esportazioni di vino


Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento primo trimestre 2019

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Le esportazioni di spumante nel primo trimestre sono visibilmente rallentate rispetto al passato, forse anche a causa dello spostamento della Pasqua in Aprile rispetto alla fine di Marzo. In un trimestre poco significativo dal punto di vista stagionale, la crescita del 6% (322 milè ormai legata soltanto al Prosecco, che continua la sua corsa (+21%), mentre tutti gli altri spumanti (che oramai sono un terzo del totale, almeno nel primo trimestre), hanno perso circa il 15% delle esportazioni. Nel complesso, i due principali mercati per gli spumanti italiani sono in crescita tra il 4% (USA) e il 5% (Regno Unito), mentre i principali mercati dell’Europa continentale sono in crescita del 5-6% ad eccezione della Germania. Nel trimestre va poi menzionato il calo del Belgio, compensato dalla forte crescita del Giappone, ma si tratta di andamenti più legati alla tempistica delle consegne che non a veri cambiamenti strutturali, vista l’esiguità dei numeri in gioco. Passiamo ai dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento primo trimestre 2019

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Il primo trimestre 2018 si chiude con un incremento del 4% delle esportazioni italiane di vino, frutto di un sostanzioso rimbalzo dei volumi (+8%) e di un sostanzioso incremento in alcuni mercati come il Regno Unito (+16%), il Giappone (+19%) e i Paesi Bassi (+16%), mentre sono in chiaro rallentamento sia il mercato americano che quello tedesco, anche se non ancora in territorio negativo. La particolarità di questi dati sta però nel fatto che gli spumanti hanno avuto una partenza lenta (+6%), non tanto legata al Prosecco quanto alla debolezza delle altre categorie; la Pasqua spostata di 20 giorni in avanti potrebbe avere sortito un effetto, ma certamente il 2019 si apre con un grosso punto di domanda sulla sostenibilità della crescita della categoria. Passiamo ai dati.

 

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Australia – esportazioni di vino 2018

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Anche nel 2018 gli australiani sono volati (+10% in valuta locale, che però diventa +3% in Euro) sulle ali della Cina, grazie alla vicinanza geografica ma soprattutto agli accordi commerciali siglati per il commercio estero. Dei 2.9 miliardi di dollari australiani (1.8 miliardi di euro) di esportazioni nel 2018 ben 1.1 miliardi (726 milioni di euro) sono stati spediti in Cina e Hong Kong. Si tratta del 40% del totale, quando 10 anni fa il paese asiatico era meno del 5%. Così l’Australia dopo essere stata messa in ombra dal Cile per diversi anni si è ripresa il suo ruolo storico, e cioè quello di essere il più importante esportatore di vino dopo gli irraggiungibili paesi europei (Francia, Italia e Spagna). Fuori la Cina, il prodotto australiano continua a subire nel mercato americano, mentre le cose sembrano migliorare negli altri paesi anglosassoni come Regno Unito e Canada, che insieme agli USA ora rappresentano poco più di un miliardo di dollari di esportazioni… in altre parole tanto quanto la Cina senza Hong Kong. Fuori questo gruppo di paesi restano soltanto circa 700 milioni di dollari che stanno crescendo al ritmo del 4-5% circa.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento febbraio 2019

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Anche il secondo mese del 2019 porta notizie moderatamente buone per il commercio estero di vino supportato da una decisa ripresa di volumi. Nonostante le crescenti pressioni nel trade mondiale, febbraio chiude con una crescita del 3%, che porta il bimestre a +5%. Considerando che il periodo non è favorevole per noi che siamo spinti dagli spumanti, più pesanti nella seconda parte dell’anno, non c’è da lamentarsi. I dati sono certamente aiutati dal cambio favorevole. La rivalutazione dell’euro sul dollaro è stata nel primo trimestre intorno all’8% e il secondo trimestre probabilmente segnerà ancora un +5/6%. In questo senso, i dati di export verso gli USA, vengono differentemente letti dalle due parti dell’oceano: dal nostro lato “euro”, si tratta di una crescita del 5% nel bimestre, dal lato “dollaro” si tratterebbe di un calo del 3% circa. Oltre agli USA anche la Germania e, soprattutto, il Regno Unito sono cresciuti più della media, forse nell’ultimo caso come effetto di anticipazioni di acquisti in relazione al rischio Brexit. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Argentina – esportazioni di vino – aggiornamento 2018

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Le esportazioni di vino argentine perdono quota per il secondo anno di seguito, combinando un forte progresso in valuta locale che però causa l’iperinflazione viene fortemente svalutato quando tradotto in euro o dollari. Per il quinto player mondiale in termini di volumi produttivi, non sono dei buoni numeri, sebbene il calo si limiti al 3%. I dati relativi al mercato nordamericano che aveva supportato il boom di qualche anno fa sono molto negativi, e solo parzialmente compensati dall’espansione in nuovi mercati, il Regno Unito tra tutti. Seconda annotazione: il rimbalzo dei volumi che vedete nelle tabelle è completamente legato alla dinamica dei vini sfusi, mentre l’andamento dei più importanti vini in bottiglia è peggiore dei dati totali sia per valore che per volume. Il 2019 si apre sulla medesima lunghezza d’onda: dati negativi sul fronte macroeconomico e soprattutto dei cambi, che da un lato aumentano la competitività del prodotto (la svalutazione del peso diminuisce i costi di produzione quando tradotti in euro o dollari) ma dall’altro rendono difficili le operazioni per i produttori. Passiamo ai dati.

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