Constellation Brands


La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2014

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valuation wine 2015 1

La valutazione borsistica delle aziende vinicole assume quest’anno una valenza piuttosto strategica per l’Italia, dato che abbiamo appena assistito alla quotazione in borsa di IWB, veicolo di quotazione che consolida Giordano e Provinco (tra qualche giorno vi posterò un’analisi al riguardo), ma anche in vista dei recenti articoli di giornale relativi alla possibile quotazione di Masi Agricola, azienda leader del distretto dell’Amarone. Ebbene, seguendo un po’ il rafforzamento generale dei mercati borsistici, drogati dalle iniezioni di liquidità, possiamo certamente dire che anche nel 2015, come lo scorso anno si è assistito a un ulteriore apprezzamento delle valutazioni di mercato delle aziende vinicole, soprattutto per di taglia significativa. Dall’ultimo rilevamento, il leader mondiale Constellation Brands, che ormai genera una parte di utili grazie alla birra Corona, ha un valore di mercato di 16 miliardi di euro (aiutato anche dal recente apprezzamento del dollaro). La sua valutazione è pari a 22 volte gli utili attesi per l’anno corrente (2015), 4 volte le vendite (includendo il debito), 13 volte il MOL e 17 volte l’utile operativo. Questa è ben inteso la punta dell’iceberg, il leader. Anche le altre grandi, comunque, stanno a multipli più elevati dello scorso anno, mentre lo stesso non vale come accennavo sopra per le aziende della Champagne, che “soffrono” un andamento economico non esaltante, e per le quel paio di piccole aziende che abbiamo nel campione (per ora!). Andiamo a leggere insieme i numeri.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2014

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Dopo il passo falso del secondo trimestre dovuto all’annuncio di nuovi invstimenti, Constellation Brands ha recuperato il terreno perso nel trimestre terminato a ottobre, il più importante dell’anno in ottica stagionale. L’attività è andata bene su tutti i fronti, con un incremento degli utili su base comparabile superiore al 10%, che è un dato importante soprattutto considerando che questo trimestre era il primo che “includeva” la birra Corona anche nella base di comparazione dell’anno scorso. Il management ha dunque aumentato le stime di utile per azione del 3% (dopo un analogo rialzo effettuato a agosto, che porta la stima a essere il 6% più alta delle previsoni originarie fatte a aprile 2014). E il vino? Beh, il segmento vino non si è mosso bene come quello della birra. I margini continuano a crescere (come vedete dal grafico siamo al 24% a livello operativo negli ultimi 12 mesi), ma le vendite quest’anno fanno più fatica. Nel terzo trimestre le “depletions” cioè le vendite al dettaglio dei marchi di Constellation Brands sono state stabili, dopo un incremento del 2.4% nel secondo trimestre e un calo dell’1.8% nel primo trimestre, anche a causa di una base di comparazione piuttosto difficile. Andiamo ad analizzare tutti i numeri insieme

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Constellation Brands – risultati primo semestre 2014/15

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L’accoglienza del mercato finanziario di questo secondo trimestre di Constellation Brands è stata piuttosto tiepida. I numeri, come vedremo dopo, sono stati impattati da una serie di spostamenti di consegne (anche causate da problemi con le bottigliette della birra, che erano difettose), mentre il management ha ridotto le attese di generazione di cassa (non quelle di utili) per dedicare ulteriori risorse (200m USD) all’espansione della capacità produttiva della birra Corona. Leggendo il comunicato stampa, viene sempre più chiara la sensazione che Constellation Brands ha due anime, birra e vino/spiriti, che vanno in direzioni diverse. Forse è presto per dirlo e sarà prima importante ridurre i debiti, ma credo che non vedremo per molto tempo CBrands in questa forma. Se fossi un azionista chiederei a gran voce la separazione delle due attività, come fu qualche anno fa (ricordate?) per Foster’s e lo spin-off di Treasury Wine Estates… Ma non perdiamoci in questi sogni ad occhi aperti e andiamo a guardare i numeri, che per il segmento vino non sono per niente male…

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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2014/15

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Constellation Brands ha completato con il primo trimestre il “giro di boa” dell’acquisizione delle attività nel segmento della birra. Proprio queste, da qualche trimestre, stanno spingendo gli utili aziendali, anche oltre le aspettative del management (che infatti ha rivisto al rialzo gli obiettivi 2015). Invece, in un trimestre che comunque tipicamente conta poco, il business vino langue, con volumi in calo soprattutto nel mercato americano. Le vendite sono calate del 4% in volume in USA: la metà di questo calo è dovuto al “destocking” (cioè quando gli anelli intermedi della catena distributiva decidono di ridurre le scorte), ma l’altra metà è dovuta a un calo delle vendite finali, pari a circa il 2%. Per la prima volta da quando Cbrands “separa” i brand importanti dagli altri, anche i primi segnano un andamento di volumi negativo. Detto questo, la partita del 2015 si gioca sui prossimi trimestre e sopratutto sulla birra, che sta dando un forte contributo al calo del debito. Nel trimestre terminato a maggio, il debito netto di Constellation Brands è sceso a 6.4 miliardi di dollari, rispetto a 7 miliardi di fine febbraio e al picco di 7.2 miliardi toccato subito dopo l’acquisizione delle attività americane di Corona.
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Constellation Brands – risultati 2013-14 e previsioni 2014-15

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Constellation Brands sta sempre di più virando verso la birra. Non soltanto il consolidamento del business della Corona ha completamente stravolto il conto economico (ora rappresenta il 40% dell’utile operativo, ma la quota crescerà nel 2014 con il consolidamento per tutti i 12 mesi), ma il management ha annunciato un forte piano di investimenti proprio nel segmento della birra, con un nuovo stabilimento da 1 miliardo di dollari. D’altronde, i risultati sono egregi: il business della birra cresce del 10%, contro il +2% del vino, segmento nel quale a un incremento dei volumi del 3-4% si contrappone una forte pressione promozionale che limita la crescita. Tornando ai risultati, Constellation Brands ha chiuso il 2014 con un utile altissimo grazie alla rivalutazione della quota in bilancio del business della birra, dietro il quale si è comunque nascosta un ulteriore svalutazione del valore dell’attività vinicola in Canada per 300 milioni di dollari. Una volta rettificato per le componenti straordinarie, l’utile netto è cresciuto del 60% circa a 700 milioni di dollari. Per il 2014 (febbraio 2015, come data di chiusura), l’azienda ha annunciato un incremento atteso dell’utile per azione da 3.25 dollari a 3.95-4.15 dollari, quindi un incremento ulteriore di almeno il 20%. Il tutto ancora guidato dalla birra, per la quale si prevede un aumento delle vendite tra il 5% e  l’8% circa (traducendo un numeri le parole…) e un aumento dell’utile operativo del 10-12%, naturalmente prima di considerare il pezzo di anno che nel 2013 non avevano e che avranno nel 2014. Invece, per quanto riguarda il segmento vino la crescita attesa è al massimo del 5%… come dicevo all’inizio, sempre più birra.

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