Francia


I costi di produzione del vino – rapporto C.A. di Bordeaux 2016

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L’argomento di oggi suscita curiosità, a guardare le statistiche del blog. Lo riaffronto allora con questo studio dettagliato della camera agricola di Bordeaux, che ogni 3-4 anni per aiutare gli agricoltori propone un libretto dove vengono analizzati in modo dettagliatissimo i costi di produzione dell’attività, a partire dalla vigna, fino ad arrivare alla bottiglia tappata ed etichettata. Lo studio fa queste assunzioni: 1) vigne AOC Bordeaux in buono stato; 2) produzione a regola d’arte in termini di contrattualistica della manodopera, assicurazioni e via dicendo. Insomma tutto fatto in modo più che cristiano. Gli scenari sono quattro, che vengono da due assunzioni: viticoltura bio oppure no, densità d’impianto larga (3×1 metro) o stretta (2×1 metro). Le simulazioni sul costo finale riguardano poi la resa per ettaro realizzata e sono focalizzate sulla parte agricola per calcolare il costo di produzione, salvo poi fare un “salto” per arrivare la costo per bottiglia.

Pronti? Via. Come al solito partiamo della fine e poi vediamo come ci si arriva. Secondo lo studio il costo del vino (solo del vino) per bottiglia viaggia intorno a i 3-3.2 euro per bottiglia con metodo convenzionale e resa di 50hl/ha e tra 3.5 e 3.7 euro per la viticoltura bio, assumendo come ipotesi di base 40hl/ha. Volendo assumere la medesima resa per ettaro, il maggior costo della viticoltura bio rispetto a quella convenzionale è del 5% circa. Non solo i vini bio sono più costosi da produrre, ma come vediamo nel dettaglio che segue richiedono anche un investimento in macchine più importante.

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LVMH divisione vino – risultati 2016

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I risultati 2016 di LVMH hanno sorpreso gli investitori, anche se le azioni del gruppo non hanno reagito molto positivamente a causa del commento di Bernard Arnault (il maggiore azionista) il quale ha dichiarato che le azioni erano care… se lo dice lui che gestisce l’azienda… Tornando a noi, il 2016 della divisione vino e spiriti del gruppo ha beneficiato della ripresa del Cognac, cresciuto del 10% in volume e del buon andamento dello Champagne, +3% a volume, mentre per i vini fermi è stato un anno un po’ meno positivo dei precedenti. I margini sono tornati sopra il 30% dopo due anni difficili, soprattutto grazie alla forte ripresa del Cognac e degli spirits, mentre per lo Champagne e per i vini la profittabilità non è migliorata, anche a causa di un forte impatto negativo derivante ai cambi (circa 3% sullo Champagne/Vini) che si ricollega sicuramente alla svalutazione della sterlina. Il management non ha dato particolare indicazioni sul 2017 per quanto riguarda la divisione, ma ha commentato in generale che l’anno sarà più difficile del 2016. Vedremo cosa succederà, anche se è chiaro che il recupero del Cognac in Cina e il suo forte sviluppo nel mercato americano hanno già dato i loro frutti. Passiamo all’analisi dettagliata dei numeri.

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Laurent Perrier – risultati primo semestre 2016

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Chiudiamo la carrellata delle semestrali delle aziende dello Champagne con Laurent Perrier, che mostra dati in controtendenza (quindi negativi) rispetto a Vranken Pommery e Lanson. In realtà i dati vanno visti in prospettiva: Laurent Perrier viene da anni molto migliori dei concorrenti. C’è però un altro motivo che fornisce uno spunto di riflessione: Laurent Perrier chiude a Settembre il semestre, contro giugno degli altri due. Ciò significa che per tre mesi ha già incamerato “l’effetto Brexit”. Si vede certamente nei cambi, che hanno portato via il 2% del fatturato, ma anche dalla debolezza delle esportazioni, calate dell’8% circa sia in Europa che nel resto del mondo.  Fatte queste considerazioni, Laurent Perrier resta un capitolo a parte rispetto alle altre due aziende: il margine supera il 20% contro il 9% delle altre due nel primo semestre e anche la qualità della reportistica semestrale ha un altro passo. Anche questo fa la differenza. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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Lanson BCC – risultati primo semestre 2016

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Seppure con tutti i se e i ma del caso, i numeri di Lanson nei primi sei mesi 2016 sono incoraggianti: le vendite riprendono vigore (+7%) ma soprattutto i margini si riportano in carreggiata e la situazione finanziaria vede un ulteriore piccolo passo verso la “copertura” del debito con il magazzino. Quali sono i se e i ma allora? Per prima cosa, tutto si decide nell’ultimo trimestre dell’anno, e quindi fare bene nel primo semestre non significa necessariamente portare a casa l’annata; in secondo luogo, il semestre di confronto era stato veramente terribile, tanto la lasciare immaginare che peggio di così non potesse andare. Infatti, già nel terzo trimestre quando le vendite l’anno scorso si erano riprese, il ritmo di crescita è sceso al 4%, una velocità più verosimile anche per i numeri fine anno. Così come abbiamo visto per Vranken Pommery l’altro ieri, anche Lanson si è rafforzata sul mercato francese, che sembra in ripresa. Ma andiamo a leggere i numeri insieme.

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Vranken Pommery – risultati primo semestre 2016

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Vranken Pommery ha chiuso i primi sei mesi dell’anno mostrando una leggera ripresa dellle vendite e degli utili, che restano però decisamente lontani dal passato, anche a causa del deconsolidamento di Listel, ora consolidata solo come contributo agli utili (“ad equity”, come si dice). Come vedremo tra un paio di giorni per Lanson, siamo di fronte a una ripresa del mercato francese (+10%), mentre l’andamento del fatturato estero è stato piuttosto negativo (-7%), in quest’ultimo caso fattore non rilevabile nell’azienda concorrente. La strategia resta invariata, con il lancio di nuovi prodoti (tra gli altri, uno Champagne da consumare con il ghiaccio…) e un forte investimento nella controllata Listel per convertire tutti i 600 ettari al biologico (200 finora). Come sempre, nonostante la perdita e l’aumento del debito (che cresce più del valore del magazzino…), il management si dice fiducioso, anche se di obiettivi non ne vengono forniti…

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