Francia


Il peso delle esportazioni di vino sul commercio estero – dati 2018

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Nel periodo di “bassa” del flusso informativo sul mondo del vino, cioè di questi tempi, bisogna inventarsi qualche analisi o prendere spunto dagli altri. Così ho fatto, approfondendo l’analisi lanciata da AAWE sulla penetrazione dell’export di vino sul commercio estero dei principali produttori. In altre parole, quanto è importante l’export di vino per l’Italia o per la Francia? Qual’è il paese più “dipendente”, se così si può dire, dal vino nell’ambito del suo commercio estero? Bene, questo post punta a darvi qualche risposta e a fornirvi un po’ di dati di contesto: le esportazioni dal 2000 al 2018 degli 11 principali produttori di vino del mondo, le loro esportazioni totali e dunque il rapporto tra i due. Dati che confrontiamo in lungo (tempo) e in largo (tra paesi). Passando alle risposte, il paese più dipendente dal vino è la Nuova Zelanda (naturalmente escludendo piccoli paesi produttori dell’Est Europa), seguita dal Cile e dalla Francia. La penetrazione delle esportazioni di vino invece non è al suo massimo storico in praticamente nessun paese del mondo. Anzi forse proprio la Francia e l’Italia sono i paesi in cui siamo più vicini al massimo storico, ma forse ciò è il risultato dell’andamento lento dell’esportazione degli altri prodotti che non per merito della crescita dell’export di vino. Nel sottolinearvi che si tratta di dati espressi in miliardi di dollari, vi auguro buona lettura del resto del post.

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LVMH divisione vino – risultati 2019

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La divisione Wine/Spirits di LVMH continua ad andare a gonfie vele, combinando una sana crescita organica (circa 6% per la divisione, 4% per la divisione vino e Champagne) a una strategia di acquisizioni mirate. L’obiettivo delle due operazioni realizzate nel 2019 (Château du Galoupet and Château d’Esclans) è stato di incrementare l’esposizione al segmento dei vini fermi e degli Champagne rosati di alto livello, dove il gruppo sta lanciando diversi prodotti ma non aveva una massa critica sufficiente. Ovviamente, il Gruppo va ben oltre la divisione vini: basti ricordare la mega acquisizione di Tiffany. Tornando alle cose di nostro interesse LVMH ha realizzato 2.5 miliardi di vendite nel segmento vino e Champagne, +11%, con un ritmo molto sostenuto anche nella seconda metà dell’anno, cresciuta del 10% circa. La strategia resta fortemente incentrata sull’incremento del mix di prodotto lanciando nuove cuveé di alto livello e alzando in generale i prezzi, che giustificano (insieme a un aiutino dei cambi) tutta la crescita: i volumi sono infatti stabili per lo Champagne e in crescita soltanto del 2% per i vini fermi. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Il valore dei vigneti in Francia – aggiornamento 2018

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La superiorità del vino francese è la ovvia conclusione dell’analisi dei dati che presentiamo oggi sul valore dei vigneti transalpini. I dati sono pubblicati da France Agrimer e relativi al 2018 e sono la prima volta che li analizziamo in dettaglio sul blog. Nel 2018 un ettaro vitato “AOP” in Francia vale 147mila euro per ettaro, è cresciuto del 2.4% rispetto al 2017 e, dato ben più importante, del 4.7% annuo dal 2000 a questa parte. La performance è particolarmente positiva e trainata dalle denominazioni chiave della Borgogna (+7.5% annuo su 18 anni!) e della Champagne (+6%). Proprio la Champagne è stato un driver molto forte di crescita: se la escludiamo infatti la crescita scende al 2.8% (a 73mila euro per ettaro), mentre il dato per i non DOC resta confinato a una crescita annua dello 0.8% e un valore medio molto basso (14mila euro). Il confronto con l’Italia non è semplice da fare per mancanza di dati tanto dettagliati(che nel nostro caso vengono pubblicati da CREA), ma è evidente che il +0.8% annuo sul decennio 2007-17, mentre sul periodo 2000-2018, facendo qualche volo pindarico è intorno al 2.2% per il totale dei vigneti italiani. Non male ma certamente meno del dato medio generale francese che è intorno al 3.5-4%. Essendo il post dedicato alla Francia, proseguiamo commentando qualche dato francese, non prima di sottolineare che il valore di certe zone della Francia segna chiaramente una direzione per il valore di alcuni vigneti italiani i cui vini, se venduti bene, non valgono certamente meno di quelli dei nostri cugini…

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2019

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La bomba (o bolla) dei vini di Borgogna irrompe a tutta forza nella classifica del Liv-Ex Power 100, che mette in fila i grandi marchi del vino sulla base di diversi criteri (prezzo, volumi e valori contrattati, numero di referenze trattata). Ne fanno le spese soprattutto i vini di Bordeaux, che escono in massa dalla “top10” (Latour il primo all’11esimo posto) quando anche solo lo scorso anno erano in sei. Stravince con sommo piacere di chi vi scrive Armand Rousseau, un produttore che apprezzo da anni. Dopo di lui viene DRC, con un mostruoso prezzo di 42mila sterline per cassa, poi Leroy, poi due Champagne (Krug e L Roederer) e poi di nuovo Prieure Roche (mai comparso prima nella classifica). Sassicaia è al settimo posto il primo degli otto vini inclusi nella classifica, contro i 10 dello scorso anno. Guadagna posizioni Bruno Giacosa al 32esimo posto, perde quacosa Gaja al 34esimo, compare per la prima volta Soldera. Per il secondo anno di fila non c’è G Conterno. Insomma, la Borgogna vince a mani basse con 33 vini e un incremento di prezzo del 12%, mentre perdono posizioni sia Bordeaux (-2 referenze a 43, prezzi +2%) che l’Italia (8 contro 10, ma un buon +7% per i prezzi). Passiamo ad analizzare i dati, ricordandovi che la classifica completa è disponibile alla fine del post.

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Laurent Perrier – risultati primo semestre 2019

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Leggere i dati di Laurent Perrier dopo aver analizzato quelli di Lanson e di Vranken Pommery rende perfettamente l’idea dell’impatto che può avere una corretta strategia di lungo termine rispetto al posizionamento del prodotto, alla ricerca (anche a costo dei risultati di breve termine) della diversificazione geografica e del contenimento del debito. In un periodo chiaramente non positivo per le piccole aziende della Champagne, nel primo semestre Laurent Perrier ha mantenuto il fatturato stabile, ha perso leggermente a livello di utile operativo ma ha mantenuto costante l’utile netto e l’incremento del debito è rimasto in linea a quello del valore del magazzino, tra l’altro su un rapporto debito magazzino di 0.5, mentre le altre due aziende viaggiano intorno a 1 volta. Passiamo in rassegna i principali dati del semestre terminato a settembre 2019.

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