dati finanziari


Masi – risultati 2015

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Masi ha chiuso il suo primo esercizio da azienda quotata in borsa. I numeri pubblicati alla fine di Marzo sono stati influenzati da un inatteso rallentamento delle vendite a dicembre, recuperato a inizio anno a causa del destocking di alcuni distributori e dal mancato supporto della rivalutazione di magazzino che aveva spinto i risultati della seconda parte del 2014 (il cui impatto ben si vede guardando ai dati del solo secondo semestre). Ciò ha determinato un calo degli margini nella seconda parte dell’anno. Le vendite sono invece cresciute soprattutto grazie al mix di prodotti, che si è spostato sulla fascia alta e grazie ad alcuni mercati dove Masi ha “agito” come gli USA e l’Italia con un cambio della strategia di distribuzione. L’azione in Borsa si è comportata tutto sommato bene, avendo perso il 5-6% dal prezzo di quotazione rispetto a un calo del 18-20% della Borsa di Milano nel medesimo periodo.

Essendosi quotata in borsa a metà 2015 con l’obiettivo di raccogliere risorse per la crescita attraverso acquisizioni possiamo ben dire che il 2016 è un anno chiave per l’azienda: mantenere le promesse fatte agli investitori.

Ma ora andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Il settore vino secondo Food Industry Monitor di UNISG – aggiornamento 2016

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foodindustrymonitor g1L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG) in collaborazione con la BSI Bank ha lanciato nel 2015 il “Food Industry Monitor”, un’osservatorio sul settore del food che analizza i dati di bilancio cumulati di 820 aziende italiane. Un’anticipazione dell’edizione 2016 per il comparto vino è prossima ad essere diffusa in occasione del Vinitaly. I risultati dell’intero osservatorio saranno discussi a Pollenzo il 16 giugno prossimo, in occasione di un convegno che prevede la  partecipazione di importanti attori del settore. Oggi, mettiamo in linea alcuni dati e una breve analisi dei dati che il Prof. Carmine Garzia ha raccolto ed elaborato.

La particolarità del lavoro, che per certi versi ricorda l’indagine sul comparto vinicolo svolta annualmente da Mediobanca, è la segmentazione del settore tra le aziende vinicole produttrici, i cosiddetti “trader” che acquistano vino per confezionarlo e rivenderlo, e le cooperative. I dati a fine 2014 mostrano un settore in salute per le 103 aziende raccolte nel campione. Se il fatturato è cresciuto soltanto dell’1%, a 4.7 miliardi di euro, l’utile operativo è balzato a 259 milioni, con il contributo sia dei produttori di vino che dei trader. Ancora più rilevante è che a fronte di risultati in crescita l’indebitamento sia rimasto sostanzialmente stabile, il che ha portato a un ulteriore rafforzamento dei rapporti patrimoniali. Con un rapporto debito su MOL di 2.4 volte per i produttori di vino e 2.6x volte se includiamo anche trader e cooperative, il settore del vino appare molto meno indebitato che in passato: potrebbe essere un buon momento per spingere delle aggregazioni e creare operatori più forti per aggredire nuovi mercati.

Andiamo ora in dettaglio con qualche numero.

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Treasury Wine Estates – risultati primo semestre 2015/16

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I risultati del primo semestre 2015-16 mostrano il ritorno di TWE alla crescita sia delle vendite che dei margini. Come abbiamo già commentato nei post precedenti, l’azienda viene da un lungo percorso di rilancio, cominciato con la svalutazione degli eccessi di scorte, la ridefinizione delle priorità del portafoglio, fino appunto al rilancio commerciale. Certamente non è stato solo questo: la svalutazione del dollaro australiano è continuata nel semestre, -11% in media per l’azienda, aiutandola a sfondare nel mercato asiatico e a migliorare i margini in tutte le aree di attività. Non solo, come sapete TWE ha annunciato l’acquisizione di Diageo Wines per 600 milioni di dollari americani, che viene consolidata da gennaio (quindi non compresa in questi numeri che vanno da luglio a dicembre 2015) e che non determina un significativo cambio della struttura finanziaria, che non mostrava debito a fine anno. Tornando ai numeri del semestre, le vendite di 1.08 miliardi di dollari locali crescono del 22% e l’utile operativo prima dei costi generali raggiung 146 milioni di dollari, +72%. In entrambi i casi la metà di questa crescita viene dai cambi, l’altra metà dal processo di rilancio. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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LVMH divisione vino – risultati 2015

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LVMH ha chiuso i conti 2015 sorprendendo gli investitori, generalmente scettici rispetto alle possibilità di recupero delle vendite del gruppo in Estremo Oriente, soprattutto nel segmento di prodotti Louis Vuitton. Invece, i numeri sono stati buoni, tanto da spingere le azioni al rialzo di oltre il 5% sull’annuncio dei risultati. In questo contesto, la divisione bevande ha chiuso un anno record in termini di vendite, 4.6 miliardi di euro (di cui 2.2 nel segmento vini e Champagne) e quasi record in termini di profitti (1.36 miliardi a livello operativo). Se per i vini e gli Champagne è stato un buon anno dopo una parziale correzione nel 2014, e quindi i risultati sono stati i migliori di sempre, nel caso del Cognac e degli spirits il recupero è stato parziale: il 2013 è ancora l’anno migliore. La politica di investimento continua immutata: LVMH può contare su 4.2 miliardi di euro di liquidi in fase di invecchiamento (quindi circa il 92% delle vendite annue) e gli investimenti stanno accelerando (233 milioni nel 2015, il 5% del fatturato, uno dei livelli più alti di sempre). Nel 2017 è prevista l’apertura di una nuova cantina per Moet & Chandon, mentre nel 2016 si intensificheranno gli sforzi per promuovere i marchi del gruppo, con un occhio sempre più attento alla “strategia digitale”. Andiamo a leggere i numeri.

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Mezzacorona – risultati e bilancio 2014/15

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A valle dei dati che abbiamo commentato su Nosio analizziamo anche il bilancio di Mezzacorona. Ricordo a chi legge che questo è un bilancio consolidato, che include Nosio e anche le sue partecipate (che invece in Nosio non sono consolidate) e che non è soltanto vino ma ci sono anche le mele. Bene, tra le cooperative Mezzacorona ha senza dubbio mostrato un piccolo ma costante incremento delle vendite negli ultimi anni, e così è stato anche per il suo patrimonio. Il gioco degli anticipi/ritardi vendemmiali ha determinato un forte calo della remunerazione dei prodotti dei soci nel 2014/15 (da 57 a 44 milioni di euro), cui però non corrisponde un sostanziale cambiamento delle quantità di uve conferite alla cooperativa. Il tema della debolezza nei mercati europei già commentato con Nosio si ripropone, mentre invece a differenza di Nosio, le vendite domestiche calano del 3%. Anzi, a voler approfondire l’analisi si potrebbe dire che le vendite di Mezzacorona escluso Nosio (che ne rappresenta poco meno della metà) sarebbero calate del 10%. Le previsioni 2015 sembrano invece improntate all’ottimismo, anche e soprattutto grazie a un apporto di uve  ben superiore a quello dell’annata precedente. Ma procediamo con un’analisi dei dati principali.

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