da 200 dollari. Certamente, in questo momento ci sono due fattori contrastanti: da un lato, il cambio ha continuato a peggiorare, tale per cui la Russia nei primi 4 mesi dell’anno ha un rapporto di cambio di 71 rubli per un dollaro rispetto a 61 dello scorso anno. Dall’altra c’è il tema petrolio: a guardare il grafico sembrerebbe di scorgere una inversione di tendenza.

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