Dati Mediobanca


I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane nel 2012 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca racchiude numerosi spunti di discussione sull’andamento dei settore vinicolo italiano, con riferimento ai risultati 2008-2012, che vengono qui arricchiti con una concatenazione ai dati storici per dare un respiro di più lungo termine (nel passato) degli indicatori di crescita e di profittabilità del settore.

Oggi apriamo questa serie di post con i risultati globali del settore, che nel 2012 è stato martoriato da un pesante incremento del costo delle materie prime (leggi prezzo all’origine delle uve) causato dalle recenti scarse vendemmie. E apriamo con una cruda analisi che vorrei ancora una volta rilanciare.

Detto in altri termini: dietro a tutti questi articoli trionfali sul vino italiano, sul suo successo all’estero, sulla crescita delle esportazioni e via dicendo si cela una dura verità: nel 2012 a fronte di un incremento delle vendite aggregate di queste 111 aziende dell’8% (bel numero), il valore aggiunto è rimasto fermo, il MOL è sceso dell’1%, l’utile operativo del 5% e l’utile netto ha fatto -2%. L’indebitamento cumulato del settore è cresciuto del 6% contro il +4% del patrimonio degli azionisti. Tradotto: i risultati sono stati pessimi. E’ questione di un anno? No, purtroppo. Su 10 anni 2002-2012, le vendite crescono del 4.4% annuo, il MOL soltanto del 2% e l’utile operativo e quello netto dell’1%. E’ colpa delle cooperative? Nemmeno. Se restringiamo i dati alle aziende, come vedremo tra qualche giorno troviamo delle conclusioni molto simili. Il mondo del vino italiano non riesce a tradurre in profitti i successi commerciali che ottiene nel mondo. C’è un mercato locale che non aiuta? Certamente. C’è però un problema più importante. Le aziende sono troppo piccole rispetto alla dimensione del mercato e alla competizione di altri paesi produttori. Gli investimenti degli ultimi anni forse sono stati sbagliati, dato che nel 2000 il ritorno sul capitale sfiorava il 10% e oggi sta al 7%. Al di là degli appelli di “fare sistema” lanciati da una persona a me molto cara (alla quale dico sempre che in Italia ci vorrebbero una decina di imprenditori come lui nel mondo del vino italiano), è necessario costruire aziende più grandi e profittevoli. Forse anche per questo, Mediobanca da anni scrive questo rapporto: un giorno o l’altro dopo tanti soldi spesi per farlo verrà il momento di incassare con qualche commissione su operazioni di M&A o, chissà, quotazione in borsa. E adesso passiamo ai numeri con l’avvertenza che qui dentro ci sono tante cooperative, quindi i dati sui margini sono un po’ sballati…

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2012, MBRes

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Eccoci alla terza e ultima puntata delle classifiche di Mediobanca relative alle principali aziende italiane, dalla quale noi estrapoliamo e integriamo i dati delle aziende vinicole. Ci occupiamo oggi di mettere in fila il settore in base alla salute finanziaria, cioè al livello di debito e alla sua relativa sostenibilità. Chi legge queste pagine forse si annoierà ma il grafico qui sopra, che sembra così complicato posiziona i principali operatori in base a due parametri: quello verticale, rapporta il debito al patrimonio dei soci, “quanto ci hanno messo i creditori rispetto a quanto ci hanno messo i soci”; quello orizzontale rapporta il debito al valore aggiunto, cioè a una misura di generazione di profitti, per dire “quanto è il debito rispetto alla capacità dell’azienda di ripagarlo attraverso la sua attività”. Cosa vedete dal grafico che poi vedrete nei tabelloni interni? Beh, che le due misure sono sostanzialmente correlate, il debito è debito, in fondo. Che come ci si aspetterebbe, le cooperative sono “sopra la linea”, perchè hanno patrimonio a supportare il debito ma non utili; leggerete che ci sono in Italia aziende molto indebitate come Gancia (ricordate un post nel 2008 su queste pagine che parlava della sua ristrutturazione) e di aziende come Antinori che hanno promosso importanti investimenti senza mettere a repentaglio la solidità finanziaria dell’azienda. Insomma, se vi interessa, “voltate pagina” e proseguite la lettura!

