Dati Mediobanca


Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2003-2012

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Apriamo la settimana con l’aggiornamento del post sul settore delle bevande e il confronto con il settore vino. Dunque, qui analizziamo i dati sulle bevande alcoliche e analcoliche delle principali aziende italiane, cumulati fino al 2012 e li confrontiamo (ancora) con i dati fino al 2011 delle aziende vinicole. I numeri confermano che il settore del vino cresce più di quello generalizzato delle bevande, grazie alla propensione alle esportazioni. E’ presumibile ritenere che lo stesso valga per il 2012. Invece, quello che non sembra confermato è il miglioramento dei margini e del ritorno sul capitale rispetto al resto del settore, dovuto al forte rincaro delle materie prime visto nel 2011. Dal punto di vista dell’indebitamento e della struttura finanziaria, infine, il resto del settore delle bevande sembra avere fatto maggiori progressi di quello del vino. Vediamo insieme i principali dati.

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I risultati delle aziende vinicole nel 2011 – rapporto Mediobanca

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Fonte: rapporto Mediobanca 2013

Nell’ambito del rapporto Mediobanca ci focalizziamo oggi sul sottogruppo delle aziende vinicole italiane, lasciando quindi fuori le cooperative che, data la mancanza dello scopo di lucro, “sporcano” i dati con i loro bilanci in forzato pareggio. L’analisi dei dati 2011 ci pone davanti al seguente quadro: (1) le vendite sono cresciute del 9%, grazie al fatturato estero, ma gli utili non sono aumentati, determinando una riduzione dei margini; (2) ciò è determinato sia da un incremento dei costi esterni (materie prime), che dell’incremento del costo del personale; (3) la generazione di cassa è stata salvaguardata dal contenimento degli investimenti, che sono stati al livello più basso degli ultimi anni. Anzi, per la prima volta sono stati inferiori agli ammortamenti, segnalando un graduale decremento della propensione agli investimenti che avevamo già osservato nel post precedente. Analizziamo i dati in dettaglio, con la annotazione che rispetto all’anno passato qualche azienda è stata riclassificata dalle aziende italiane alle aziende cooperative o estere (Gancia? Ruffino?). Se confrontate gli anni, quindi, tenete conto che la “base” delle 72 aziende qui analizzate è cambiata. Nel 2010 questa base fattura 2431 milioni, nel rapporto precedente ne fatturava 2451 milioni su 75 aziende.

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I canali di vendita del vino in Italia nel 2012 – indagine Mediobanca

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La distribuzione del vino in Italia resta una porzione della catena del valore del vino in movimento. Lo dicono questi dati di Mediobanca, dove il segnale più evidente è relativo al rafforzamento della grande distribuzione. Come ho avuto modo di commentare anche in passato, questa statistica è di difficile confronto nel tempo, dato che il campione tende a cambiare. I trend però sono chiari. Lo stesso rapporto Mediobanca chiarisce che su un campione omogeneo, tra il 2002 e il 2012 il peso delle vendite nella GDO è cresciuto dal 35% al 47%. Ora, questo numero nelle nostre tabelle è il 45%, ma certamente con l’allargamento del campione dove entrano aziende più piccole, una piccola sottostima ci può stare. Il secondo segnale è quello dell’ulteriore indebolimento dei canali “a maggior valore aggiunto”, cioè le enoteche e winebar e il canale Horeca. La loro quota e’ del 27% ed è calata di quasi 2 punti sul 2011. Di più, nel segmento dei grandi vini, dove questo canale mantiene la leadership, la quota è nel 2012 del 62% contro il 70% degli scorsi anni. Segno che grande distribuzione e canali alternativi, dopo aver preso la parte preponderante del mercato dei vini sotto i 25 euro, ora si stanno muovendo anche nel segmento “ultrapremium”. Entriamo nel dettaglio.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane nel 2011 – rapporto Mediobanca

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Commentiamo il rapporto Mediobanca, cominciando “a volo d’uccello” con una panoramica di quello che è successo nel 2011 (perché di questo anno si parla). Ricordo che si tratta del cumulo dei risultati di 108 aziende vinicole con oltre 25 milioni di vendite e che I Numeri del Vino procede a una sorta di concatenazione di questi dati con quelli del passato per fornire un quadro di lungo termine di sviluppo del settore. Quali sono le principali evidenze del rapporto sul 2011? (1) Evoluzione molto positiva delle vendite (+9%, di cui +13% all’estero) che dovrebbe essere continuata nel 2012 (+7%) a fronte dei forti rincari delle materie prime e della spinta delle esportazioni; (2) riduzione dei margini di profitto (MOL sulle vendite dal 9.6% al 9.3% a fronte di un incremento dei consumi dall’80% all’80.8% del fatturato), che risulta ancora più evidente ove si considerino soltanto le aziende, escludendo le cooperative. Ciò implica che l’aumento dei costi delle materie prime e del personale ha “mangiato” praticamente tutto l’incremento delle vendite; (3) un pesante calo degli investimenti nel settore, i più bassi dal 2000 a questa parte sia in valore assoluto (meno di 200 milioni per queste aziende) che in termini relativi (per la prima volta sotto il 4% delle vendite). Proprio quest’ultimo dato è forse il più importante indicatore su cui ragionare in futuro: anche il mondo del vino sta “disinvestendo”? Il grafico proprio proprio qui sotto nel post vi mostra chiaramente che non sembra essere soltanto una tendenza di breve termine… secondo il rapporto nel 2012 gli investimenti si sarebbero ripresi del 10%. Vedremo.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2011, MBRes

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Eccoci alla terza e ultima puntata delle classifiche delle principali aziende 2011 come pubblicate dal rapporto Mediobanca sulle principali aziende italiane. Oggi ci occupiamo del debito, con le solite avvertenze: talvolta i numeri qui riportati non sono esattamente in linea con quelli dei bilanci perchè sono censiti da una azienda indipendente; seconda avvertenza, quest’anno manca Giordano. Partiamo dalla fine, cioè dalle conclusioni: (1) le principali aziende italiane sono in fase di “deleveraging”, cioè di riduzione della leva finanziaria. Come ben sapete il costo del debito sta salendo in modo vigoroso una volta che le linee di finanziamento devono essere rinnovate, a causa dell’aumento rischio percepito dell’Italia. Questo, oltre al completamento di grandi piani di investimento di alcune grandi aziende, ha consentito una riduzione leggera del debito, soprattutto in corrispondenza di un quadro, visto nei post precedenti, di una crescita degli utili. Il debito di questo campione di aziende è sceso da 927 milioni a 923 milioni. (2) Il calo del debito è stato concentrato tra le grandi cooperative, mentre le aziende hanno ancora visto un leggero incremento. (3) i rapporti di debito su patrionio, su valore aggiunto e su fatturato puntano tutti a un miglioramento rispetto allo scorso anno, sia per le aziende che per le cooperative. (4) Se guardiamo alle singole aziende, le aziende che hanno ridotto maggiormente il debito rispetto al 2010 sono state GIV, Antinori, CAVIRO, Ruffino, Frescobaldi, Banfi, CAVIT, Cantina di Soave e CEVICO. Dall’altra parte, le aziende che hanno incrementato i debiti sono state Cantine Riunite, Santa Margherita, Gancia, Zonin, Botter e Martini. Quest’ultima merita un discorso a parte visto che ci deve essere stata un’operazione straordinaria per far crescere artificialmente il debito. Andiamo nei numeri in maggiore dettaglio.

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