dati finanziari


Laurent Perrier – risultati primo semestre 2012

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Laurent Perrier è l’ultima delle aziende che guardiamo a chiudere i conti del primo semestre (marzo-settembre), ma i risultati che ci mostra “non sono nuovi”. Ossia, al di là dell’andamento commerciale (che per LP è decisamente migliore dei concorrenti), i margini sono in calo dopo il forte rimbalzo del 2011, dovuto alla scelta di ridurre le rese agricole, ma anche per l’aumento dei costi commerciali che si riferisce in particolare all’azienda. Laurent Perrier mantiene gli stessi rapporti patrimoniali dello scorso anno, ma resta con un livello di indebitamento piuttosto importante, sia rispetto al magazzino che rispetto al patrimonio netto. I prossimi 6 mesi non saranno eccezionali, il management lo ha già sottolineato: anche se non siamo di fronte a un nuovo 2009, i prossimi mesi non saranno facili in Francia e in Europa anche a causa di una base di confronto difficile (+9% nel caso specifico). Andiamo a vedere i numeri.

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Campari – risultati primi 9 mesi 2012

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Le vendite di vino di Campari si avvicinano all’appuntamento chiave dell’ultimo trimestre dell’anno con un miglioramento del trend delle vendite grazie all’area extraeuropea e agli accordi di distribuzione. Nel terzo trimestre, il fatturato è cresciuto rispetto allo scorso anno, a differenza di quanto è successo nella prima parte dell’anno, ma ciò è interamente da attribuirsi alla politica di espandersi nella distribuzione (circa il 2%) e all’effetto benefico dei cambi. In particolare, le vendite italiane hanno sofferto un terzo trimestre particolarmente debole nel segmento della ristorazione, le vendite in Europa sono rallentate dopo un buon secondo trimestre e il tutto è stato compensato da un forte recupero nell’area americana e nel resto del mondo. Le prospettive sono cattive e l’articolo 62 (vedere commento finale) aggiungerà al clima non buono nei prossimi mesi… ma vediamo i numeri.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2011, MBRes

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Eccoci alla terza e ultima puntata delle classifiche delle principali aziende 2011 come pubblicate dal rapporto Mediobanca sulle principali aziende italiane. Oggi ci occupiamo del debito, con le solite avvertenze: talvolta i numeri qui riportati non sono esattamente in linea con quelli dei bilanci perchè sono censiti da una azienda indipendente; seconda avvertenza, quest’anno manca Giordano. Partiamo dalla fine, cioè dalle conclusioni: (1) le principali aziende italiane sono in fase di “deleveraging”, cioè di riduzione della leva finanziaria. Come ben sapete il costo del debito sta salendo in modo vigoroso una volta che le linee di finanziamento devono essere rinnovate, a causa dell’aumento rischio percepito dell’Italia. Questo, oltre al completamento di grandi piani di investimento di alcune grandi aziende, ha consentito una riduzione leggera del debito, soprattutto in corrispondenza di un quadro, visto nei post precedenti, di una crescita degli utili. Il debito di questo campione di aziende è sceso da 927 milioni a 923 milioni. (2) Il calo del debito è stato concentrato tra le grandi cooperative, mentre le aziende hanno ancora visto un leggero incremento. (3) i rapporti di debito su patrionio, su valore aggiunto e su fatturato puntano tutti a un miglioramento rispetto allo scorso anno, sia per le aziende che per le cooperative. (4) Se guardiamo alle singole aziende, le aziende che hanno ridotto maggiormente il debito rispetto al 2010 sono state GIV, Antinori, CAVIRO, Ruffino, Frescobaldi, Banfi, CAVIT, Cantina di Soave e CEVICO. Dall’altra parte, le aziende che hanno incrementato i debiti sono state Cantine Riunite, Santa Margherita, Gancia, Zonin, Botter e Martini. Quest’ultima merita un discorso a parte visto che ci deve essere stata un’operazione straordinaria per far crescere artificialmente il debito. Andiamo nei numeri in maggiore dettaglio.

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Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2011 dati MBRes

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E’ oggi il turno degli utili, dei margini e del ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole italiane nel 2011, sulla base del rapporto Mediobanca sulle principali aziende italiane. Dopo avervi avvertito di nuovo che manca Giordano, procediamo con le maggiori conclusioni dell’analisi. (1) il valore aggiunto e l’utile operativo delle prime 14-15 aziende e’ cresciuto del 4% circa nel 2011 rispetto al 2010, mentre l’incremento annuo negli ultimi 5 anni e’ stato del 3% circa. (2) nel 2011 si e’ verificata una diluizione del margine rispetto all’anno scorso, a fronte dell’incremento del costo delle materie prime. E’ difficile fare un calcolo preciso, ma il calo del margine è stato di circa 10-20 punti base (dal 6.1% al 5.9%, includendo le cooperative, dall’8.7% all’8.6% soltanto per le aziende), con un calo di circa 80-100 punti base del margine a livello del valore aggiunto. (3) il contentimento degli investimenti e dei costi del personale (il personale delle aziende è calato, quello del campione incluse le cooperative è stato stabile) ha consentito di assorbire quasi completamente il deterioramento del margine sulle materie prime. (4) il ritorno sul capitale delle aziende vinicole (escluse quindi le cooperative) è leggermente migliorato, dal 6.6% al 7%, contro il massimo del 7.5% raggiunto prima della crisi dalle medesime aziende. (5) Guardando invece alle singole aziende, i campioni italiani in termini di utili sono Antinori, Santa Margherita e Frescobaldi, tutte con un valore aggiunto e utile operativo in crescita nel 2011. Il GIV è per valore aggiunto la seconda realtà in Italia, ma il suo andamento è stato meno positivo dei concorrenti e il margine operativo è ancora piuttosto basso. (6) allargando lo sguardo sui 5 anni, tra le aziende Santa Margherita e Frescobaldi sono cresciute del 6% annuo, mentre Antinori del 5%. (7) Infine, nella classifica del ritorno sul capitale Santa Margherita (16% nel 2011) è largamente davanti alle altre grandi aziende, se escludiamo Botter che ha un’attività più commerciale. Il calcolo non è preciso come quello che si fa leggendo il bilancio ma è certamente coerente e questo è il valore aggiunto di questa analisi: i dati Mediobanca (a loro volta estratti da Bureau Van Dyck) mettono tutte le aziende sullo stesso piano.

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CAVIT – risultati e analisi di bilancio 2011-12

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Nell’esercizio terminato a maggio 2012 CAVIT ha mantenuto ricavi stabili ma ha migliorato sensibilmente la sua struttura finanziaria, riducendo il debito come era già successo negli ultimi 2 anni. Tale strategia corrisponde a una precisa volontà dell’azienda di affrontare i “tempi duri” con un debito inferiore, anche in relazione all’aumento del suo costo. Come è stato ottenuto questo calo del debito? In parte grazie al miglioramento dei margini di profitto, in parte grazie a un temporaneo calo degli investimenti e, infine, in parte grazie all’aumento dei debiti verso i soci per la nuova campagna. Dal punto di vista operativo, CAVIT continua a investire pesantemente sul marchio, soprattutto nel mercato americano, per mantenere le posizioni acquisite. Infatti, come vedremo, il peso degli acquisti di materie prime (vino) sul fatturato è in costante diminuzione.

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