dati finanziari


Baron de Ley – risultati 2017

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Baron de Ley non ha avuto un buon anno nel 2017 e la vendemmia dell’anno non lascia ben presagire per il bilancio 2018, dove i margini saranno impattati dall’incremento dei costi delle materie prime. Stiamo comunque parlando di un bilancio solidissimo, con margini tra i più elevati tra le aziende che analizziamo. Nel 2017 l’utile netto ha subito un impatto negativo (di circa 7 milioni di euro) derivante dai cambi. Dopo molti anni con investimenti molto limitati invece nel 2017 BdL ha decis di stanziare oltre 10 milioni di euro per raddoppiare la capacità di una delle sue principali cantine. Questo, insieme all’aumento costante del capitale circolante (magazzino) ma soprattutto i forti acquisti di azioni proprie (17 milioni di euro) hanno determinato il calo della posizione finanziaria netta, che resta comunque di circa 145 milioni di euro contro un valore di mercato di 442 miloni di euro… che negli ultimi 12 mesi non è in realtà cresciuto. Passiamo all’analisi dei dati.

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Constellation Brands – risultati 2017 e previsioni 2018

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Constellation Brands ha stupito una volta in più gli investitori concludendo l’anno fiscale a Febbraio 2018 con risultati record guidati dalla divisione birra. Il titolo in Borsa ha chiuso questo venerdì in rialzo del 3% a 228 dollari per azione, che significano un valore di mercato di 46 miliardi di dollari. Tornando ai dati 2017, all’utile per azione di 8.72 dollari (+29% sul 2016 o Febbraio 2017), quindi ben sopra la forchetta più volte rivista al rialzo di 8.4-8.5 dollari, si aggiunge un’indicazione altrettanto rassicurante sul presente anno fiscale (Febbraio 2019) di 9.4-9.7 dollari. La forchetta indica una crescita ulteriore tra l’8% e l’11%. Da dove arriva? Ma dalla birra, certamente, che è prevista avere una crescita tra il 5% e il 10%, mentre la divisione vino dovrebbe continuare a un passo del 3-5%, quindi simile al dato organico del 2017 (+3%). Piove poi sul bagnato: la riforma fiscale americana sta aggiungendo ulteriore benzina al motore di Constellation Brands: l’aliquota fiscale di gruppo dovrebbe scendere ulteriormente al 18-20% dal 20-25% normalizzato degli anni scorsi.

Tornando ai numeri, non sono semplicissimi da leggere. Nel 2017 la crescita organica delle vendite è stata del 3% nel segmento vino e del 10% nel segmento birra, mentre l’utile operativo prima delle componenti straordinarie è stato stabile nel segmento vino (pur subendo la vendita dell’attività canadese) ed è invece cresciuto del 20% nel segmento birra. L’azienda ha cominciato a pagare dividendi ricchi (400 milioni) e ha ricomprato azioni per un miliardo di dollari. Tutto questo, insieme ai pesante investimenti (oltre 1 miliardo di dollari) hanno comportato una crescita piuttosto significativa del debito che comunque è rimasto nell’intorno di 4 volte l’EBITDA.

Passiamo a commentare qualche dato.

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Mezzacorona – risultati e bilancio 2016/17

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Dopo aver analizzato i dati di Nosio, passiamo ai numeri consolidati del gruppo Mezzacorona, che al pari della controllata ha questa anomalia della chiusura 2016 di 11 mesi. Ciò impone di analizzare i dati o in una prospettiva biennale (2017 contro 2015) oppure di rettificare le variazioni percentuali annue di circa il 7-8% al ribasso per considerare il mese mancante. Molti dei temi di Nosio si ripropongono: la crescita delle vendite del 13%, che quindi diventa 5-6% una volta aggiustata, l’andamento ancora più marcatamente positivo del mercato italiano e il calo piuttosto vistoso dei margini di profitto, per i medesimi motivi già visti la scorsa settimana. Detto questo, la cooperativa ha aumentato ulteriormente a 64 milioni di euro le liquidazioni ai soci, il massimo storico, ed è riuscita a ridurre ulteriormente l’esposizione debitoria. Probabilmente il 2017 sarà un anno di picco, vista la scarsa produzione in arrivo per la prossima annata… ma per il momento vale la pena di concentrarci sui questi dati. Passiamo all’analisi.

