Dati Mediobanca


I canali di vendita del vino e tipologia di etichette – indagine Mediobanca 2015

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Quest’anno aggiungo all’usuale aggiornamento sui canali di vendita una nuova analisi, che in verità Mediobanca ha sempre fatto ma che ho sempre ignorato: si tratta dell’indagine sulla tipologia di etichette per livello qualitativo del vino. Cosa è successo dunque nel 2015 rispetto agli anni scorsi: il canale di distribuzione diretto continua a guadagnare terreno, così come il canale di vendita dei grossisti e i canali alternativi. A farne le spese sono le vendite al canale della GDO che si attestano alla percentuale più contenuta degli ultimi anni (40%) e le enoteche/winebar, anch’esse al minimo storico. I dati sulle etichette invece evidenziano due aspetti importanti: 1) la graduale riduzione dei “grandi vini” nel portafoglio delle aziende vinicole a vantaggio dei vini DOCG, quindi di alta qualità ma meno di 25 euro di prezzo al dettaglio; 2) la riduzione del numero di etichette DOC e IGT a vantaggio delle etichette di vini DOCG e vini comuni rispettivamente, presumibilmente come risposta alla crisi degli ultimi anni, che ha portato a una polarizzazione verso l’alto e verso il basso dell’offerta di vino. Passiamo ad analizzare i dati in dettaglio.

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I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2014

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Proseguiamo l’analisi dei dati del rapporto Mediobanca con l’analisi dei risultati delle aziende vinicole italiane (87 con un fatturato superiore a 25 milioni di euro), quindi escludendo le cooperative e le poche (7) aziende a controllo estero. Si tratta del 54% circa del campione del rapporto in termini di fatturato, quindi il 32% del settore italiano del vino. L’analsi è molto più pregnante perchè include le aziende che hanno “scopo di lucro”. I dati 2014 ricalcano il tema già affrontato: fatturato stabile (meglio delle cooperative, che hanno subito un calo del 2%) con una timida crescita delle vendite all’estero compensata dal calo nel mercato italiano, margini in netto miglioramento grazie ai minori costi esterni, investimenti ancora bassi e uno stato di salute finanziario molto buono (3.1x debito/MOL), vicino al minimo storico da quando guardiamo il rapporto. Il 2015 beneficerà di una robusta ripresa delle vendite (+6%), supportata sia dall’Italia che dall’estero. Stante la situazione positiva dei costi di produzione (uva/vino all’origine in crescita solo moderata e assenza di inflazione) il 2015 dovrebbe segnare un ulteriore miglioramento dei margini e potenzialmente riportare il ritorno sul capitale delle aziende vinicole vicino al 10% dal 9% attuale. Per ora concentriamoci sui dati 2014, nel prosieguo del post.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2014 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca analizza la performance economico-finanziaria delle maggiori 136 aziende vinicole, che rappresentano circa il 60% della produzione e export italiani. Come sempre cominciamo dal quadro generale, per dedicarci nelle prossime settimane a un paio di “sottogruppi”, in particolare escludendo le cooperative e considerando il sottogruppo degli “spumanti”. Il quadro del 2014, che il rapporto analizza in forma completa, direbbero gli inglesi essere “mixed”: i margini migliorano (calo dei costi delle materie prime) e i debiti crescono meno degli utili ma dall’altra parte la crisi del mercato italiano ha messo a freno la crescita delle vendite, la produttività del settore ancora stenta un po’ e il livello degli investimenti ha toccato il minimo storico in relazione al fatturato. Molto meglio sembra essere intonato il 2015, del quale il rapporto fornisce unicamente il fatturato, che cresce del 5%, grazie al +6.5% delle vendite all’estero, oltre a qualche indicazione come la ripresa degli investimenti. Guardando i costi dei fattori produttivi c’è da immaginare che si sia realizzato un ulteriore miglioramento dei margini, anche perchè la crescita estera è in parte ottenuta attraverso il rafforzamento delle valute straniere (dollaro e sterlina nel nostro caso), cui non corrisponde un incremento parallelo dei costi, principalmente denominati in euro. Andiamo dunque a leggere i dati insieme con l’avvertenza che in questo campione ci sono sia aziende che cooperative. Come sapete, queste ultime non hanno scopo di lucro; inserendole quindi in questo campione i dati sul margini e sul ritorno sul capitale sono più bassi di quelli delle aziende, che andremo a commentare tra qualche giorno.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2014, MBRes

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DEBITO 2014 1

 

Come abbiamo gia’ avuto modo di discutere diverse volte il tema del debito va affrontato non tanto in se quanto in rapporto a quanti soldi si fanno o a quanto patrimonio si possiede. Quindi, quando guardiamo alle prossime classifiche, se e’ vero che Antinori e’ l’azienda italiana con piu’ debito, e’ altrettanto vero che nelle successive tabelle che rapportano il debito al patrimonio e al valore aggiunto (la cosa piu’ vicina alla generazione di cassa che c’e’ nel rapporto e che non e’ tanto impattata dai principi contabili), la troviamo messa diversamente. Il commento generale su questi numeri e’ che la struttura finanziaria di queste cantine qui elencate e’ generalmente migliorata. Lavis manca (da molto debito dovrebbe essere passata allo stadio successivo, peggiore). Il debito totale riparametrato sale del 3-4% circa a 1.2 miliardi, quando abbiamo visto nelle scorse settimane che gli utili crescevano molto di piu’ (5-6% per il valore aggiunto, oltre il 10% per l’utile operativo). Ci sono oggi una quindicina di aziende che sono sotto il rapporto di 2x rispetto al valore aggiunto e 1x rispetto al patrimonio, dunque in condizione di perseguire il consolidamento in modo attivo. Due di queste, Masi e Giordano (ora IWB) sono quotate, e Masi con questa operazione ha anche praticamente azzerato il suo debito (qui ancora a 23 milioni). Sarebbe il momento di passare all’azione, cercando di creare aziende piu’ grandi e piu’ forti… ma andiamo a leggere i dati insieme.

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Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2014 dati MBRes

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MARGINI 2015 0

 

Eccoci al secondo appuntamento con i dati 2014 dei maggiori produttori italiani. Oggi guardiamo a quanti soldi fanno e a quanto rende i loro capitale. Possiamo dire, anticipando anche quello che uscirà ad aprile in termini di dati cumulati, che il 2014 per le grandi aziende vinicole è stato un ottimo anno. Se è vero che il fatturato di questo campione di 25 aziende è cresciuto in maniera marginale (+1%) i margini sono migliorati circa alla stessa velocità dell’anno scorso. Per questo campione, il valore aggiunto è cresciuto del 6%, passando dal 19.6% al 20.5% del fatturato, mentre l’utile operativo è cresciuto del 12% circa, passando dal 6.5% al 7.2%. Il campione di utili resta Antinori, che come abbiamo commentato qualche settimana fa ha avuto un ottimo anno, con un progresso del valore aggiunto del 9% e dell’utile operativo del 17%. Antinori si conferma anche il produttore italiano (tra i grandi) più profittevole, con un margine del 30% del fatturato, precedendo Masi (finalmente incluso da Medioabanca!), Santa Margherita, Frescobaldi e Ruffino. Il tema del ritorno sul capitale è come sapete più subdolo, dato che premia le aziende con pochi investimenti, come gli imbottigliatori, che in questa fase del mercato (con prezzi delle materie prime in calo) sono riusciti a superare il 20% o addirittura il 30% (su capitali investiti molto limitati).

Andiamo dunque a commentare i principali dati insieme.

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