Francia


I consumi di vino totali e pro-capite 2015 – aggiornamento OIV

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Come ben sapete i dati OIV mi danno sempre molto da pensare, essendo un mix di dati presi qua e là, talvolta poco rispondenti alle nostre evidenze. Detto questo, è ora di aggiornare i dati sui consumi di vino al 2015. Le novità rispetto ai trend visti negli ultimi anni non sono di poco conto: il trend di calo strutturale dei consumi in alcuni mercati sembra essersi arrestato nel 2015. Stiamo parlando di grandi paesi consumatori come l’Italia (ed effettivamente questo dato risponde abbastanza ad alcune evidenze ISTAT) o la Spagna, mentre proseguono nel loro progresso gli USA, ormai il principale mercato mondiale senza discussioni, con 31 milioni di ettolitri consumati nel 2015 sul totale di 240 milioni. In difficoltà il mercato francese, unico negativo tra i grandi consumatori. Questi 240 milioni, se confermati, potrebbero rappresentare un marginale incremento rispetto al 2014, che si era fermato secondo OIV a 239.1 milioni. Se consideriamo quindi i dati delle ultime due vendemmie, 2014 e 2015, di 270-275 milioni di ettolitri e che circa 30 milioni di ettolitri sono “bevuti” dagli usi industriali e non dall’uomo, siamo di fronte a un mercato in sostanziale equilibrio, dove sia il consumo che la produzione (vedi superficie vitata ormai bloccata a 7.5 milioni di ettari) sono fermi. Passiamo a commentare insieme qualche dato.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2016

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Fonte: elaborazioni I numeri del vino su dati doganali e UN Comtrade

Ragioniamo oggi sul quadro delle esportazioni mondiali di vino nei primi 6 mesi del 2016, dopo aver analizzato i dati puntuali dei diversi paesi produttori. Il primo grafico vi fornisce una buona approssimazione: le esportazioni globalmente non sono cresciute, se sommiamo i dati dei primi 11 paesi produttori mondiali. Il valore esportato è stato di circa 11.4-11.5 miliardi di euro, stabile rispetto allo scorso anno (quando peraltro balzò del 10% a fronte del rafforzamento del dollaro americano), mentre i volumi esportati sono scesi del 2% a circa 45 milioni di ettolitri, dopo essersi attestati al picco storico nel semestre dello scorso anno. In questo contesto, l’andamento dell’Italia va visto in chiave positiva, anche se sappiamo bene che una volta esaurita la spinta dei vini spumanti, probabilmente il nostro export avrà qualche problema a stare al passo degli altri. Per intanto vale la pena di godersi il primato: una quota di mercato del 22.7% sul valore di questo campione di paesi, la più alta di sempre, una crescita che sfiora il 3%, la più alta tra questi paesi. Se Italia, Spagna ma anche Francia vanno bene, sono andate male le esportazioni di Australia, USA ma anche di tutti gli altri paesi. Un semestre strano, quindi, con il vecchio mondo alla riscossa… andiamo a leggere i dati insieme.

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Le esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2015

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Seppur con notevole ritardo rispetto al tempo degli accadimenti è interessante fare il punto della situazione sul mercato mondiale degli spumanti. Lo farò in due post, uno sulle esportazioni, oggi, e uno sulle importazioni più avanti. Il punto più importante che emerge dai dati raccolti grazie al database UN Comtrade è che l’andamento 2015 del commercio mondiale di spumanti è valutabile in modo contrastante a seconda di quale valuta di riferimento viene utilizzata. Noi europei “festeggiamo” un incremento dell’11% del valore delle esportazioni, circa 5.2 miliardi di euro, mentre il punto di vista dell’americano è che il commercio mondiale è sceso in valore del 7% a 5.8 miliardi di dollari. Naturalmente la verità come sempre sta nel mezzo, ma più dalla parte di noi europei, perché chiaramente gli esportatori di questi prodotti siamo noi italiani, francesi e spagnoli. Un “aiuto” può venire dai volumi esportati, anche se di più difficile calcolo nei numeri globali: i primi 5 esportatori hanno segnato un incremento del 7% dei volumi nel corso del 2015. Ecco forse questa è la dimensione più corretta da considerare. Da qualunque lato si guardino i dati, l’Italia vince, con un costante guadagno di quota di mercato che ci ha portato al 19% nel 2015, 5 punti percentuali in più di 5 anni fa, in un mercato comunque dominato dalla Francia che ancora rappresenta il 57% del valore esportato mondiale.

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Francia – esportazioni di vino – primo semestre 2016

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Le esportazioni francesi di vino del primo semestre 2016 sono cresciute soltanto dell’1% (a 3.7 miliardi di euro), anche se questo risultato viene subito dopo un periodo molto favorevole (+6.5% nel secondo semestre 2015). A pesare sul risultato sono certamente i volumi, che continuano il trend calante al ritmo dell’1% circa (6.7 milioni di ettolitri nel primo semestre), ma anche un periodo particolarmente debole per i vini di Bordeaux che sono la principale categoria di vini fermi esportata dalla Francia. In questo contesto, la continua crescita dello Champagne e della Borgogna è stata in qualche modo sterilizzata. Dal punto di vista dei mercati, sono negativi nel primo semestre sia il Regno Unito che la Germania, mentre la crescita molto significativa messa a segno nel 2015 in USA si è smorzata e le esportazioni si stanno stabilizzando. In confronto all’Italia, che nei primi 5 mesi è cresciuta del 4% il bilancio è certamente negativo per la Francia, anche se l’exploit italiano è totalmente legato al boom degli spumanti. In ragione d’anno, le nostre esportazioni hanno invece un andamento più simile a quello francese: circa +5% contro +3% della Francia. La seconda parte dell’anno come tutti sappiamo è però la più importante e per questo motivo tirare conclusioni sul 2016 è decisamente prematuro. Passiamo ai dati.

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L’andamento degli indici Liv-ex e il confronto con i mercati azionari – aggiornamento 2016

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E’ venuto il momento di aggiornare i dati sugli indici Liv-Ex, ossia indici sintetici che rappresentano l’andamento dei prezzi a cui vengono scambiati i grandi vini, presso questa specie di “mercato borsistico” organizzato a Londra. Bene, siccome i prezzi sono espressi in Sterline e così gli indici, bisogna fare una premessa grossa come una casa: siccome la valuta inglese si è svalutata del 15% circa da fine 2015 a oggi (e del 20% dal picco di novembre 2015 a oggi) e siccome di vini inglesi non ce ne sono, ma sono perlopiù francesi con qualche italiano, spagnolo e americano, quando questi indici vengono riportati “fattorizzano” in positivo questa variazione cambi. Per questo motivo, abbiamo riportato nel post dei grafici con l’indice originale e l’indice espresso in Euro invece che in sterline.

Le conclusioni sono radicalmente diverse, come potete immaginare. Il “trionfale” +12% del Liv-Ex 1000 da inizio anno, in un contesto di mercati borsistici che languono nel migliore dei casi, diventa -3% quando visto in Euro, così come il +11% da luglio 2015 a questa parte si trasforma in un -7%. I nostri vini (Liv-Ex 100) non si sottraggono chiaramente a questa sorte. Qual è il modo giusto di osservarli? Beh, se ognuno guarda con il suo occhio e con il suo portafoglio, mentre il sottoscritto resta sempre più convinto, anche dopo aver visto questi numeri, che sia meglio comprarsi il vino per berselo. Passiamo a guardare qualche numero insieme.

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