Constellation Brands


Constellation Brands – risultati primo trimestre 2016

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Anche nei primi tre mesi del 2016 Constellation Brands ha prodotto ottimi risultati e continuato a investire pesantemente, in linea con le indicazioni già fornite tre mesi fa. Proprio queste indicazioni, sia di investimenti che di utili, non sono state questa volta ritoccate al rialzo come invece era successo nei trimestri precedenti. La stima su fine anno è sempre di produrre utili tra 6.05 e 6.35 dollari ad azione per l’anno fiscale che termina a gennaio 2017. Venendo ai dati del trimestre, la crescita è stata del 15% sul primo trimestre 2015, con un contributo importante della birra, ma con dati positivi anche nel segmento vino, sia considerando le acquisizioni recentemente messe a segno che togliendole. Così, come già successo nei precedenti trimestri, il mercato ha accolto molto positivamente l’annuncio, con un rialzo delle azioni da circa 155 dollari al massimo storico di oltre 165. In questo momento, Constellation Brands ha un valore di borsa di oltre 32 miliardi di dollari. Andiamo a leggere i dati in dettaglio.

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Constellation Brands – risultati 2015 e previsioni 2016

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Constellation Brands chiude il 2015 (febbraio 2016) con un utile per azione di 5.43 dollari mantenendo la promessa più volte rivista al rialzo. L’azienda è in continua evoluzione. Come vedrete dai dati, il debito è cresciuto di 1 miliardo di dollari perchè è stata portata a termine l’acquisizione della birra Ballast, mentre in occasione di questi risultati una nuova acquizione nel segmento vino viene annunciata (costo: circa 300 milioni di dollari per una serie di cinque marchi di di lusso americani – The Prisoner il più famoso). Infine, giusto per mantenere gli investitori svegli, il management ha annunciato la possibile quotazione in borsa del business del vino canadese del gruppo, in seguito all’ottima performance. Bisogna però pensare che dopo questa dispendiosa campagna acquisti e visti gli investimenti che devono venire (quasi 2 miliardi di dollari nel 2016-17 per aumentare la capacità produttiva nel segmento birra), il debito di ormai 8 miliardi di dollari (contro un EBITDA di 2 miliardi, quindi 4 volte) abbia bisogno di essere tenuto sotto controllo. E, guarda un po’, l’attività con cui decidono di fare cassa è il vino canadese.

Tornando ai numeri, le attese di utili per il 2016 (febbraio 2017) sono fissate a 6.05-6.35 dollari per azione, un altro +15% che certamente ha fatto piacere agli investitori. Per quest’anno il segmento vino è atteso crescere “mid-single digits” quindi circa 5% e l’utile operativo sempre del vino “mid-to-high single digits”, quindi a occhio 5-8% direi, con dentro sia Meiomi che Prisoneer. Aggiungendo che l’attesa di incremento dell’utile operativo è 14/17%, significa che la parte birra (con dentro Ballast) dovrebbe crescere del 22%. E  quel punto rappresenterà il 62% degli utili del gruppo.

Nella giornata in cui i risultati sono stati annunciati (6 aprile) le azioni sono salite del 6%, toccando il nuovo massimo storico di 160 dollari (corrispondenti a 32 miliardi di dollari). Ma cosa è successo nell’ultima parte dell’anno? Le grandi notizie sono le acquisizioni, mentre dal punto di vista dei risultati l’andamento del fatturato nel segmento vino è andato bene, con consegne in crescita del 6%, di cui il 2% grazie alle acquisizioni, mentre l’andamento delle vendite finali al dettaglio nel mercato americano dei prodotti di Cbrands sono state un po’ sottotono (0.2%), così come era successo nel terzo trimestre. Presto o tardi, questo rallentamento si vedrà anche nel fatturato aziendale, che peraltro beneficerà della nuova acquisizione.

Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2015

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La caduta del prezzo del petrolio e delle materie prime e la crisi che sta attanagliando diverse economie emergenti sta causando la peggior partenza delle borse mondiali da diversi anni a questa parte. Nelle prime due settimane dell’anno la borsa italiana ha perso il 10%, mangiandosi praticamente quasi tutto il guadagno del 2015, quando è stata una delle migliori borse in termini di performance. In questo contesto, le aziende del settore delle bevande alcoliche tendono a essere considerate “difensive”, perlomeno a patto di non essere troppo esposte ai mercati emergenti. L’aggiornamento annuale del post sulla valutazione borsistica delle aziende vinicole agricole arriva quindi in un momento di particolare volatilità degli indici azionari. E’ però quest’anno un appuntamento importante, perchè nel corso del 2015 Masi e Italian Wine Brand hanno fatto il loro ingresso nel mercato AIM e quindi possiamo finalmente parlare di aziende italiane anche in questo contesto.

