dati finanziari


Zonin – risultati 2020

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Il 2020 è stato un anno particolarmente sfidante per il gruppo Zonin, che in conseguenza dell’emergenza Covid ha subito un calo delle vendite del 9% a 178 milioni di euro, che si è tradotto in un pesante calo dei margini. L’utile operativo, nonostante i pesanti aggiustamenti relativi a componenti straordinarie, scende a 3 milioni di euro (1.6% del fatturato) rispetto a 12.5 dello scorso anno (6.4%). Soltanto l’ultima linea del bilancio, l’utile netto, beneficia della contablizzazione delle poste fiscali relative alla rivalutazione dei beni introdotta dalla Finanziaria 2020 (un regalo incredibile fatto alle aziende italiane che si sta cercando di correggere con un allungamento dei temi di recupero del credito fiscale, da 18 a 50 anni). Comunque, i 20 milioni di euro di utile netto non devono ingannare. Con 3 milioni di utile operativo e 6 milioni di euro di oneri finanziari, anche senza tasse l’azienda sarebbe stata in perdita. La posizione finanziaria netta resta stabile a 97 milioni di euro (di cui 6 sono relativi a prestiti soci), dopo aver ridotto da 8 a 6 milioni di euro gli investimenti e non aver pagato alcun dividendo ai soci. Zonin non fornisce alcuna indicazione sulle tendenze previste per i suoi risultati 2021.

Vi segnalo che ulteriori informazioni e dati storici fino al 2004 di Zonin sono disponibili nella sezione Solonumeri del blog.

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Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2020 – fonte: Area Studi Mediobanca

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Le usuali classifiche delle aziende vinicole italiane relative al 2020 sono un po’ meno lineari e leggibili che in passato per via di due fattori: uno positivo, che è il consolidamento in atto con due grandi operazioni che si completano nel 2021 (IWB/Enoitalia e Botter/Mondodelvino) e uno negativo, ma non per tutti, che è il COVID. Per questo motivo le tabelle oggi sono doppie, una con i dati come sono riportati nel 2020, e una con una simulazione a tendere che include un pro-forma del combinato di queste due operazioni. Venendo ai numeri, come dicevamo ci sono vincitori e vinti nel 2020, e qualcuno è anche scomparso dalla classifica avendo fatto meno di 50 milioni di fatturato (il taglio del rapporto Mediobanca). Se prendiamo i numeri di queste aziende, ne esce un calo del 2.5% del fatturato, del 5% del valore aggiunto e, volendo antipare l’argomento di uno dei prossimi post, del 14% degli utili. La leadership tra le aziende cooperative e in generale resta saldamente in mano a Cantine Riunite/CIV/GIV, che perde il 5% di fatturato, mentre la seconda nella lista “pro-forma” è IWB/Enoitalia +14% e uno dei chiari vincitori dell’era Covid. Il terzo è Caviro, mentre il quarto diventa il nuovo combinato Botter/Mondodelvino (+6%, altro vincitori). Antinori con un calo delle vendite del 13% a 213 milioni diventa il quinto gruppo vinicolo italiano nel 2020 “pro-forma”, ma guida senza nessun rivale la vera classifica, quella del valore aggiunto, con 141 milioni di euro (-11%). In questa lista, che rispecchia meglio il valore industriale delle operazioni, il secondo operatore in Italia resta CR/CIV/GIV (93 milioni e -15%), mentre il terzo diventa Santa Margherita, con un andamento particolarmente positivo (+1% a 86 milioni). Botter/MDV diventerebbe nella nuova configurazione il quarto player in Italia con 75 milioni nel 2020 (+23%), sopravanzando Frescobaldi (64 milioni, -2%).

A proposito, prima di lasciarvi alle tabelle e grafici nel resto del post (compreso quello animato), vi avverto che ho “inaugurato” una nuova sezione di Solonumeri relativa ai dati finanziari, dove potete fare copia-incolla dei dati, per ora relativi a questo post, ma con un programma ambizioso di mettere i dati di tutte le principali aziende. La nuova sezione è a questo collegamento.

Fonte: elaborazione inumeridelvino.it su dati Area Studi Mediobanca

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Lunelli Holding – risultati e analisi di bilancio 2020

