Constellation Brands


Constellation Brands – risultati primo trimestre 2015/16

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Titolo del post: “A tutta birra”. Questo è quello che si deduce dai risultati del primo trimestre di Constellation Brands, che ha deciso di alzare la previsione di utili a febbraio 2016 del 5% e a stimare un incremento dell’utile per azione del 10% (a 4.8-5.0 dollari per azione da 4.55-4.75 in precedenza). Ma le novità non si fermano qui, perchè se la birra cresce a doppia cifra, anche il segmento vino non va male. Le vendite nel mercato USA sono in crescita del 4% circa (sia in termini di vendite al dettaglio che di fatturato organico per il gruppo), il miglior risultato da diversi trimetri a questa parte. Infine, CB ha anche announciato una acquisizione di un brand vinicolo per 315 milioni di dollari. Si tratta del marchio Meiomi, un Pinot Noir in rapida crescita (da 60mila a 600mila casse tra il 2010 e il 2014), che ben si integra nel portafoglio del gigante americano. Se le previsioni del management sono corrette, l’acquisizione dovrebbe portare a un incremento dell’utile per azione di 3-4 centesimi già nell’anno fiscale terminante a Febbraio 2016 (e rappresenterebbe così circa un sesto dell’incremento annunciato). Tornando ai risultati, le vendite crescono del 7%, il gross margin del 10%, l’utile operativo del 9% e l’utile netto del 15%, sfruttando l’impatto benefico della leva finanziaria. Ma andiamo in dettaglio.

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Constellation Brands – risultati 2014 e previsioni 2015

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Nel 2014 (chiusura febbraio 2015), Constellation Brands ha riportato risultati ancora una volta superiori alle aspettative del mercato e alle previsioni a suo tempo effettuate. L’utile per azione è cresciuto a 4.44 dollari da 3.25, incamerando in pieno il beneficio dell’acquisizione degli interessi di minoranza della birra Corona. Nonostante il piano di investimenti colossale nell’espansione del birrificio e il debito significativo (oltre 7 miliardi di dollari), il management ha annunciato l’inizio di una politica di dividendi con pagamenti trimestrali. E’ questo un segnale a mio avviso, perchè significa che il business non dovrebbe più “sorprendere”: per tenere il titolo sui livelli da record raggiunti recentemente (120 dollari, 23 miliardi di dollari di capitalizzazione) è necessario dare qualcosa di nuovo in pasta agli investitori. E il 2015? Come detto, investimenti molto importanti (1 miliardo di dollari) ridurranno la generazione di cassa a 100-200 milioni di dollari, mentre l’utile per azione è previsto a 4.55-4.75 dollari, cioè un +3/+7% che fa circa +5% in media. Facendo un breve calcolo, con il prezzo delle azioni a 120 dollari,  Constellation Brands tratta a un multiplo 2015 di circa 27 volte l’utile netto atteso. Ma passiamo a una breve rivista dei numeri, che mostrano ancora una volta la spinta della birra e la relativa stabilità del business del vino, con una decelerazione nell’evoluzione dei margini e dei volumi sulla parte finale dell’anno.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2014

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La valutazione borsistica delle aziende vinicole assume quest’anno una valenza piuttosto strategica per l’Italia, dato che abbiamo appena assistito alla quotazione in borsa di IWB, veicolo di quotazione che consolida Giordano e Provinco (tra qualche giorno vi posterò un’analisi al riguardo), ma anche in vista dei recenti articoli di giornale relativi alla possibile quotazione di Masi Agricola, azienda leader del distretto dell’Amarone. Ebbene, seguendo un po’ il rafforzamento generale dei mercati borsistici, drogati dalle iniezioni di liquidità, possiamo certamente dire che anche nel 2015, come lo scorso anno si è assistito a un ulteriore apprezzamento delle valutazioni di mercato delle aziende vinicole, soprattutto per di taglia significativa. Dall’ultimo rilevamento, il leader mondiale Constellation Brands, che ormai genera una parte di utili grazie alla birra Corona, ha un valore di mercato di 16 miliardi di euro (aiutato anche dal recente apprezzamento del dollaro). La sua valutazione è pari a 22 volte gli utili attesi per l’anno corrente (2015), 4 volte le vendite (includendo il debito), 13 volte il MOL e 17 volte l’utile operativo. Questa è ben inteso la punta dell’iceberg, il leader. Anche le altre grandi, comunque, stanno a multipli più elevati dello scorso anno, mentre lo stesso non vale come accennavo sopra per le aziende della Champagne, che “soffrono” un andamento economico non esaltante, e per le quel paio di piccole aziende che abbiamo nel campione (per ora!). Andiamo a leggere insieme i numeri.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2014

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Dopo il passo falso del secondo trimestre dovuto all’annuncio di nuovi invstimenti, Constellation Brands ha recuperato il terreno perso nel trimestre terminato a ottobre, il più importante dell’anno in ottica stagionale. L’attività è andata bene su tutti i fronti, con un incremento degli utili su base comparabile superiore al 10%, che è un dato importante soprattutto considerando che questo trimestre era il primo che “includeva” la birra Corona anche nella base di comparazione dell’anno scorso. Il management ha dunque aumentato le stime di utile per azione del 3% (dopo un analogo rialzo effettuato a agosto, che porta la stima a essere il 6% più alta delle previsoni originarie fatte a aprile 2014). E il vino? Beh, il segmento vino non si è mosso bene come quello della birra. I margini continuano a crescere (come vedete dal grafico siamo al 24% a livello operativo negli ultimi 12 mesi), ma le vendite quest’anno fanno più fatica. Nel terzo trimestre le “depletions” cioè le vendite al dettaglio dei marchi di Constellation Brands sono state stabili, dopo un incremento del 2.4% nel secondo trimestre e un calo dell’1.8% nel primo trimestre, anche a causa di una base di comparazione piuttosto difficile. Andiamo ad analizzare tutti i numeri insieme

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Constellation Brands – risultati primo semestre 2014/15

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L’accoglienza del mercato finanziario di questo secondo trimestre di Constellation Brands è stata piuttosto tiepida. I numeri, come vedremo dopo, sono stati impattati da una serie di spostamenti di consegne (anche causate da problemi con le bottigliette della birra, che erano difettose), mentre il management ha ridotto le attese di generazione di cassa (non quelle di utili) per dedicare ulteriori risorse (200m USD) all’espansione della capacità produttiva della birra Corona. Leggendo il comunicato stampa, viene sempre più chiara la sensazione che Constellation Brands ha due anime, birra e vino/spiriti, che vanno in direzioni diverse. Forse è presto per dirlo e sarà prima importante ridurre i debiti, ma credo che non vedremo per molto tempo CBrands in questa forma. Se fossi un azionista chiederei a gran voce la separazione delle due attività, come fu qualche anno fa (ricordate?) per Foster’s e lo spin-off di Treasury Wine Estates… Ma non perdiamoci in questi sogni ad occhi aperti e andiamo a guardare i numeri, che per il segmento vino non sono per niente male…

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