
In un clima nazionale devastato da dati macroeconomici che puntano spaventosamente verso il basso, commentare dati ancora così positivi sulle esportazioni italiane sembra o fuori luogo, o frutto di un errore di calcolo (mi sembrano però corretti, e mi fermo qui). Dunque, se è vero che la tendenza ribassista dei volumi continua, avendo perso altri 80mila ettolitri in volume, l’export di febbraio a valore è andato molto bene, con un +11% che sburgiarda i due dati di dicembre e gennaio quando eravamo a una crescita inferiore al 5%. Che cosa significa tutto ciò? A prima vista, ma qui gli esperti mi verranno incontro, i volumi che mancano sono quelli del vino “in eccesso” che veniva sparato fuori dall’Italia a qualsiasi costo (cioè prezzo) per eliminare le scorte. I numeri più eclatanti in questo senso sono proprio quelli dei vini sfusi: i volumi calano del 15%, il valore cresce del 12%, manco avessimo regalato i volumi in più dell’anno scorso. Andiamo nel dettaglio dei numeri.





