consumo di vino


Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2013

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consumo alcolici 2013 0

 

In corrispondenza del Vinitaly, ISTAT ha rilasciato i dati relativi al consumo di alcolici. La pubblicazione, originariamente focalizzata a fotografare i comportamenti devianti dell’eccesso di consumo di alcolici si è con gli anni arricchita di nuove sfaccettature e oggi offre un vasto database di dati sul consumo di vino in Italia per sesso, fascia di età, livello di istruzione e zona di residenza. Oggi presentiamo i dati generali, per dedicarci più in là nell’anno a dare un’occhiata ai numeri particolari. La situazione del 2013 differisce da quella degli altri anni per un semplice aspetto: il consumo di bevande alcoliche è sceso per tutte le categorie, in termini di penetrazione sulla popolazione, a differenza del passato in cui scendeva il consumo di vino e si manteneva o incrementava quello di birra e di altre bevande alcoliche. Alcune tendenze sono rimaste, come quella che vede gradualmente sparire i forti bevitori e quelli “abituali” a favore di quelli sporadici, altre sembrano emergere, quali un forte calo del consumo di vino nelle regioni del Nord Ovest, che non corrisponde a quello che si può osservare nelle altre macroregioni. Andiamo insieme a commentare i dati, che come sempre raccolgono una serie finalmente sufficientemente lunga di dati, dal 2007 a questa parte.

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Canada – consumo e mercato del vino, dati 2012

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CANADA 2012 1

 

Il mercato del vino canadese è uno dei pochi che ha superato brillantemente la crisi del 2009, senza mostrare apparenti scossoni nel tasso di crescita del consumo di vino. I dati che analizziamo oggi vengono dal locale ufficio statistico e si riferiscono al valore e volume del mercato, incluse le vendite nel canale HoReCA. Siccome sono diversi anni che non aggiorniamo questi dati, forse è il caso di fare il punto della situazione, vista anche l’importanza del paese nell’ambito delle esportazioni italiane. Volendo partire da questo punto, l’Italia manda in Canada circa 0.7 milioni di ettolitri, apparentemente il 14-15% del consumo totale di vino e il 16% se si escludono categorie “strane” che i canadesi comunque includono nella categoria. Passiamo ai dati locali: Continua a leggere »

Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2012

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BEVANDE ALCOLICHE 2012 0

Nell’ambito del generale cambiamento del modello di consumo di bevande alcoliche, i dati rilasciati da ISTAT mostrano chiaramente l’impatto della crisi. Se è vero che il consumo meno abituale e meno legato all’evento del “pasto” favorisce una diversificazione nel ventaglio delle bevande (dal vino verso altre categorie), nel 2012 si osserva un deciso calo nel numero di consumatori di vino, con un ulteriore travaso da quelli abituali a quelli sporadici. Sta di fatto che nel 2012 chi beve vino almeno una volta all’anno in Italia è sceso dal 52% della popolazione (sopra gli 11 anni), ossia 28.1 milioni di persone. Di questi, 11.6 milioni sono consumatori abituali, i restanti 16.5 milioni sporadici. Penso di non dire un’ovvietà nel sottolineare che il vino resta la bevanda alcolica per eccellenza in Italia, però se vedete i grafici allegati vi accorgerete che il vantaggio si sta assottigliando. Se 15 anni fa la penetrazione del vino era 10 punti percentuali superiore a quella della birra e 17 punti sopra quella delle altre bevande alcoliche, nel 2012 il vantaggio è sceso a 6 e 12 punti percentuali rispettivamente. Infine, uomini e donne calano in maniera paragonabile nel consumo di vino, mentre non è vera la stessa cosa nel consumo di birra e degli altri alcolici… Analizziamo i dati in dettaglio.

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Evoluzione degli stili di consumo del vino in Francia – studio France Agrimer

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Fonte: France AgriMer

Ogni 5 anni France Agrimer, che è una specie di ISMEA francese, fa un’indagine su 4000 consumatori francesi per sondare gli stili di consumo di vino. Oggi commentiamo i dati relativi al 2010 e cerchiamo anche di confrontarli con quelli dell’Italia, il che ci porta a qualche considerazione interessante, per quanto forse amplificata dalla differenza nella rilevazione statistica. Le principali conclusioni dello studio sono: (1) il consumo di vino continua a scendere e a cambiare di stile. In Francia il ritmo storico di declino è tra i meno pronunciati fra i paesi storici produttori di vino in Europa; (2) la quota dei non consumatori non è cresciuta tra il 2005 e il 2010, ma è prevista in aumento di qui al 2015; (3) tra i non consumatori, gli “irrecuperabili” sono in realtà sono circa il 30%, mentre il 35% di loro in casi eccezionali hanno consumato oppure consumano soltanto spumanti; (3) continua il travaso tra consumatori abituali e sporadici e, all’interno degli sporadici diminuisce la frequenza di consumo; (4) il cambio dello stile di consumo negli ultimi anni sembra riguardare di più i maschi delle femmine, le quali mostrano una stabilizzazione degli stili di consumo; (5) confrontando Italia e Francia sembra che l’Italia sia più arretrata nella curva di evoluzione degli stili di consumo. Ci sono ancora troppi consumatori abituali rispetto agli sporadici, mentre è sorprendente notare come la quota dei non consumatori sia largamente superiore a quella francese, sempre che i dati siano veramente confrontabili. Passiamo ai numeri.

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Vendite di vino al dettaglio in Italia – dati primi 9 mesi 2012

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A dispetto di una dura estate, le vendite di vino nella grande distribuzione sembrano aver resistito alla crisi, grazie al prezzo-mix, mentre i volumi continuano a scendere, forse anche in modo più marcato di quello che avevamo visto a fine giugno. Oggi facciamo fare a questo post un ulteriore passo in avanti, che consiste nel confrontare il trend delle vendite di vino (qui vi ricordo viene escluso il segmento tradizionale dell’offtrade) con le vendite al dettaglio italiane (totali e relative agli alimentari). Ebbene, quello che si nota è che la categoria “vino” non si sta decisamente comportando male: ISTAT riporta un calo delle vendite al dettaglio sui primi 9 mesi dell’anno dell’1.6% in media, con un -0.1% per il settore alimentare, contro un incremento del 2% per il settore vino. Anche volendo aggiustare il dato ISTAT per ricomprendere unicamente la grande distribuzione, ci troveremmo in terreno positivo, dato che le vendite in GDO (qui non scomponibili nella voce alimentari) sono comunque scese dello 0.2%. Ma passiamo ai dati  di dettaglio, dove vi accorgerete di due macrotendenze: (1) un progressivo indebolimento delle vendite in generale e dei volumi in particolare; (2) un crescente impatto positivo del prezzo mix, che più che compensa il calo dei volumi, anche se in minor misura rispetto al primo semestre; (3) un chiaro andamento “stile crisi”, dove i vini a minor prezzo unitario (IGT e vini da tavola) vanno meglio dei vini DOC.

 

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