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Lunelli, casa madre di Ferrari, Bisol, Surgiva e altri marchi, chiude il 2020 con un calo delle vendite del 20% ma con dati economici e finanziari che restano molto positivi. Come abbiamo già potuto apprezzare negli anni passati, Ferrari fornisce un contributo formidabile, che non è mancato neppure nel 2020, nonostante le vendite del marchio siano scese del 15% a 67 milioni di euro (grafico all’interno dove potete vedere l’andamento contro Berlucchi e Ca del Bosco): l’EBITDA dichiarato nel bilancio si attesta a 20 milioni di euro, soltanto 3 milioni sotto il record del 2019 e di fatto in linea con gli anni precedenti. I dati di bilancio che potete vedere in grafici e tabelle nel resto del post mostrano poi una contrazione molto pesante delle vendite di Bisol (da 18 a 11 milioni di euro, quasi -40%), causata dalla forte esposizione al mercato della ristorazione inglese. Non ci sono dati sui margini di Bisol (sempre alle prese con i problemi e le cause legali legati alle chiusure difettose del 2018), come già nel 2019, ma se prendiamo l’EBITDA di Ferrari e lo confrontiamo con quello consolidato (18 milioni di euro), arriviamo a un deficit di 2.4 milioni di euro, contro 0.5-1 milione degli anni passati: un valore questo da dividere tra Bisol (che nel 2018 perdeva 1.7 milioni di euro e tutte le altre attività, che nel 2019 ne guadagnavano circa 1. Comunque, a titolo di riassunto, Lunelli ha riportato un utile operativo di 10 milioni di euro, contro 15 del 2019 e un utile netto di 12 contro 17. Dal punto di vista finanziario, la posizione finanziaria netta di 24 milioni di euro scende di 4 milioni ma il valore degli attivi finanziari (diverse partecipazioni in società quotate) sale da 79 a 92 milioni, e quindi Lunelli è decisamente più ricca che a fine 2019, anche se si nota un forte calo dei crediti verso clienti (20 milioni) che potrebbe nascondere qualche operazione di cessione dei crediti alle banche. Ad ogni modo, l’azienda ha continuato a investire (ben 15 milioni contro 10 del 2019) e come già capitato nel passato, non ha pagato dividendi agli azionisti. Patrimonio netto e capitale investito netto crescono in modo importante per la rivalutazioni (137 milioni solo per Ferrari) consentite dalla legge di bilancio 2020 che consentiranno ampi sgravi fiscali nei prossimi 18 anni.

Fonte: bilancio aziendale consolidato

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2020

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Anche in un anno difficile come il 2020 i numeri di Antinori sono eccellenti, sia per quanto riguarda il livello dei margini (31% utile operativo sulle vendite) che per quanto riguarda la generazione di cassa, visto l’incremento del surplus da 80 a 103 milioni di euro dopo aver spesato ben 42 milioni di investimenti. La perdita di fatturato del 2020 (-13% a 213 milioni) è destinata secondo gli amministatori a essere completamente recuperata nel 2021. Nel recente articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore,  l’amministratore delegato ha confermato che tale obiettivo è alla portata, anche se si è poi detto prudente sul 2022 che difficilmente mostrerà una crescita a causa della scarsità dei volumi delle precedenti vendemmie (con presumibile riferimento è alle gelate di aprile 2021 che in alcune zone hanno ridotto sensibilmente i volumi di produzione della vendemmia). La strategia del gruppo è qui ben delineata: Antinori ha come obiettivo il costante miglioramento del mix di prodotto più che l’incremento dei volumi (attualmente 21 milioni di bottiglie prodotte quasi esclusivamente utilizzando i 3000 ettari di proprietà), con un richiamo evidente al mondo del “lusso assoluto” (Hermes). Va ricordato, prima di entrare in un commento più dettagliato dei dati 2020, che l’azienda ha acquistato il 70% di Jermann, famoso produttore di vini bianchi in Friuli Venezia Giulia.

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Andrew Peller – risultati 2020 (marzo 2021)

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Andrew Peller è uno dei principali produttori di vino in Canada. I dati di bilancio a marzo 2021 sono stati nel loro complesso moderatamente positivi, con un incremento del 3% delle vendite a 393 milioni di dollari canadesi, un utile operativo e utile netto (rettificato per gli oneri straordinari) stabili e una riduzione del debito di 10 milioni a 174 milioni di dollari, che corrispondono a 2x l’EBITDA. Quello che è strano e che incuriosisce è però come si sono sviluppati questi numeri, un fattor comune a diverse aziende vinicole più legate alle vendite nella distribuzione che nella ristorazione. La fase iniziale della pandemia ha visto l’azienda migliorare i margini e mantenere le vendite. A partire dal terzo trimestre 2020, che per loro significa dicembre 2020 le cose hanno cominciato a peggiorare e l’inizio dell’anno fiscale 2021-22 (quindi Aprile-Giugno) è particolarmente negativo, con un calo delle vendite del 6% e un utile operativo quasi dimezzato in uno dei trimestri che dovrebbe essere di riferimento. Il risultato è un andamento molto negativo delle azioni dell’azienda canadese, scese  del 20% circa negli ultimi 12 mesi e con un valore di borsa di circa 400m di dollari canadesi, quindi un valore d’impresa di circa 575 milioni che indicano una valorazzazione di meno di 10 volte l’utile operativo storico, che però sarà destinato a calare. Grafici e tabelle sono allegati nel resto del post.

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