dati UN Comtrade


Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2018

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Il 2018 sembra proprio essere stato un incrocio piuttosto fortunato per il trade mondiale di vini sfusi, mettendo insieme una coda d’anno che ha limitato un po’ il calo dei volumi soprattutto nella parte finale dell’anno con dei prezzi ancora elevati particolarmente, soprattutto a inizio anno, per via della situazione contraria vissuta nel 2017. Dalle tabelle e grafici seguenti vedrete sostanzialmente confermata e rafforzata la leadership assoluta degli spagnoli in questo segmento del mercato, dove l’Italia è seconda precedendo Argentina e Cile. Secondo i dati preliminari la crescita del 2018 è stata del 6% in valore a 3.4 miliardi di euro, mentre abbiamo poca visibilità circa i volumi per via di diversi dati mancanti, soprattutto quelli francesi. Ci basta però sottolineare come i volumi di vino sfuso esportati da questi quattro principali paesi siano calati da 25.4 a 22.2 milioni di ettolitri per farvi rendere conto del tema di cui accennavo sopra. Bando alle chiacchiere, passiamo ai numeri.

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Le esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2018

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Dopo il post di qualche giorno fa in cui analizzavamo i principali paesi importatori, oggi ci occupiamo del lato opposto, cioè quello dell’export. È molto più facile, perché dal lato dell’offerta ci sono i grandi produttori (Francia, Italia, Spagna e Germania su tutti) e qualche paese che “commercia” come Singapore, l’Olanda e il Regno Unito (anche se qualcosa si inizia a produrre anche lì, come ben sapete). Beh, i dati 2018 ci dicono che il mercato continua a crescere quasi alla stessa velocità degli ultimi anni, +6% nello specifico contro il +7% del quinquennio 2013-2018. Ci dicono anche che la quota di mercato dello spumante italiano continua a crescere, raggiungendo il 24% degli scambi mondiali in valore contro 52% dei prodotti francesi. Diciamo che il guadagno dell’Italia è speculare alla diluizione della quota francese, sicché quello che resta, diciamo il 25% malcontato è divisto tra la Spagna (8%) e il resto del mondo, compreso trading. Data la crescita delle nostre esportazioni di spumante del 6-7% che stiamo osservando anche per il 2019 e assumendo una evoluzione del mercato globale coerente con il passato, potremmo trovarci di fronte a una stabilizzazione della quota di mercato dello spumante italiano dopo il boom degli anni scorsi. Passiamo all’analisi dei dati.

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Le importazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2018

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Gli scambi internazionali di spumante sono cresciuti anche nel 2018, seguendo la traiettoria degli anni scorsi: secondo la nostra rielaborazione dei dati UN Comtrade (per tappare i buchi) gli scambi sono cresciuti del 6% in valore a 6.22 miliardi di euro (+11% in dollari a 7.35 miliardi tenendo in considerazione la svalutazione della moneta). Sebbene i due mercati chiave USA e Regno Unito abbiano continuato a crescere nel 2018, sono gli altri mercati a sostenere questo +6%: stiamo parlando del Giappone, paradossalmente dell’Italia e della Francia (che sono i primi esportatori!), della Russia e dei paesi nordici. In altre parole, tutto quello che non è USA e Regno Unito è cresciuto dell’8% nel 2018 e rappresenta oggi quasi il 70% del totale, dopo aver toccato il minimo al 66% un paio di anni fa. Passiamo all’analisi dei dati.

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Corea – importazioni di vino – aggiornamento 2018

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Il mercato del vino coreano continua a marciare in modo molto sostenuto. Anche nel 2018 la crescita a doppia cifra è proseguita sia in euro che (tanto più in valuta locale). É un mercato in cui noi italiani siamo terzi a grande distanza sia dei francesi che dei cileni che da sempre sono molto presenti su questo mercato e non perché spediscono vino sfuso, anzi. La performance dei nostri vini non è comunque negativa, soprattutto se guardiamo alla buona progressione dei nostri spumanti, cresciuti del 14% rispetto al 2017, pur da una base molto esigua e prendendo un po’ di quota di mercato dallo Champagne. In conclusione la Corea del Sud resta un mercato relativamente piccolo (200 milioni di euro), ma potenzialmente molto interessante per l’elevato reddito procapite, per la propensione dei locali per i beni di lusso e, certamente, per la forte crescita registrata negli ultimi anni. Passiamo ai numeri.

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Cina – importazioni di vino 2018

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Un po’ a disagio mi sentivo a non pubblicare i dati 2018 dell’import di vino cinese, ma UN Comtrade non ha ancora pubblicato i dati e quindi mi sono dovuto rimboccare le maniche e cercare una fonte diretta. Ebbene l’ho trovata, dopo anni di sporadiche ricerche: se volete collegarvi, la maschera non è troppo complicata e i dati sono aggiornati: http://43.248.49.97/indexEn. Tornando ai dati cinesi, molto si è discusso relativamente al mutato scenario per i vini importati. In effetti il 2018 ha mostrato una battuta d’arresto, con un valore delle importazioni stabile in valore assoluto in valuta locale e un calo dei volumi importati del 9% (che ha fatto scrivere a OIV che i consumi di vino sono calati nel 2018). Vanno però inseriti in un contesto di crescita turbolenta durata diversi anni: se allarghiamo lo sguardo, nel 2013 la Cina importava 1.2 miliardi di euro e 3.7 milioni di ettolitri di vino. Nel 2018, nonostante il calo siamo a 2.4 miliardi e 6.9 milioni di ettolitri. In altre parole, sono raddoppiati o quasi. Di nuovo, se guardiamo indietro, tra il 2012 e il 2014 le importazioni di vino si sono fermate, causa i famosi interventi “anti-gifting” per limitare i regali alle autorità, dopo che il business internazionale del vino si era sestuplicato in pochi anni. È uno scenario, questo, destinato a ripetersi, considerato anche che nei primi 7 mesi del 2019 le importazioni cinesi sono calate da 1.5 miliardi a 1.3 miliardi di euro. Ma passiamo ai dati del 2018.

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