dati finanziari


Constellation Brands – risultati primo semestre 2013

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Constellation Brands ha cominciato con il secondo trimestre 2013 la sua “nuova vita”, avendo chiuso a inizio trimestre l’acqiusizione di Crown imports. La struttura dei conti è pesantemente cambiata e oggi, a guardare il gruppo, si può ben dire che la birra conti più del vino: nel trimestre il vino ha generato 155 milioni di utile operativo, mentre la birra ne ha fatti circa 220, il tutto prima dei costi corporate e degli aggiustamenti (che sono stati molto significativi). Il bilancio di cui vedete i principali numeri in tabella subisce poi uno stravolgimento dovuto alla rivalutazione delle attività di Crown per circa 1.6 miliardi di dollari (che vedete sull’utile operativo totale), mentre il debito sale a 7.2 miliardi di dollari, dai precedenti 3.5 dopo il deal. Per i nostri scopi di analisi le cose non vanno così male, dato che il segmento vino è oggetto, con gli spirits, di un segmento a parte. Il trimestre, come vedremo nel resto del post non è andato tanto bene, anche se più che del vino si tratta di un problema degli spirits. Buona Lettura.

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Antinori – risultati e bilancio 2012

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Il bilancio 2012 di Antinori è fortemente caratterizzato dall’investimento nella nuova cantina del Chianti Classico. Un colpo da 100 milioni, che è stato però riassorbito dalla struttura finanziaria senza contraccolpi eccessivi. Oltre a questo, Antinori presenta il solito bilancio lineare, con una crescita del 5% delle vendite guidata dai mercati extra europei e margini stabili, soltanto leggermente diluiti a livello operativo dall’incremento degli ammortamenti della nuova cantina (che si vedrà con più incisività il prossimo anno). La filosofia del gruppo resta la medesima ed è improntata a un modello quasi completamente integrato: infatti, nonostante lo sforzo della nuova cantina Antinori ha continuato a investire in nuovi vigneti e nel rinnovamento ed espansione delle altre tenute aziendali. Analizziamo meglio i numeri.

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Treasury Wine Estates – risultati 2012-13

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I risultati che TWE ha pubblicato a fine agosto sono stati accolti decisamente male dagli azionisti. Il bilancio 2012-13 vede un utile netto piu’ che dimezzato a causa di una mega svalutazione di 100 milioni di dollari australiani (netto tasse) relativi a prodotti che sono stati venduti ai distributori in USA (e sui cui quindi negli anni scorsi si sono registrati dei profitti) ma che non sono piu’ piazzabili. Si tratta certo di prodotti di qualita’ media che non mettono in discussione il valore dei key brands, ma la notizia e’ stata in luglio con un forte calo del titolo. Una seconda botta l’ha presa proprio all’annuncio. Non tutto funziona male, pero’. Nel mercato asiatico TWE sta macinando forti incrementi di volume e di utili, che piu’ che compensano il pesantissimo andamento della divisione americana dove i profitti continuano a calare con una parabola che li ha portati a ormai un quarto di quanto erano prima della crisi. E non e’ finita perche’ un ulteriore impatto di 30 milioni di dollari (sui 67 generati dalla divisione americana) verranno nel 2013-14 a fronte della riduzione delle vendite. Il tutto soprattutto nel primo semestre, quindi da giugno a dicembre 2013. L’andamento in Asia e il recupero in Europa (da livelli molto bassi) dovrebbe comunque compensare, anche aiutata finalmente dai cambi: l’azienda prevede 230-250m AUD di utile operativo che dovrebbe confrontarsi con il dato (pre-costi corporate) del 2012 di 247 milioni di dollari.

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Laurent Perrier – risultati 2012

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Laurent Perrier ha chiuso il 2012 con risultati economici piuttosto simili a quelli delle altre due case di Champagne, nonostante il suo anno fiscale finisca tre mesi più tardi e nonostante il fatturato sia cresciuto leggermente rispetto all’anno scorso (mentre per gli altri è sceso). La strategia di focalizzazione sui prodotti premium continua, con circa il 37-38% del marchio Laurent Perrier nella fascia alta di prezzo, e continua anche il focus su rafforzamento patrimoniali, con parecchi indicatori in miglioramento: il debito cala e la copertura magazzino su debito migliora. La strategia della società di muovere verso i “premium” Champagne resta invariata. E’ costata tantissimo nella crisi del 2009, quando per non far calare i prezzi le vendite (e gli utili) sono letteralmente scomparse, sta premiando oggi, anche se come dicevamo gli utili sono stati in calo rispetto al 2011. Andiamo a vederli insieme.

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Cottin Freres – risultati 2012

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Ogni tanto mi capita di cominciare un post come quello di oggi e domandarmi se riuscirò a scrivere qualcosa che attirerà l’attenzione del lettore. Nel caso del produttore di cui analizziamo il bilancio oggi, Cottin Freres, la preoccupazione è doppia, dato che è piccolo e il bilancio dice poco. Non che questa azienda non abbia sorpreso i suoi azionisti. Ha venduto la terra distribuendo un megadividendo nel 2011, ma da quel giorno il titolo ha perso valore in borsa. I risultati del 2012 (a settembre 2012) mettono in luce una forte strategia di diversificazione internazionale, in un paese però, il Giappone, che sta dando diversi grattacapi agli esportatori, a causa delle pesante svalutazione dello yen (parliamo del 30% nel trimestre in corso). Ed ecco lo spunto per dirvi qualcosa di interessante.

Questi numeri ancora non sono impattati da questa evenienza ma nel 2013 probabilmente commenteremo un numero differente e il calo del prezzo delle azioni lo preannunciano: infatti le vendite nei 9 mesi a giugno 2013 mostrano un calo del 5% a 24 milioni di euro, causa minori vendite di Beaujolais in Giappone.

Ma non solo. Un’inchiesta in corso dal 2010 ha fatto esplodere uno scandalo che ha costretto l’azienda a ristrutturare il debito, causa rapporti con le banche e ha ridotto la possibilità di finanziarsi con in fornitori (da cui incremento del capitale circolante e del debito). Risultato finale: il CEO ha chiaramente scritto che potrebbe essere auspicabile e necessario che l’azienda sia venduta per continuare nel suo sviluppo: “De plus COTTIN FRÈRES étudie la possibilité de s’adosser à un industriel du vin français ou étranger pour pérenniser son développement.”

Passiamo ai dati 2012.

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