Dati Mediobanca


Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2017 – fonte: Mediobanca

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Le aziende italiane con oltre 50 milioni di fatturato nel 2017 secondo il rapporto Mediobanca (MBRes) sono 32. Quest’anno entra la veneta Pasqua ed è ricompare Mionetto, famosa azienda di Valdobbiadene. Mettendo insieme i numeri del 2017, si può dire che il 2017 è stato un buon anno dal punto di vista della crescita commerciale, tanto che il fatturato è cresciuto al medesimo ritmo del 2016, poco più del 5%. Anche per il valore aggiunto si può dire lo stesso anche se come abbiamo già visto nei commenti delle singole aziende, la scarsa vendemmia ha avuto degli impatti, soprattutto sulle aziende fortemente integrate come quelle toscane. A prima vista, sono andate molto meglio le cooperative e gli operatori poco integrati verticalmente. Il dato cumulato sul valore aggiunto di queste 32 aziende è 866 milioni, +9% rispetto al 2016 e circa +7% annuo rispetto al dato (indicizzato) relativo al 2012. La leadership dal punto di vista del fatturato è sempre saldamente nelle mani di GIV (che cresce del 5% nel 2017, più di quanto mostrato in passato), che con Cantine Riunite/CIV sfonda quota 600 milioni di euro. Dal punto di vista del valore aggiunto, la leadership è di Antinori con 132 milioni di euro, in leggero calo sul 2016. Passiamo ad analizzare qualche dato insieme:

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I risultati 2016 delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca

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La previsione dell’anno scorso era che il segmento degli spumanti non sarebbe riuscito a trasformare completamente l’ottimo andamento delle vendite in profitti si è avverata. I dati 2016 che presentiamo oggi sono relativi alle principali aziende spumantistiche italiane (32 aziende) con oltre 1.5 miliardi di euro di fatturato (dato 2017) e esportazioni per circa 650 milioni (contro circa 1.4 miliardi totale riportato da ISTAT). Come vedete dalla tabella allegata, a fronte di un incremento delle vendite del 13%, nel 2016 il margine operativo lordo è cresciuto soltanto del 4% e l’utile operativo del 2%, a causa dell’incremento del costo delle materie prime (costato circa 7 punti percentuali dei circa 10 persi per strada nel 2016), del costo del personale (1 punto) e dei maggiori investimenti richiesti dall’attività e dalla crescita (2 punti). A “salvare” l’anno sono intervenuti dei benefici “sotto la linea” operativa come i proventi finanziari e straordinari che hanno comunque consentito di realizzare un utile netto cumulato di 86 milioni, il più elevato dal 2008 a questa parte. Il confronto con il campione totale naturalmente è impari: come vedrete dai grafici interni il differenziale sulla crescita delle vendite si allarga (ma si restringe quello sui margini). Il 2017 potrebbe essere un anno simile: le vendite crescono del 10% e probabilmente gli utili cresceranno di nuovo un po’ di meno, mentre il 2018, con un ulteriore moderazione della crescita delle vendite potrebbe portare a una minore tensione sui prezzi delle materie e quindi, finalmente, a un miglioramento dei margini. Vedremo se la proiezione è corretta! Intanto commentiamo qualche numero insieme.

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I canali di vendita del vino e tipologia di etichette – indagine Mediobanca 2017

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L’analisi dell’evoluzione dei canali di vendita del vino è giocoforza un esercizio di lungo termine. Il cambiamento graduale del campione e la sua parzialità (infatti l’analisi si riferisce al 60% circa del campione Mediobanca) possono determinare piccoli scostamenti tra un anno e l’altro ma la verità di lungo termine non cambia. Per esempio, i dati 2017 che vedete pubblicati mostrano un leggero calo della vendita diretta in % al totale delle vendite, ma si tratta di un dato che si confronta con un forte balzo dello scorso anno ed è allineato a un trend di crescita di lungo termine. È invece in piena coerenza con i dati osservati negli anni passati il calo del peso della grande distribuzione, che comunque resta pur sempre il canale preponderante di distribuzione del vino (ad esclusione dei prodotti sopra i 25 euro, che continuano a essere un segmento in mano alla distribuzione tradizionale e al canale Ho.Re.Ca.). Mediobanca ha poi anche aggiornato al 2018 la lista delle etichette; ne ha censite mediamente 143 per azienda, per un totale di circa 8000. DOC/DOCG e “grandi vini” sono in costante crescita e rappresentano nell’indagine 2018 il 54.6% del totale, un ulteriore piccolo passo in avanti rispetto al 2016 su cui si nota l’aumento soprattutto da parte delle cooperative. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2016

