dati finanziari


Zonin – risultati e analisi bilancio 2008

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La Casa Vinicola Zonin e’ probabilmente una delle poche grandi aziende vinicole italiane che nel 2008 ha presentato conti in significativo miglioramento rispetto all’anno precedente. Il bilancio che l’azienda ci ha gentilmente fornito parla di una crescita del fatturato superiore al 10%; ma i segnali positivi sono in tutto il bilancio: il costo del personale e’ rimasto stabile, liberando risorse per l’investimento in marketing e per un miglioramento dei margini, che pur rimangono bassi se consideriamo il significativo grado di integrazione verticale dell’azienda (che possiede 1800 ettari di vigneto). Infine il debito ha smesso di crescere e si e’ fermato a 32 milioni, nonostante l’incremento del capitale circolante (magazzino ma sopratttutto crediti verso clienti, per i quali si fa chiara menzione della difficolta’ di incasso), presumibilmente grazie a una politica di investimento piu’ oculata rispetto agli anni passati. La cosmetica del bilancio e’ stata poi aiutata dalla rivalutazione degli immobili che il gruppo ha operato per EUR12 milioni, e che dara’ luogo a tasse per circa 0.3 milioni quest’anno. Riportando il valore di bilancio di queste attivita’ al loro valore di perizia, il gruppo ha “arricchito” il suo patrimonio netto riportandolo al di sopra del debito. Il debito c’e’ sempre, ma con questa azione appare piu’ sostenibile rispetto al valore del patrimonio; resta sempre molto elevato ove confrontato con il livello del margine operativo lordo (EUR5 milioni).


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E il 2009? Zonin non cela che i progressi mostrati nel corso del 2008 sono destinati a continuare quest’anno, che potrebbe essere un anno orribile per le aziende che operano nel mondo del vino. Si potrebbe quindi dire che un presunto malato del mondo del vino italiano, come lo si poteva definire un paio di anni fa, e’ oggi uscito dalla convalescenza. I margini pero’ non sono ancora quelli giusti: se il 2009 mostra segni di ulteriore crescita di fatturato potremmo assistere a un ulteriore passo in avanti.
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Masi – risultati 2008

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Masi e’ una delle migliori aziende italiane e per lungo tempo e’ stata oggetto di voci circa la sua possible acquisizione. Purtroppo, sono ormai passati due anni di chiamate e fax inviati all’azienda per ottenere il bilancio senza risposta. Il bilancio non ce l’ho, ma attraverso il collegamento a una banca dati sono riuscito a scaricare i numeri del bilancio 2007 e 2008, di cui vi scrivo oggi. Mancano tanti dettagli rispetto al documento di bilancio, primo tra tutti l’andamento delle vendite per mercato, ma anche gli investimenti e il commento degli amministratori (inclusa la famosa “evoluzione prevedibile della gestione”), ma per il moment dobbiamo accontentarci di quello che passa il convento. Facciamo con quello che abbiamo sperando di ricevere i prossimi bilanci.


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Cottin Freres – risultati primo semestre 2009

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Cottin Freres ha chiuso il primo semestre 2009 (Ottobre 2008-Marzo 2009) con dei risultati tutto sommato dignitosi. Va pero’ detto che il periodo leggermente spostato indietro rispetto al semestre solare potrebbe aver favorito il gruppo. Infatti, nel corso del secondo semestre l’azienda ha anticipato una perdita netta per il 2009 nell’ordine di EUR2.5m, che si confronta con una perdita del primo semestre di EUR0.9m: il secondo semestre dovrebbe quindi chiudere con una perdita di EUR1.6m rispetto a un rosso di EUR0.2m del corrispondente periodo dello scorso anno. L’azienda ha intrapreso un piano di ristrutturazione (costo EUR0.2m) che portera’ al taglio di 7 dipendenti rispetto a un totale di 90.


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Il valore del mercato del vino mondiale – stima Calwine 2008

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L’ente americano Calwine (California Wine export program) e’ una fonte di informazioni preziose ma talvolta anche curiose. L’argomento di oggi e’ futile, ma molto curioso. Calwine ha stimato il valore di mercato del vino mondiale al dettaglio. Che numero esce? 224.5 miliardi di dollari. La cosa curiosa e’ come ha fatto, avendo usato un metodo molto ingegnoso.
Vado a spiegare. Calwine ha preso da OIV la statistica di consumo mondiale di vino, poi ha preso la media di prezzo al litro delle esportazioni mondiali di vino e ha assunto che questa media mondiale sia di fatto il valore all’origine del vino. Di tutto il vino del mondo. Quindi ha fatto 24.5 miliardi di litri di vino moltiplicato 3.22 dollari al litro. E ha trovato cosi’ il primo numerone 78.8 miliardi di euro. Poi ha cominciato a ipotizzare i costi di trasporto sia all’export che interni (0.90 dollari al litro), le accise sulle esportazioni, le tasse locali e l’IVA (1.24 dollari al litro), il ricarico del distributore (30%) e quello del dettagliante (30%).


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Distell – risultati al 30 giugno 2009

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Distell ha chiuso il bilancio annuale al 30 giugno 2009 mostrando un incremento delle vendite ma con dei margini in leggera contrazione. L’azienda sudafricana (che ricordiamo ha poco meno della meta’ delle vendite nel segmento vino), ha continuato a investire e acquisire altre aziende. Il quadro di fine 2009 ci mostra un leggero debito (rispetto alla posizione finanziaria neutra dello scorso anno). L’azienda continua a essere trainata dalle vendite all’estero: nel 2008/09 i volumi di vendita di vino all’export sono cresciuti del 21% e gli utili che l’azienda realizza fuori dal Sud Africa hanno ormai superato il 20% del totale. Ma qualche problema lo hanno avuto anche loro: le cancellazioni di alcuni ordini fuori dal Sud Africa ha obbligato l’azienda ad abbassare i prezzi sul mercato domestico. E questo in parte spiega, come vedremo, il calo del margine sulle vendite (in percentuale, non in valore assoluto). Che cosa dicono del futuro? Non dicono, nel senso che parlano di qualche timido segnale di recupero, del fatto che il Sud Africa non ha scampato la crisi. Si limitano a una timida considerazione sulla forza dei loro prodotti e sulla volonta’ di continuare a perseguire la strategia di crescita.
Le vendite sono cresciute del 15.4% a 10.8 miliardi di Rand. Questa crescita si divide in un +10% in Sud Africa (dove i volumi di vino hanno fatto +1% e dove l’azienda fa il 75% delle vendite), un +50% nel resto dell’Africa e un +25% nel resto del mondo.


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