Francia


Advini – risultati primo semestre 2018

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Il percorso di Advini continua ad essere accidentato. Sebbene ci siano dei segnali di miglioramento, con il continuo incremento delle vendite di prodotti propri rispetto a quelli distribuiti e l’espansione estera, il mercato francese è stato particolarmente negativo nei primi 6 mesi dell’anno. Le vendite sono scese sia nel canale tradizionale che, come di solito, nella grande distribuzione e a poco sono serviti i progressi nelle vendite online. Quindi, un semestre ancora una volta di vendite poco più che stabili, di utili anemici in calo e indebitamento in crescita. Tanto che il management ha cominciato a considerare di vendere alcune attività ritenute non strategiche per ribilanciare la situazione. Il progetto 2020 sembra dunque lontano, sia a livello di vendite che di margini. Il mercato borsistico non gradisce: la quotazione delle azioni è scesa da 35 a 32 euro nel corso dell’anno per un valore borsistico di circa 120 milioni di euro, quindi uno per l’altro allineato a quello di Masi. Anche nel lungo termine la lettura per gli azionisti non è positiva: 5 anni fa il titolo stava a 31 euro, quindi gli unici benefici sono venuti dai dividendi. Ma per ora concentriamoci sui dati del primo semestre 2018.

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Francia – esportazioni di vino – primo semestre 2018

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Il quadro delle esportazioni di vino comincia a comporsi e
il nostro punto di riferimento, la Francia, ha avuto un primo semestre 2018
leggermente migliore del nostro, +5.2% contro +4.1%. Niente di eclatante, anche
perché quando guarderete l’andamento comparato degli ultimi 3 anni vedete che i
due paesi sono sulla stessa parabola di crescita, pur partendo da valori diversi
(nel senso che crescere da una base di 6 miliardi come noi o crescere da una
base di 9 miliardi come loro non è la stessa cosa, noi dovremmo fare meno
fatica…). La leggera differenza del primo semestre è tutta da trovare nell’andamento
dei volumi: anche se nel 2017 la Francia era cresciuta molto, la spinta dei
volumi è nel tempo stata inferiore. Il primo semestre 2017 era cresciuto del
5%, quindi quest’anno i volumi sono calati del 2%. L’Italia nel 2017 era
cresciuta del 7% a volume, mentre nel primo semestre 2018 ne ha perso ben il
10%. L’altra grande differenza è che mentre l’export italiano è essenzialmente
spinto dai vini spumanti, la Francia si muove con molta più omogeneità, seppur
tra alti e bassi: per esempio nel primo semestre sono i vini di Bordeaux e di Borgogna
a dare la maggior spinta, mentre per lo Champagne è stato un semestre a
velocità più ridotta rispetto al recente passato. Passiamo ai numeri.

  • Le esportazioni di vino francese sono salite a
    4.38 miliardi di euro nel primo semestre 2018, con una crescita del 5.2%.
    Piuttosto a sorpresa i francesi hanno beneficiato come dicevamo di un calo dei
    volumi inferiore a quello visto in Italia, solo -2% a 6.9 milioni di ettoltri,
    il che significa un miglioramento del prezzo mix del 7% a 632 euro per ettolitro
    (che nei primi 6 mesi è negativamente influenzato dalla bassa stagionalità
    dello Champagne, che vende a 2600 euro per ettolitro).
  • Non avendo dati corretti sulle esportazioni per
    mercato ci concentriamo sulle categorie di prodotto. La crescita più importante
    viene certamente dal Bordeaux, dove a fronte di un calo pesante dei volumi (-9%
    a 0.9 milioni di ettolitri), i prezzi sono cresciuti del 19% a 1234 euro per
    ettolitri. Ciò ha consentito un incremento dell’8% a 1069 milioni di euro delle
    esportazioni semestrali.
  • Il dato di Bordeaux non è molto lontano dagli
    1.16 miliardi di euro realizzati in Champagne, +1.4%, interamente legati a un
    incremento leggero dei volumi.
  • Il +6% dei vini di Borgogna, a 421 milioni di
    euro, equamente diviso tra volumi e valore, e il +6% del resto del vino francese,
    con un -1% di volume rendono ragione di un semestre molto omogeneo e per certi
    versi migliore di quanto non dica il +5% iniziale.

Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2017

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La Spagna conferma con forza il suo dominio del mercato mondiale di vino sfuso nel 2017, mettendo a segno un incremento del 20% delle vendite in un mercato intonato positivamente, che ha mostrato un aumento del 10% del commercio mondiale per un valore di 3.2 miliardi di euro. Si tratta, come già osservato negli anni scorsi di un andamento fortemente legato al prezzo medio e al mix di prodotto, dato che i volumi trattati sono fermi leggermente sopra il livello di 40 milioni di ettolitri. L’Italia resta il secondo player mondiale in questo segmento, ma sta gradualmente perdendo terreno. I nostri 400 milioni di export per 5 milioni di ettolitri sono ormai sotto tiro dei cileni, che nel corso degli ultimi anni hanno costruito un business di rilievo, affiancando di fatto la storica terza forza, l’Australlia. Passiamo dunque all’analisi dei dati.

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L’andamento degli indici Liv-ex e il confronto con i mercati azionari – aggiornamento 2018

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Le rilevazioni mensili di Liv-Ex sui prezzi di mercato dei grandi vini del mondo dicono, come c’era da aspettarsi guardando i dati delle esportazioni francesi, che il grande vincitore di questi anni è la Borgogna. I prezzi in Euro dei grandi vini di questa regione (150 referenze) sono cresciuti del 14% quest’anno fino a luglio, dopo essere balzati del 14% nel 2017 e del 10% nel 2016. Meno positivo appare l’andamento recente delle altre categorie: l’Indice Liv-Ex 1000, che ha dentro tutto, cresce comunque del 5% quest’anno dopo il +5% del 2017. I vini italiani in questo contesto stanno perdendo qualche colpo, nel 2018 sono stabili, dopo un buon andamento (+7%) nel 2017. Fatto 100 il prezzo dei vini nel 2003, i vini di Borgogna oggi costano 508 (in sterline), lo Champagne 377, i vini di Bordeaux 312 mentre quelli italiani 277. Andiamo dunque a commentare questi dati, che stanno peraltro diventando di sempre più difficile reperibilità vista la crescente “gelosia” di Liv-Ev, che mi obbliga a fare delle ricerche piuttosto lunghe!

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Esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2017

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Commentiamo oggi l’estrazione dei dati UN Comtrade sulle esportazioni mondiali di vini spumanti. Il 2017 è stato un anno dinamico per questo segmento, che come ben sapete rappresenta già da anni la parte più dinamica del commercio (e del consumo) di vino. Maggiori opportunità di consumo fuori pasto, di combinare il prodotto con altri alcolici in coloratissimi aperitivi, versatilità dei prodotti nell’ambito di una cucina che si muove strutturalmente verso preparazioni più adatte al bianco che al rosso, sono tutte ragioni che stanno dietro i maggiori consumi. Essendoci poi una tradizione radicata di produzione in Francia, Spagna e Italia, è chiaro che se tutti nel mondo vogliono bere più spumante e solo tre di fatto lo producono, il commercio fiorisce. E i dati di oggi lo dimostrano: nel 2017 i volumi spediti sono saliti dell’8% a quasi 9 milioni di ettolitri, all’interno di un trend di crescita del 4% sul quinquennio; se parliamo di euro, le percentuali sono molto simili: +9% per il 2017 e +6% per gli ultimi 5 anni. La principale “notizia” di questi dati è che nel 2017 tutti e tre i principali paesi sono cresciuti, mentre nel 2016 l’Italia era la sola a crescere. Quindi cresce di più tutto… passiamo all’analisi dei dati.

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