esportazioni di vino


Esportazioni di vino Italia – aggiornamento agosto 2017

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Mentre impazza la polemica sul sorpasso Francia-Italia nelle esportazioni in USA che commenteremo nei prossimi mesi, soffermiamoci oggi sulla performance esportativa dell’Italia fino ad Agosto, pubblicata giovedì scorso da ISTAT. I dati sono positivi (+8%) anche in questo mese poco significativo, tanto più che si confrontavano con un agosto 2016 particolarmente carico (+18%). Entrando nel particolare, continuano a essere molto forti i dati sugli spumanti (+16%), mentre cominciano a vedersi alcuni segnali di indebolimento sul mercato americano (solo +2% rispetto a un dato annuo ancora in crescita dell’8%), probabilmente anche legati al cambio. Gli USA non sono però l’unico mercato che mostra segni di indebolimento tra i nostri grandi bacini di esportazione. Infatti, come potete notare anche dal grafico sono i mercati “secondari” a tirare più di quelli principali. Nei primi 8 mesi dell’anno, a fronte di un incremento dell’export totale del 7.7% per 3.75 miliardi di euro, i primi 10 mercati (che contano per quasi 3 miliardi di euro) sono in crescita del 6%, mentre la “coda” di tutti gli altri mercati (750 milioni di euro) è in crescita del 14%. Direi una buona notizia: più diversificazione, meno rischio… Passiamo ai dati.

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Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2016

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Gli scambi mondiali di vini sfusi sono da ormai qualche anno fermi al palo, ossia nell’intorno di 41 milioni di ettolitri e circa 2.9 miliardi euro di valore. Questa stabilità si innesta all’interno di un trend crescente degli scambi mondiali che ha come protagonisti positivi soprattutto gli spumanti, ma anche in certa misura i prodotti in bottiglia. Conseguenza dello spostamento del consumo di vino sempre più sulla qualità? Probabilmente si, anche se non sono soltanto queste le ragioni. Per esempio, siccome europei, cileni e australiani sono in principali esportatori netti di vino e americani e inglesi i principali importatori, i cambi sono certamente una determinante. Con un euro forte e un dollaro debole, per esempio, è più conveniente imballare i prodotti nei mercati finali, e viceversa succede quando il dollaro si rafforza. Quindi, il 2015 e il 2016 sono due anni di dollaro forte (1.11 contro 1.33 del 2013 e 2014) e questo probabilmente ha ridotto la convenienza della scelta di esportare vini sfusi da imballare nei mercati finali. E l’attuale indebolimento del dollaro, ove continuasse, andrebbe in questa direzione. Comunque, fatta questa premessa, il mercato è sempre dominato dagli spagnoli, che hanno il 17% del mercato a valore e ben il 31% dei volumi. Anche se il 2016 non è stato un anno buono (quanto è invece stato per i nostri vini sfusi), la distanza che ci separa è notevole. L’unico esportatore che mostra una crescita strutturale sembra invece essere la Nuova Zelanda (+18% annuo negli ultimi 5 anni), tra l’altro con un prezzo medio di esportazione largamente superiore a quello di tutte le altre nazioni. Passiamo ad analizzare qualche dettaglio.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – primo semestre 2017

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Le esportazioni di vino fermo hanno ripreso vigore nei mesi scorsi, come abbiamo abuto modo di commentare. Questo miglioramento si riflette dunque anche nei dati che presentiamo oggi, che mostrano le esportazioni per regione e tipologia di vini imbottigliati, oltre che per la sezione Ateco di cui vi allego la tabella una statistica sull’export totale di vino per origine regionale dell’esportatore (e non del vino!). in questa analisi spicca in particolare un rallentamento dei vini delle aziende basate in Veneto, pur restando positivi (+7%), il miglioramento di quelle basate in Piemonte (+6%, dopo un 2016 negativo), oltre a un buon andamento di quelle toscane (+5%).

Nell’analisi invece delle vendite di vino in bottiglia per zona/tipologia, il rafforzamento degli ultimi mesi (+5%) si sostanzia per un deciso incremento dei vini bianchi trentini e dei vini rossi piemontesi (+22% e +9% rispettivamente), che compensano un ulteriore calo dei vini veneti (-14% per i bianchi e -3% per i rossi). Guardando invece alle tipologie è molto evidente che il miglioramento delle esportazioni è figlio della ripresa dei vini IGT e da tavola in bottiglia, mentre invece per i vini DOP la crescita dei primi 6 mesi 2017 è immutata intorno al 4%.

Passiamo a leggere qualche dato insieme.

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Spagna – esportazioni di vino – aggiornamento primo semestre 2017

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La Spagna riprende a crescere nell’export nei primi 6 mesi del 2017 (+6% a 1335 milioni di euro), dopo un anno sottotono. Lo fa interamente con il miglioramento del mix, dato che i volumi sono rimasti stabili a 11.6 milioni di ettolitri. A differenza di quanto si potrebbe immaginare a prima vista il mix migliore non implica un calo delle esportazioni di vino sfuso, anzi: a trainare le esportazioni sono proprio i vini sfusi, insieme a un rinnovato vigore dei vini spumanti. Dal punto di vista dei paesi, Cina, Francia, USA e Canada sono i mercati che stanno sostenendo le esportazioni spagnole nel segmento dei vini fermi imbottigliati, mentre nel segmento degli spumanti è il mercato tedesco a sostenere i vini spagnoli, altrimenti colpiti, come già nel 2016, dal calo del mercato inglese. Passiamo ai dati di dettaglio.

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Esportazioni di vino Italia – aggiornamento luglio 2017

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Le esportazioni italiane di vino crescono del 10% anche in luglio (su una base di comparazione piuttosto facile, va detto), dopo un bimestre maggio-giugno a +12%.  Si archivia dunque un periodo primaverile particolarmente positivo che porta a +8% il saldo delle nostre esportazioni da inizio anno. E’ ripresa la crescita nel Regno Unito, anche se non più sostenuta come negli anni scorsi, si intravede qualche segnale di indebolimento nel mercato americano (dobbiamo ricordare che il cambio si è fortemente svalutato) che però è attualmente compensato dalla ripresa del nostro export inglese e da altri due-tre mercati medio grandi come il Canada, la Francia e la Svezia. Cosa ci aspetta di qui a fine anno? L’anno scorso le esportazioni luglio-dicembre si incrementarono del 9% rispetto all’anno precedente, mentre nei primi 7 mesi dell’anno scorso furono in crescita soltanto dell’1%. Come dire che il problema di mantenere questo ritmo comincia adesso, anche considerando il deterioramento dei principali rapporti di cambio con l’Euro…

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