Dunque, la conclusione di questo post è piuttosto semplice: in media, la valutazione delle aziende vinicole nel corso del 2015 è cresciuta. Cosa significa? Che per un ammontare di utili uguale a quello di un anno fa, il valore di quell’entità che genera quegli utili è cresciuto. Di quanto mi chiederete? Beh qui è più difficile rispondere ma “la media del pollo” direbbe del 10% circa. A questo è corrisposto un incrementi di valore (medio) in euro del 20-25% circa.

Seconda conclusione. Abbiamo la prima azienda vinicola con un brand riconosciuto, un modello di business integrato, quotata, Masi. Chiaramente è un punto di riferimento. La sua valutazione è 13 volte gli utili (valore azionario), 2.1-2.2 volte le vendite (valore d’impresa), circa 7.5-8 volte l’EBITDA (o MOL) e 8.5-9 volte l’utile operativo). Le azioni di Masi sono molto meno care della media del settore del vino, che però ha dentro Constellation Brands e TWE (gigantesche) e tre aziende della Champagne (il cui valore è più legato al patrimonio che non agli utili). Quindi, il confronto più onesto è con le aziende della medesima taglia principalmente coinvolte nella produzione di vino. In questo caso, Masi resta poco cara, ma il gap di valutazione con le altre aziende è minore, diciamo tra il 3% e  il 10% in dipendenza dagli indicatori scelti. Passiamo nel resto del post a qualche altra considerazione.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2015

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Constellation Brands ha archiviato un altro trimestre eccezionale per crescita delle vendite e utili e, per la quarta volta in quattro trimestri, ha annunciato un incremento degli obiettivi reddituali relativi all’anno fiscale terminante a febbraio 2016 (vedere grafico qui sopra). Ora, quando quella che noi analisti chiamiamo “guidance” viene rialzata per quattro volte consecutive viene da domandarsi come queste attese erano state progettate: come dire… si passa dall’essere stati prudenti all’essersi sbagliati di grosso…

Quindi in barba al crollo delle borse di questi primi giorni dell’anno, le azioni sono balzate di 5 dollari sui risultati e nel momento in cui scrivo (sabato 9 gennaio), il valore di borsa sfiora 30 miliardi di dollari. CB è cresciuta del 3% da inizio anno, contro il -6% della borsa americana, ma non solo. Come dice nell’introduzione della conferenza con gli analisti di giovedi 7 gennaio Rob Sands (CEO), “I am pleased to report that we posted another year of exceptional stock price performance with Constellation’s stock increasing more than 45% for calendar year 2015 versus the S&P 500 which declined 1% for the year. This is the fourth consecutive year that Constellation was one of the best performing stocks in the S&P 500 Consumer Staples Index.” Breve traduzione: le azioni CB sono cresciute del 45% nel 2015 contro un +1% dell’indice di borsa. Per il quarto anno consecutivo, CB è stato uno dei migliori titoli del settore dei consumi di massa nell’indice.

Non lo so cosa pensate voi che leggete, ma io più questa storia della birra evolve (e c’è in vista un nuovo birrificio da 20 milioni di ettolitri) più vedo CB diventare un caso stile “Foster’s”, che qualche anno fa decise di separare birra e vino (divenuto TWE). Mi sbaglierò, ma con quella capitalizzazione di mercato (30 miliardi) forse i tempi stanno diventando maturi…

E adesso andiamo a leggere questi bei numeri insieme, ancora una volta guidati dal segmento birra, ma dove i dati del vino sono stati positivi (e vi ricordo che il terzo trimestre che commentiamo è quello chiave per il business).

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Constellation Brands – risultati primo semestre 2015/16

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Il secondo trimestre di Constellation Brands ripete in pieno il copione del primo: la birra è protagonista della crescita degli utili, il management decide per la terza volta in 6 mesi di incrementare le attese di utili per l’anno fiscale 2015/16. Il grafico con l’evoluzione dell’utile operativo calcolato sui 12 mesi è un po’ il riassunto del messaggio che deve passare: Constellation Brands è partita un anno fa come un 55/45 birra/vino, oggi siamo vicini a un 60/40 ed è immaginabile che nel futuro la barra si sposti ancora di più alla luce del gigantesco investimento nel nuovo birrificio e nella produzione di vetro. E il vino? Le vendite di vino e spirits vanno abbastanza bene, +3% in termini organici (annullati dall’andamento dei cambi), i margini sono in leggera ma continua crescita, soprattutto grazie al segmento spirits. Nel secondo trimestre è stata completata l’acquisizione di Meiomi, che quindi contribuirà a partire dal terzo trimestre. Dicevamo di un ulteriore incremento delle attese di utili. Siamo partiti con una stima di 4.55-4.75, siamo ora a 5.00-5.20, quindi un incremento del 10% delle attese originarie, soprattutto grazie al segmento della birra. Passiamo ad analizzare i numeri.

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