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Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2012 dati MBRes

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Per un analista finanziario come me questo è forse il post più professionale dell’anno. Oggi infatti confrontiamo gli utili delle aziende vinicole del 2012 e quanto hanno reso per i loro proprietari e investitori. Dobbiamo subito dire che come abbiamo già discusso nelle sessioni sui singoli bilanci il 2012 è stato un anno di fatturato in forte crescita ma di margini di profitto in calo. Anche questo campione di 20 aziende porta alla medesima conclusione. Gli utili operativi sono cresciuti soltanto del 2% (valore cumulato), quando le vendite sono cresciute del 7%. Quindi, se molti sono riusciti a far crescere gli utili in valore assoluto, quasi nessuno è riuscito a migliorare i margini (la sola eccezione evidente sembra essere Zonin). Un po’ meglio sembra essere andata se si confrontano gli utili con il capitale investito, che non è cresciuto molto per via di un ciclo di investimenti ancora piuttosto sottotono (forse fatta eccezione per il mega impianto di Antinori). Da questo punto di vista, diversi operatori (Zonin e Santa Margherita su tutti) sembrano essere riusciti a migliorare i ritorni. Detto questo, non ci resta che ricordare i “campioni italiani” di redditività, che sono le aziende toscane (Antinori, Frescobaldi, Banfi e la risorta Ruffino, tutte fortemente integrate nella produzione di materia prima) e Santa Margherita. E i campioni italiani del ritorno sul capitale, cioè di quanto rende il capitale così come definito nel bilancio. In questo caso a svettare è chiaramente Santa Margherita, sopra il 15%, seguita da Ruffino e Zonin, entrambe “nuove arrivate” da questo punto di vista a fronte degli eccellenti risultati recenti.

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Classifica fatturato aziende vinicole italiane 2012 – fonte: Mediobanca

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Il 2012 (e il 2011) sono stati gli anni in cui i forti incrementi del costo delle materie prime si sono trasferiti sui prezzi del vino. Commentiamo quindi una classifica dove non soltanto chi ha avuto vendite stabili è sceso in graduatoria, ma anche chi non è cresciuto a sufficienza è indietreggiato. Un aspetto positivo di questa crescita, che per le 20 aziende qui analizzate (sopra a 50 milioni di vendite) è stata del 7% circa, è che abbiamo finalmente 11 aziende che fatturano più di 100 milioni (erano 8-9 soltanto fino allo scorso anno). Di queste, 5 sono cooperative e 6 sono aziende private. La seconda considerazione è che queste aziende ormai sembrano crescere circa il doppio rispetto al resto del settore, che sempre secondo Mediobanca aveva generate un +4% nel 2012 (tutte le aziende sopra i 20 milioni di vendite).

Il leader resta sempre GIV, con 371 milioni di venditte (che scenderanno a fronte del deconsolidamento della divisione Coltiva, nel 2013). Se sommassimo GIV con il suo azionista Cantine Riunite/CIV arriveremmo a 550 milioni circa di fatturato. Questo secondo tutti è “il leader” di mercato. Andiamo ad analizzare i numeri insieme.

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Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2003-2012

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Apriamo la settimana con l’aggiornamento del post sul settore delle bevande e il confronto con il settore vino. Dunque, qui analizziamo i dati sulle bevande alcoliche e analcoliche delle principali aziende italiane, cumulati fino al 2012 e li confrontiamo (ancora) con i dati fino al 2011 delle aziende vinicole. I numeri confermano che il settore del vino cresce più di quello generalizzato delle bevande, grazie alla propensione alle esportazioni. E’ presumibile ritenere che lo stesso valga per il 2012. Invece, quello che non sembra confermato è il miglioramento dei margini e del ritorno sul capitale rispetto al resto del settore, dovuto al forte rincaro delle materie prime visto nel 2011. Dal punto di vista dell’indebitamento e della struttura finanziaria, infine, il resto del settore delle bevande sembra avere fatto maggiori progressi di quello del vino. Vediamo insieme i principali dati.

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