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Nosio – risultati e bilancio 2016/17

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Partiamo con l’analisi dei bilanci targati 2017 con i dati di Nosio, oggi, e della capogruppo Mezzacorona, prossima settimana. I dati che analizziamo oggi sono riferiti all’esercizio chiuso a luglio 2017. Fate attenzione a quando guardate i dati perché non sono del tutto  comparabili con il 2016, quando l’esercizio era stato di 11 mesi e non 12 (manca agosto). Quindi, i dati che apparentemente mostrano un incremento del 13% e un margine operativo lordo stabile, in realtà sono meno positivi una volta aggiustati, presumibilmente dell’8% al ribasso. Ci sono alcuni aspetti importanti che vedremo probabilmente in altri bilanci nei prossimi mesi: 1) dal punto di vista della crescita del fatturato, i dati dell’Italia sono piuttosto positivi, finalmente allineati alle altre regioni; 2) nel caso di Nosio, sono migliorati i dati sull’Europa, che erano stati negativi nel 2016 e sono un po’ meno forti (ma comunque in leggera crescita) quelli extraeuropei; 3) i margini di profitto sono stati negativamente influenzati dal calo dei contributi (ritengo OCM, cosa che si vede anche nei bilanci di altri, come Masi) e, nel caso specifico, da un incremento dei costi del personale, probabilmente da ricondurre anche ad alcuni avvicendamenti nel management aziendale. In sintesi: buoni dati commerciali, meno positivi i dati sui margini, in calo, per arrivare a un utile netto perfettamente allineato al 2016… quando però c’era un mese in meno.

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Treasury Wine Estates – risultati primo semestre 2017/18

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I forti progressi di TWE già visti negli ultimi due anni sono continuati nel primo semestre 2017/18. I dati mostrano un fatturato stabile, derivante dalla decisione di abbandonare l’attività di commercializzazione di vini a basso prezzo soprattutto nel mercato americano (e in parte in Europa, che continuerà nel secondo semestre), ma un utile operativo in forte crescita (+20% dopo i costi corporate), grazie al progresso in tutti i mercati. Tra questi c’è un “soprattutto”, che naturalmente è l’Asia, che ha superato il 20% del fatturato ed è addirittura il 38% dell’utile aziendale, grazie agli accordi commerciali siglati tra Australia e Cina che abbiamo già visto avere determinato forti benefici per l’export nella regione asiatica del vino australiano. La strategia è immutata: puntare sui nuovi marchi nei vini di medio prezzo, sui marchi consolidati in quelli di lusso (TWE ha Penfolds) abbandonando le fasce di basso prezzo troppo competitive. Nella distribuzione, selezionare nuovi partners e intensificare l’attività a livello di dettaglio. Dal punto di vista finanziario, dopo aver assorbito l’acquisizione Diageo Wine con un aumento di capitale piuttosto “strano” dato che non serviva (e tutti se ne erano accorti sin dall’inizio), TWE ha iniziato a ricomprarsi le proprie azioni (oltre 180m di dollari nel primo semestre), il che sta spingendo al rialzo il ritorno sul capitale. Il mercato azionario naturalmente apprezza: le azioni sono cresciute di oltre il 50% negli ultimi 12 mesi e dell’8% da inizio anno, e le attese di crescita degli utili sono particolarmente aggressive… si parla di 750-800 milioni di dollari australiani di utile operativo atteso a giugno 2020, rispetto ai 500 milioni generati negli ultimi 12 mesi. Passiamo all’analisi dei dati.

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