Dati Mediobanca


I risultati 2013 delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca

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Mentre analizzavo i numeri per questo post sui risultati delle aziende focalizzate sullo spumante, mi è venuta in mente una discussione con un famoso imprenditore vinicolo, al quale facevo notare che la sua azienda fosse sana e profittevole ma senza una adeguata esposizione agli spumanti. La sua risposta fu che se era facile fare fatturato e crescere, era molto più difficile fare i soldi, e lui quello voleva. Ebbene, i dati riassuntivi delle 31 principali aziende e cooperative focalizzate sugli spumanti proprio quello ci dicono: in media, non si fanno più soldi che nel totalone del rapporto Mediobanca: la crescita delle vendite è simile perchè a una maggiore dinamica esportativa si accoppia una maggiore esposizione al mercato domestico, mentre i margini e il ritorno sul capitale per quanto in recupero non sono migliori del campione. Ci sono naturamente tanti se e tanti ma: per esempio, i numeri di Ca del Bosco sono “migliorativi” per i margini di Santa Margherita,  e magari il peso delle cooperative è diverso dentro gli spumanti rispetto che a totale del campione, però questi dati pongono ancora una volta una domanda: gli spumanti sono sulla bocca di tutti per la grande crescita estera, che potete vedere nei grafici. Ma si fanno veramente più soldi? Leggiamo i numer insieme.

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I risultati delle cooperative vinicole – rapporto Mediobanca 2014

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In questo post pre fine settimana ci concentriamo sui risultati delle cooperative vinicole nel 2013, come riportati dal rapporto Mediobanca pubblicato lo scorso marzo. Due sono le cose che saltano all’occhio in questi numeri: 1) che nel 2013 le cooperative hanno avuto un anno “commercialmente” molto migliore dei precedenti, con una crescita del fatturato del 7% (contro il 6% delle aziende), e un balzo dell’11% delle esportazioni (lo storico tallone d’Achille del settore, contro il +9% realizzato dalle aziende). Il secondo è un ritmo di investimenti che è rimasto sostenuto (contro un calo piuttosto visibile per le aziende, che però avevano investito molto di più nel 2012), che ha determinato un livello di debito stabile (quando invece per le aziende il debito è calato). Infine, le cooperative prese in esame hanno ridotto il personale, -1% a 4373 dipendenti, in controtendenza rispetto all’andamento delle vendite e all’evidenza delle aziende, che invece hanno avuto un leggero incremento della forza lavoro (+0.6%). Passiamo a leggere i numeri.

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I risultati delle aziende vinicole italiane (ex cooperative) – rapporto Mediobanca 2014

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Fonte: Rapporto Mediobanca

Come abbiamo visto qualche giorno fa, il 2013 è stato un buon anno per il settore. Le aziende (quindi escludendo le cooperative) sono riuscite sia a migliorare i margini di profitto che a ridurre l’indebitamento, in un anno in cui a dire il vero il ciclo degli investimenti ha visto uno dei punti più bassi degli ultimi anni (quasi la metà del normale se fatta in proporzione al fatturato). Nel 2014 la dinamica del fatturato sarà meno positiva, data la combinazione di prezzi in stabilizzazione in Italia e rallentamento delle esportazioni, ma resta comunque uno scenario di fondo positivo, che probabilmente continuerà nel 2015 grazie al graduale indebolimento dell’euro e al calo del prezzo del petrolio, con l’impatto positivo che ciò ha sui costi di produzione. Tornando al 2013, è incoraggiante vedere che queste 75 aziende siano infine riuscite a “riguadagnare” quota 8% in termini di ritorno sul capitale. Un segnale incoraggiante che potrebbe rendere finalmente più appetibile l’investimento nel settore del vino di capitali che finora erano rimasti lontani. Leggiamo i numeri principali insieme.

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I canali di vendita del vino in Italia nel 2014 – indagine Mediobanca

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L’indagine sui canali di vendita ha coinvolto il 77% delle aziende del campione. Secondo Mediobanca, in 20 anni in cui questa indagine viene condotta, il numero delle etichette è più che raddoppiato (+123% a 3600). Come vengono distribuiti i vini in Italia e come sta cambiando la distribuzione. Beh, i numeri del 2014 offrono qualche spunto in più degli anni passati. Innanzitutto “culmina” la crisi delle vendite di vino nel canale Ho.Re.Ca., dove secondo il sondaggio viene veicolato soltanto il 15% del vino, principalmente dalle aziende private. In secondo luogo, i dati mostrano un livello mai visto in precedenza della vendita diretta, superiore al 10% per il totale dei vini e oltre il 15% per i grandi vini. Potrebbe essere il segno che finalmente anche in Italia le cantine si strutturano per ricevere gli ospiti e vendere il vino. All’incremento della vendita diretta sembra corrispondere come controaltare la riduzione del canale all’ingrosso e di altri intermediari. Infine, la grande distribuzione sembra  aver abbandonato i vini oltre i 25 euro, che in tempi di crisi sono ovviamente difficili da vendere…

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2013 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto di Mediobanca, pubblicato in corrispondenza del Vinitaly, evidenzia gli ottimi risultati ottenuti nel 2013 dalle maggiori cantine italiane, come abbiamo anche noi testimoniato azienda per azienda negli ultimi mesi. Il fatturato è stato spinto dalle esportazioni da un lato (ricordiamo che queste 122 aziende rappresentano il 60% delle esportazioni italiane di vino) e dai prezzi in crescita in Italia, causa l’incremento dei prezzi del vino sfuso. I numeri del 2013 si possono così riassumere: fatturato in crescita del 6%, margine operativo lordo +11%, utile operativo +19%. L’utile netto, meno rappresentativo scende a causa delle componenti non operative. Migliora anche la struttura finanziaria, con un debito in calo in valore assoluto (aiutato anche da una annata magra in termini di investimenti), ma ancora di più in confronto alla generazione di cassa. Il rapporto con il MOL scende a 4.5 volte, il valore più contenuto dal 2006 a questa parte. In conclusione, il 2013 è stata una buona annata per il vino italiano. Il 2014 promette ancora bene, anche se le prime indicazioni sul fatturato di queste aziende sono di una crescita inferiore al 2%: il calo dei costi delle materie prime dovrebbe aver consentito un ulteriore miglioramento dei margini. Andiamo nel dettaglio dei numeri.

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