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Nosio – bilancio 2014/15

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Nosio ha chiuso il bilancio 2015 (agosto) con un buon andamento, soprattutto per quanto riguarda i margini e la generazione di cassa. Il braccio commerciale e produttivo di Mezzacorona ha ormai un debito di meno di 50 milioni di euro, che si confronta con un valore di carico delle partecipazioni nelle commerciali estere e nella tenuta siciliana di egual valore. In altre parole, l’attività non ha debiti. Le vendite veleggiano poco sopra i 100 milioni di euro (con un calo in Europa, compensato dagli altri mercati, e con la graduale uscita dal segmento dei vini sfusi) e il valore delle azioni scambiate tra i soci non è cresciuto in modo significativo rispetto all’anno scorso. Moltiplicato per il numero delle azioni determina un valore di 97 milioni di euro per il capitale azionario di Nosio, quasi medesimo del 2014, anche se gli azionisti hanno potuto incassare un dividendo di 2.3 milioni di euro, pari al 2.5% del valore delle azioni secondo gli scambi effettuati tra gli azionisti nel corso dell’anno. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Cavit – risultati 2014/15

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Cavit ha chiuso il 2015 (a maggio) con un leggero incremento delle vendite, essenzialmente legato alla crescita all’estero e del segmento degli spumanti. Dal 2015 la cooperativa deve redigere il bilancio consolidato a seguito dell’acquisizione di Kessler Sekt, l’azienda spumantistica tedesca acquistata nel giugno 2013 che dovrebbe integrarsi perfettamente con Cavit, potendo usufruire della sua produzione di vini atti a diventare spumante. L’impatto non è stato dirompente (circa 5/6 milioni di vendite su un totale pre-acquisizione di 159 milioni, quindi +3/4%, diventati 6.6 milioni nel 2014/15), ma nel post troverete un doppio 2013/14, il primo solo Cavit e il primo con Kessler Sekt consolidata (a dire il vero solo per 11 mesi ma l’impatto dovrebbe essere marginale). Nell’ambito dell’attività della cooperativa, va segnalato l’importante incremento (+16%) della remunerazione dei soci, reso possibile dall’ulteriore miglioramento della struttura finanziaria. Le prospettive per il 2015/16 sembrano migliorare: nel primo trimestre (maggio-agosto) l’evoluzione del fatturato è in accelerazione (+6.6%), con l’Italia a +2.2% e l’estero a +8%. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Caviro – risultati 2014

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I numeri 2014 di Caviro includono l’impatto dell’acquisizione di Cesari (70%) in Valpolicella, effettuata a gennaio (pagata 8-9x il MOL) e quindi completamente inclusa in questi numeri. Apro con questa puntualizzazione perché si tratta di un fatto marcante: Cesari ha contribuito 24 milioni di vendite al bilancio consolidato, che pur mostra un fatturato in leggero calo. Ciò è da ricondursi alla riduzione delle vendite della cooperativa madre Caviro SCA, che è passata da 209 milioni a 188 milioni di fatturato tra il 2013 e 2014. Da questo punti di vista, i risultati 2014, otticamente “belli”, con un MOL in crescita, sono “aiutati” da Cesari e hanno dovuto affrontare il calo della divisione distilleria, colpita indirettamente dal calo dei prezzi del petrolio, che ha avuto un impatto sul prezzo del bioetanolo. La cartina tornasole è quella del debito, che dopo un forte progresso nel 2013 (anche dovuto alla gestione del circolante, alla tempistica delle vendemmie e alle scelte di approvvigionamento nella nuova divisione “grandi vini”), è ritornato a 77 milioni, con un rapporto di circa 3x rispetto al MOL, un livello comunque contenuto tra le cooperative.

Infine, vale la pena di sottolineare lo sforzo di metamorfosi di Caviro, in diverse direzioni: (1) dai vini comuni ai vini di qualità (oltre a Cesari, andrebbe menzionata la JV con Torrevento in Puglia); (2) dall’Italia all’estero (le vendite di vino estere sono ora il 30% delle vendite di vino della cooperativa, erano il 15% nel 2010); (3) dal packaging brik a forme di imballaggio più nobili come il vetro. A ciò si aggiunge il forte impegno nello sfruttamento della filiera, che si concretizza con le vendite della distilleria.

E i soci? Nel 2014 hanno incassato quasi lo stesso ammontare dello scorso anno, con una riduzione dell’introito per quintale (-8%) dovuta all’evidente calo dei costi delle materie prime e all’eccezionalità della remunerazione pagata dalla cooperativa nel 2013. Sono invece molto calati gli acquisti esterni (-50%).

Andiamo a leggere qualche altro numero insieme.

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I risultati delle cooperative vinicole – rapporto Mediobanca 2014

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In questo post pre fine settimana ci concentriamo sui risultati delle cooperative vinicole nel 2013, come riportati dal rapporto Mediobanca pubblicato lo scorso marzo. Due sono le cose che saltano all’occhio in questi numeri: 1) che nel 2013 le cooperative hanno avuto un anno “commercialmente” molto migliore dei precedenti, con una crescita del fatturato del 7% (contro il 6% delle aziende), e un balzo dell’11% delle esportazioni (lo storico tallone d’Achille del settore, contro il +9% realizzato dalle aziende). Il secondo è un ritmo di investimenti che è rimasto sostenuto (contro un calo piuttosto visibile per le aziende, che però avevano investito molto di più nel 2012), che ha determinato un livello di debito stabile (quando invece per le aziende il debito è calato). Infine, le cooperative prese in esame hanno ridotto il personale, -1% a 4373 dipendenti, in controtendenza rispetto all’andamento delle vendite e all’evidenza delle aziende, che invece hanno avuto un leggero incremento della forza lavoro (+0.6%). Passiamo a leggere i numeri.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2013 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto di Mediobanca, pubblicato in corrispondenza del Vinitaly, evidenzia gli ottimi risultati ottenuti nel 2013 dalle maggiori cantine italiane, come abbiamo anche noi testimoniato azienda per azienda negli ultimi mesi. Il fatturato è stato spinto dalle esportazioni da un lato (ricordiamo che queste 122 aziende rappresentano il 60% delle esportazioni italiane di vino) e dai prezzi in crescita in Italia, causa l’incremento dei prezzi del vino sfuso. I numeri del 2013 si possono così riassumere: fatturato in crescita del 6%, margine operativo lordo +11%, utile operativo +19%. L’utile netto, meno rappresentativo scende a causa delle componenti non operative. Migliora anche la struttura finanziaria, con un debito in calo in valore assoluto (aiutato anche da una annata magra in termini di investimenti), ma ancora di più in confronto alla generazione di cassa. Il rapporto con il MOL scende a 4.5 volte, il valore più contenuto dal 2006 a questa parte. In conclusione, il 2013 è stata una buona annata per il vino italiano. Il 2014 promette ancora bene, anche se le prime indicazioni sul fatturato di queste aziende sono di una crescita inferiore al 2%: il calo dei costi delle materie prime dovrebbe aver consentito un ulteriore miglioramento dei margini. Andiamo nel dettaglio dei numeri.

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