costi di produzione


Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento primo semestre 2013

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Riprendiamo l’andamento del settore in Italia con l’analisi dei costi e dei margini, dai principali indicatori di ISMEA. Il clima di fiducia del settore ha preso a salire, compensando il calo del primo trimestre e segnando un andamento un po’ altalenante degli umori. In realtà ci sono due buone ragioni per non essere pessimisti: da un lato, i prezzi del vino all’origine, che come vediamo nel post sembrano aver cambiato direzione (cominciando a scendere) nei mesi recenti (e non solo in Italia); dall’altra, i prezzi di vendita al dettaglio sono stabili rispetto al trimestre precedente, presumibilmente in forza alle scelte dei mesi scorsi, dando così ossigeno ai margini. Le recenti indicazioni sulle esportazioni che ancora vanno bene e le indicazioni rassicuranti sulla vendemmia 2013 (stimata intorno ai 42 milioni di ettolitri) hanno probabilmente fatto il resto. A guardare bene i numeri, il mercato resta però squilibrato, con una contrazione molto forte dei margine dei trasformatori che è ancora molto lontana dall’essere recuperata: però, tutti questi dati sembrano puntare verso un cambio di direzione. Guardiamo insieme i dati.

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Produzione di vino in Italia nel 2012 – dati definitivi ISTAT

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Dovremmo essere arrivati a un numero definitivo relativo alla produzione di vino in Italia e quindi pubblico questo post. I numeri tra regioni e province non quadrano ancora, ma dato che le province andrebbero abolite, le abolisco nel blog, così mi porto avanti. Quindi il numero magico della produzione di vino in Italia è 39.2 milioni di ettolitri per il 2012, il 4% in meno rispetto ai 40.6 milioni. A questi si aggiungono 2.8 milioni di ettolitri di mosto, per arrivare a una produzione TOTALE di VINO E MOSTI di 42 milioni di ettolitri. Sempre di più, però, il dato che viene letto è quello finale. Le tendenze chiave sono le seguenti: (1) cresce la produzione di vini di qualità, DOC/DOCG al 40% del totale a discapito dei vini da tavola, che scendono al 25% della produzione di vino (escluso mosti); (2) cresce la produzione di vino bianco rispetto a quello rosso. Da un bilanciamento di 53-54% vini rossi e 46-47% vini bianchi, la proporzione nel 2012 si è invertita, con i vini bianchi a coprire il 51.5% della produzione di vino. (3) la produzione di vino scende in tutte le macroregioni italiane, compreso il sud, dove però è cresciuta la produzione di mosti a ribilanciare la perdita di produzione di vino. Andiamo nel dettaglio dei numeri.

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Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento primo trimestre 2013

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I margini per la filiera del vino sono in stabilizzazione nel primo trimestre 2013. Questo dato però, che elaboriamo sugli indicatori pubblicati da ISMEA, si riferisce al mercato italiano. Dato che siamo in una fase di graduale indebolimento delle esportazioni, essenzialmente guidato dalle minori disponibilità di volume, il clima di fiducia dell’industria vinicola italiana segnala un peggioramento nel corso del primo trimestre, sul livello peggiore mai registrato dalla crisi del 2008 a questa parte. Detto questo, sembra di assistere a una stabilizzazione su livelli elevati dei costi all’origine del vino e dei mezzi di produzione. Dato che i prezzi continuano a crescere (almeno in ottica annuale) siamo in un momento in cui la velocità dei costi e dei prezzi è simile e quindi i margini sembrano stabilizzarsi. Vediamo nel dettaglio.

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I risultati delle aziende vinicole nel 2011 – rapporto Mediobanca

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Fonte: rapporto Mediobanca 2013

Nell’ambito del rapporto Mediobanca ci focalizziamo oggi sul sottogruppo delle aziende vinicole italiane, lasciando quindi fuori le cooperative che, data la mancanza dello scopo di lucro, “sporcano” i dati con i loro bilanci in forzato pareggio. L’analisi dei dati 2011 ci pone davanti al seguente quadro: (1) le vendite sono cresciute del 9%, grazie al fatturato estero, ma gli utili non sono aumentati, determinando una riduzione dei margini; (2) ciò è determinato sia da un incremento dei costi esterni (materie prime), che dell’incremento del costo del personale; (3) la generazione di cassa è stata salvaguardata dal contenimento degli investimenti, che sono stati al livello più basso degli ultimi anni. Anzi, per la prima volta sono stati inferiori agli ammortamenti, segnalando un graduale decremento della propensione agli investimenti che avevamo già osservato nel post precedente. Analizziamo i dati in dettaglio, con la annotazione che rispetto all’anno passato qualche azienda è stata riclassificata dalle aziende italiane alle aziende cooperative o estere (Gancia? Ruffino?). Se confrontate gli anni, quindi, tenete conto che la “base” delle 72 aziende qui analizzate è cambiata. Nel 2010 questa base fattura 2431 milioni, nel rapporto precedente ne fatturava 2451 milioni su 75 aziende.

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Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento 2012

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Non è più di due mesi fa che commentavamo queste tabelle prodotte da ISMEA dicendo che nel terzo trimestre, quello di apertura della campagna 2012/13, il prezzi all’origine del vino (quindi le materie prime dell’industria) si erano stabilizzate, portando così a un deciso miglioramento del clima di fiducia del settore. I dati del quarto trimestre, che ci consentono anche di fare un quadro della situazione dell’intero 2012, sono di nuovo improntati a un forte incremento dei cost i della filiera, che viene soltanto parzialmente scaricato sui prezzi di vendita, date le cattive condizioni del mercato interno (che pur sempre rappresenta quasi la metà del vino italiano). La novità è che a prendere a crescere sono anche i vini DOC/DOCG, a differenza del passato dove il fenomeno aveva riguardato soprattutto i vini da tavola. Il 2012 è quindi stato un anno con margini unitari veramente depressi, sotto il livello base dell’indice, che parte dal 2000. Va peraltro detto che l’onda di incremento dei prezzi di vendita è partita decisa soltanto verso metà 2011, mentre le materie prime hanno cominciato a crescere circa 6-9 mesi prima: da questo punto di vista, sempre che i rincari non continuino, siamo forse in un punto di minimo per i margini. Andiamo a vedere i numeri.

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