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Eccoci alla parte più rappresentativa del campione Mediobanca, che nell’indagine ha allargato il campione a 94 aziende a controllo italiano e non cooperative, con fatturato oltre 25 milioni di euro. In questi dati troviamo diverse cose commentate qualche giorno fa, quelle positive di sicuro, mentre quelle negative qui diventano o neutre o leggermente positive. Mi riferisco all’andamento dei margini, leggermente in crescita per le aziende, e del ritorno sul capitale, anch’esso in progressione, sebbene a ritmi più contenuti che in passato. In generale il 2016 è stato di nuovo un buon anno: le vendite crescono del 5%, un po’ meno del 2015 (ma nel 2017 sono previste in ri-accelerazione, +6.5%), il MOL sale del 6.5% e l’utile operativo dell’8%, toccando quota 10% sul fatturato e 378 milioni di euro. In un’ottica decennale, che ormai possiamo permetterci avendo i dati indicizzati addirittura dal 2004, la crescita del settore vinicolo privato italiano è del 5% a livello di fatturato e di utile operativo, del 5.6% annuo a livello di capitale investito e dell’1.4% nel numero dei dipendenti (ma qui ovviamente stiamo parlando di teste e non di euro, mentre in termini di costo del personale la dinamica è simile agli altri dati, +4.8% annuo). Ma passiamo a commentare qualche dato particolare.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2016 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca appena pubblicato aggiorna al 2016 i dati aggregati delle aziende vinicole italiane. Partiamo oggi con il primo di 3-4 articoli che concentreranno la loro attenzione ai diversi segmenti del campione: le cooperative, le aziende private e poi quelle focalizzate sullo spumante. La considerazione generale che emerge dal rapporto è moderatamente positiva. Dico moderatamene perché a fronte di una serie di aspetti positivi, primo tra tutti l’incremento del campione da 140 a 155 aziende (con fatturato sopra 25 milioni), c’è anche altro. Primo tra tutti, il fatto che il forte incremento degli utili del settore nel 2016 (ma anche nei due-tre anni precedenti) viene più dai benefici di ordine finanziario (meno debiti e meno costo del debito), fiscali (meno tasse) e non operativi (guadagni straordinari), che non dalla parte operativa, quindi maggiori utili che derivano da più vendite, a loro volta legate agli investimenti. Dentro tutte queste considerazioni ci sono tanti “se” e tanti “ma”: oggi il settore paga il 26% di tasse che forse è un’imposizione “giusta” ed era sbagliata prima (oltre il 40%). Oppure, che il mancato miglioramento dei margini è dovuto alle cooperative e al segmento degli spumanti. Vedremo nel post più in dettaglio.

Comunque, tutte queste cose bollono in pentola. Per partire, diciamo che queste 155 aziende che rappresentano il 66% delle esportazioni circa il 70% delle vendite totali del settore e degli addetti. Hanno fatturato nel 2016 7.2 miliardi di euro, +5%, generando 464 milioni di utile operativo, con un margine stabile, e un utile netto di 336 milioni, in crescita del 24% sul 2015. Per il 2017, i dati preliminari di Mediobanca (che l’anno scorso avevano leggermente sovrastimato la performance effettiva) dicono +6.5%, quindi accelerazione, con l’Italia in crescita del 5% e le esportazioni dell’8%. Passiamo a commentare qualche altro dato di dettaglio.

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