dati finanziari


LVMH divisione vino – risultati 2016

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I risultati 2016 di LVMH hanno sorpreso gli investitori, anche se le azioni del gruppo non hanno reagito molto positivamente a causa del commento di Bernard Arnault (il maggiore azionista) il quale ha dichiarato che le azioni erano care… se lo dice lui che gestisce l’azienda… Tornando a noi, il 2016 della divisione vino e spiriti del gruppo ha beneficiato della ripresa del Cognac, cresciuto del 10% in volume e del buon andamento dello Champagne, +3% a volume, mentre per i vini fermi è stato un anno un po’ meno positivo dei precedenti. I margini sono tornati sopra il 30% dopo due anni difficili, soprattutto grazie alla forte ripresa del Cognac e degli spirits, mentre per lo Champagne e per i vini la profittabilità non è migliorata, anche a causa di un forte impatto negativo derivante ai cambi (circa 3% sullo Champagne/Vini) che si ricollega sicuramente alla svalutazione della sterlina. Il management non ha dato particolare indicazioni sul 2017 per quanto riguarda la divisione, ma ha commentato in generale che l’anno sarà più difficile del 2016. Vedremo cosa succederà, anche se è chiaro che il recupero del Cognac in Cina e il suo forte sviluppo nel mercato americano hanno già dato i loro frutti. Passiamo all’analisi dettagliata dei numeri.

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Gruppo Italiano Vini – risultati 2015

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Il primo dei tre anni del piano 2015-2017 promosso lo scorso anno da GIV sembra funzionare. O almeno questo è quello che emerge dai dati 2015, non eccezionali dal punto di vista delle vendite, cresciute solo del 3% a 358 milioni anche a causa della cessazione, da fine agosto, del contratto di distribuzione di Carpene’ Malvolti, ma molto interessanti dal punto di vista degli utili, cresciuti di oltre il 30% a livello operativo e del 66% a livello di utile netto. Il traino alla crescita viene dai vini veneti, Pinot Grigio e Valpolicella su tutti, che vengono espressi all’interno del gruppo dai marchi Bolla e Folonari. Dal punto di vista finanziario, l’aumento del capitale circolante ha annullato la generazione di cassa, ma il miglioramento degli utili è alla base di una marcata riduzione della leva finanziaria, con un debito/MOL sceso da 5.1 volte a 4.3 volte. Con un margine operativo lordo ancora intorno all’8%, gli spazi di miglioramento del gruppo non sembrano essere terminati; speriamo quindi che il 2016 e l’anno appena iniziato possano portare GIV ad estendere la leadership commerciale che ricopre in Italia con una profittabilità e un ritorno sul capitale in ulteriore miglioramento. Passiamo all’analisi dei dati.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2016

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I risultati del terzo trimestre di Constellation Brands non sono stati accolti così bene dagli investitori, che hanno affossato le azioni dopo l’annuncio, facendogli perdere ben il 7%. In verità i numeri non sono per niente male, come potete vedere da grafici e tabelle: le vendite crescono del 10%, l’andamento della birra in USA è incoraggiante, ma sul vino qualcosa ha funzionato meno bene. I volumi e i margini non sono più cresciuti.

La strategia di focalizzazione sui segmenti a forte crescita nel vino e di espansione della capacità produttiva nella birra continua senza sosta. Nel segmento dei vini, CBrands ha completato la vendita dei vini canadesi (vedremo l’effetto nei prossimi trimestri) per 776 milioni di dollari americani (1 miliardo di canadesi), ha comperato High West per 137 milioni e Charles Smith per 121. Ha ricominciato a comprare azioni proprie (823 milioni di dollari durante il 2016, cioè il 2.7% del valore corrente di borsa… che non è poco…). Per chi fosse interessato, suggerisco di andare sul sito corporate di Constellation Brands a consultare la presentazione che hanno fatto del piano industriale. Lo trovate qui.

Infine, ha ulteriormente alzato le indicazioni di profitto per il 2017, di un ulteriore 4%: siamo partiti a inizio anno con una indicazione di 6.2 dollari per azione, siamo a 6.60 dollari, ma questo giro a far alzare le attese di prezzo sono state soprattutto questioni fiscali.

Che cosa non funziona? Diciamo che il giocattolo si è forse rotto con l’elezione di Trump… CBrands produce birra in Messico per venderla in USA (e punta a farlo sempre di più) e questo tipo di strutture sono nel mirino del nuovo presidente… poi i dati del vino sono un po’ meno buoni di quelli del passato… e certamente si innesta un discorso di valutazione del titolo, che ha raggiunto quota 30 miliardi di dollari… passiamo a qualche numero.

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Schloss-Wachenheim – risultati 2015/16

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Il 2016 è stato un anno di calma piatta per Schloss-Wachenheim, l’azienda tedesca quotata in Germania e attiva nel segmento dei vini spumanti. L’andamento del prezzo in borsa è stato pressochè stabile e anche gli utili aziendali non hanno visto particolari variazioni. Cambiano però due cose: 1) il bilanciamento degli utili, dove il contributo della divisione francese e est europea è sempre di più, mentre gli utili generati nel mercato domestico sono ormai ridotti al lumicino (2.3 milioni di euro su 20 di utile operativo); 2) riprende il ciclo di investimenti dell’azienda, con un impatto leggermente negativo sullo stock di debito. Tornando alla valutazione borsistica, SSW rimane su multipli molto convenienti anche se misurati sull’anno passato; circa 6.2 volte in termini di EV/EBITDA (173milioni valore d’impresa contro 28 milioni EBITDA) e 8.5 volte in termini di EV/EBIT; il prezzo/utili invece si attesta attualmente a circa 12 volte. Ma passiamo a guardare i dati 2015/16 insieme.

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Laurent Perrier – risultati primo semestre 2016

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Chiudiamo la carrellata delle semestrali delle aziende dello Champagne con Laurent Perrier, che mostra dati in controtendenza (quindi negativi) rispetto a Vranken Pommery e Lanson. In realtà i dati vanno visti in prospettiva: Laurent Perrier viene da anni molto migliori dei concorrenti. C’è però un altro motivo che fornisce uno spunto di riflessione: Laurent Perrier chiude a Settembre il semestre, contro giugno degli altri due. Ciò significa che per tre mesi ha già incamerato “l’effetto Brexit”. Si vede certamente nei cambi, che hanno portato via il 2% del fatturato, ma anche dalla debolezza delle esportazioni, calate dell’8% circa sia in Europa che nel resto del mondo.  Fatte queste considerazioni, Laurent Perrier resta un capitolo a parte rispetto alle altre due aziende: il margine supera il 20% contro il 9% delle altre due nel primo semestre e anche la qualità della reportistica semestrale ha un altro passo. Anche questo fa la differenza. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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