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Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento primo trimestre 2013

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I margini per la filiera del vino sono in stabilizzazione nel primo trimestre 2013. Questo dato però, che elaboriamo sugli indicatori pubblicati da ISMEA, si riferisce al mercato italiano. Dato che siamo in una fase di graduale indebolimento delle esportazioni, essenzialmente guidato dalle minori disponibilità di volume, il clima di fiducia dell’industria vinicola italiana segnala un peggioramento nel corso del primo trimestre, sul livello peggiore mai registrato dalla crisi del 2008 a questa parte. Detto questo, sembra di assistere a una stabilizzazione su livelli elevati dei costi all’origine del vino e dei mezzi di produzione. Dato che i prezzi continuano a crescere (almeno in ottica annuale) siamo in un momento in cui la velocità dei costi e dei prezzi è simile e quindi i margini sembrano stabilizzarsi. Vediamo nel dettaglio.

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I risultati delle aziende vinicole nel 2011 – rapporto Mediobanca

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Fonte: rapporto Mediobanca 2013

Nell’ambito del rapporto Mediobanca ci focalizziamo oggi sul sottogruppo delle aziende vinicole italiane, lasciando quindi fuori le cooperative che, data la mancanza dello scopo di lucro, “sporcano” i dati con i loro bilanci in forzato pareggio. L’analisi dei dati 2011 ci pone davanti al seguente quadro: (1) le vendite sono cresciute del 9%, grazie al fatturato estero, ma gli utili non sono aumentati, determinando una riduzione dei margini; (2) ciò è determinato sia da un incremento dei costi esterni (materie prime), che dell’incremento del costo del personale; (3) la generazione di cassa è stata salvaguardata dal contenimento degli investimenti, che sono stati al livello più basso degli ultimi anni. Anzi, per la prima volta sono stati inferiori agli ammortamenti, segnalando un graduale decremento della propensione agli investimenti che avevamo già osservato nel post precedente. Analizziamo i dati in dettaglio, con la annotazione che rispetto all’anno passato qualche azienda è stata riclassificata dalle aziende italiane alle aziende cooperative o estere (Gancia? Ruffino?). Se confrontate gli anni, quindi, tenete conto che la “base” delle 72 aziende qui analizzate è cambiata. Nel 2010 questa base fattura 2431 milioni, nel rapporto precedente ne fatturava 2451 milioni su 75 aziende.

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Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento 2012

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Non è più di due mesi fa che commentavamo queste tabelle prodotte da ISMEA dicendo che nel terzo trimestre, quello di apertura della campagna 2012/13, il prezzi all’origine del vino (quindi le materie prime dell’industria) si erano stabilizzate, portando così a un deciso miglioramento del clima di fiducia del settore. I dati del quarto trimestre, che ci consentono anche di fare un quadro della situazione dell’intero 2012, sono di nuovo improntati a un forte incremento dei cost i della filiera, che viene soltanto parzialmente scaricato sui prezzi di vendita, date le cattive condizioni del mercato interno (che pur sempre rappresenta quasi la metà del vino italiano). La novità è che a prendere a crescere sono anche i vini DOC/DOCG, a differenza del passato dove il fenomeno aveva riguardato soprattutto i vini da tavola. Il 2012 è quindi stato un anno con margini unitari veramente depressi, sotto il livello base dell’indice, che parte dal 2000. Va peraltro detto che l’onda di incremento dei prezzi di vendita è partita decisa soltanto verso metà 2011, mentre le materie prime hanno cominciato a crescere circa 6-9 mesi prima: da questo punto di vista, sempre che i rincari non continuino, siamo forse in un punto di minimo per i margini. Andiamo a vedere i numeri.

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Costi e margini del settore vinicolo – aggiornamento primi 9 mesi 2012

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Fonte: ISMEA

Il terzo trimestre è normalmente quello del “cambio campagna” per i vini, come ISMEA sottolinea nel suo commento. Si apre la nuova stagione e quindi la lettura dei dati diventa forse più interessante. Ancora più interessante è che i dati ci introducono a un possibile cambio di tendenza. Il principale commento di questo post degli ultimi trimestri è stato incentrato sull’incremento dei costi delle materie prime e sulla impossibilità per i trasformatori di trasferirlo interamente nei prezzi di vendita, soprattutto nel mercato italiano. Questo trimestre è il primo dove la situazione “non si deteriora più” in termini sequenziali, pur restando pesante se confrontata con l’anno precedente. Forse anche per questo motivo, e qui mi riferisco al primo grafico, l’indicatore di di fiducia nel settore ha segnato un valore positivo per la prima volta da diversi trimestri a questa parte, passando da un indice di -6 a un indice di +11. Entriamo nei dati.

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Costi e margini del settore vinicolo – aggiornamento primo semestre 2012

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Prezzi all’origine in continua crescita non completamente compensate dai prezzi di vendita, volumi di produzione in calo e prezzi dei mezzi di produzione che salgono in linea con l’inflazione. Risultato finale: la fiducia del mondo del vino italiano resta in calo anche nel secondo trimestre 2012. In questo post in realtà ci sono un paio di grosse novità rispetto ai precedenti, dato che sto cercando di ricostruire una serie storica sui prezzi di vendita e una specie di indice che prova a dare un’indicazione di massima sui margini (non assoluti ma unitari) che si realizzano nella fase agricola (trasformazione delle uve) e in quella più prettamente industriale e commerciale. Il risultato è abbastanza interessante, anche se “da prendere con le molle” perché particolarmente esemplificativo: il grafico l’ho messo alla fine così vi potete leggere tutto il post!

 

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