Concha y Toro


Concha y Toro – risultati primo semestre 2019

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Concha y Toro sta decisamente accelerando, grazie anche ai risultati del piano di rilancio, che abbiamo ampiamente discusso sul blog e che si focalizza su un mix di azioni che vanno dall’incremento della produzione propria di uve, alla riorganizzazione della distribuzione americana fino a un ambito strettamente commerciale con una concentrazione degli sforzi sui prodotti di fascia alta e su Casillero del Diablo in particolare. Le vendite del gruppo nel primo semestre 2019 si riavvicinano a 300 miliardi di peso, +7%, ma soprattutto si comincia a vedere il beneficio del piano sui margini, a tutti i livelli e nonostante l’azienda sia stata colpita da un incremento dei dazi doganali di esportazione dall’Argentina. Nel semestre l’utile operativo cresce dunque del 20%, mentre l’utile netto è rimasto stabile a causa dell’incremento degli oneri finanziari (perdite su cambi). Nonostante un leggero incremento del debito, è stato un buon semestre per l’azienda cilena, che ha un valore di mercato di circa 1.5 miliardi di dollari. Passiamo ai dati.

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Concha y Toro – risultati 2018

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I risultati 2018 di Concha y Toro non sono stati ben accolti dagli investitori. Le vendite e gli utili ristagnano (anche se qualche segnale positivo è emerso nel secondo semestre) nell’ambito di una strategia di riposizionamento del gruppo verso mercati, prodotti e marchi di fascia più alta, dove il mercato del vino sta registrando i tassi di crescita più elevati. Per Concha y Toro significa uscire da 82 marchi sui 304 gestiti, focalizzarsi su Casillero del Diablo (207 milioni di dollari di fatturato nel 2018) e su 4 altro marchi considerati critici: Como Sur (36 milioni di dollari), Trivento (27), Bonterra (40) e 1000 stories (15). Dal punto di vista dei mercati la strategia prevede di rafforzare le strutture distributive dirette, su tutti negli USA, ma anche nel Regno Unito, Canada, Svezia, Brasile, Messico, Giappone, Cina e naturalmente in Cile. Questi mercati sono il 77% delle vendite del gruppo. Terzo, un piano di taglio di costi generali da reinvestire in marketing. Il piano punta per il 2022 a 854 miliardi di peso di vendite (614 nel 2018) e 140 miliardi di utile operativo (60 nel 2018!) con un margine del 16.4%. Direi sfidante per usare un eufemismo. Ma ora focalizziamoci sui risultati finanziari, ricordandovi che il 2017 è riesposto per considerare l’effetto di IFRS15, che ha determinato la deduzione dalle vendite di alcune promozioni, prima considerate tra i costi. Quindi meno vendite, meno costi, stessi utili.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2018

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Dopo un 2018 iniziato in maniera scoppiettante, la seconda parte dell’anno ha visto un deciso ribasso dei mercati azionari, legato da una parte alle attese di decelerazione di alcune economie chiave (Cina), al graduale rialzo dei tassi di interesse negli USA e, non ultimo, alla forte decelerazione delle principali economie europee, come si evince dai dati pubblicati proprio in questi giorni. La conseguenza di queste fasi del mercato è che le valutazioni delle aziende in borsa scende, sia per un oggettivo calo delle attese di utili che per la “contrazione” dei multipli a cui vengono valutate. La premessa serve come chiave di lettura del post, dove trovate la valutazione (ai prezzi di venerdì 18 gennaio) delle principali aziende vinicole quotate in borsa. Ad “aggravare” la situazione è nello specifico anche il “profit warning” di qualche giorno fa di Constellation Brands, che da luglio 2018. Il suo valore è sceso da circa 37 miliardi di dollari agli attuali 27. Dunque, dicevamo che dopo il 2018 record, siamo “scesi” a multipli più comprensibili: le tre grandi aziende ora sono valutate 18 volte gli utili attesi del 2019, 13 volte l’EBITDA e 15 volte l’utile operativo, mentre le piccole aziende sono a una media di 14 volte l’utile netto, 10 volte l’EBITDA e 12 volte l’utile operativo, con una variabilità molto significativa in entrambi i casi. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Concha y Toro – risultati primo semestre 2018

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Sebbene i dati del primo semestre 2018 non lo diano a vedere, la strategia di Concha Y Toro di concentrarsi sui segmenti di qualità e di tagliare dei costi sta cominciando a dare i suoi frutti. I margini sono sotto pressione per la combinazione dei cambi (impatto negativo di 3/4 punti percentuali sulle vendite, che altrimenti sarebbero cresciuti dell’1% circa) e dei costi straordinari della ristrutturazione. Il leggero calo dell’utile operativo del semestre sarebbe dunque un leggero miglioramento (+3%). Sta anche calando leggermente l’indebitamento, a fine giugno pari a circa 2.8 volte l’EBITDA. L’andamento borsistico delle azioni ha seguito questi progressi. Alla borsa di Santiago del Cile, CYT è cresciuta del 16% circa, mentre rispetto a un anno fa le azioni valgono circa il 30% in più. Passiamo ai dati con una annotazione: dal 2018 viene adottato un nuovo principio contabile che richiede di “scontare” dalle vendite le promozioni invece che caricarle come costo. Ne risulta un fatturato inferiore con un eguale impatto contrario sui costi di vendita. Visto che l’impatto non è marginale nel post trovate sia il dato del primo semestre 2017 come fu riportato che quello rivisto per questo nuovo principio contabile.

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Concha y Toro – risultati 2017

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Anche se i numeri del 2017 non lo mettono in luce, Concha y Toro sta vedendo i primi risultati positivi del piano di ristrutturazione e rilancio annunciato tempo fa con piani aggressivi di taglio dei costi, rilancio dell’azienda nel mercato domestico e focus su sui marchi più promettenti e profittevoli come Casillero del Diablo (5.2 milioni di casse nel 2017), Cono Sur Bicicleta (1.4 milioni), Trivento (0.7 milioni) e così via. Concha y Toro prevede poi che nel 2018 la produzione di vino propria possa crescere del 20% (come sappiamo il Cile ha avuto due pessime vendemmie nel 2016 e 2017), riducendo l’aggravio di costi degli acquisti esterni di uve per compensare la mancata produzione propria. Fatto questo preambolo, i numeri del 2017 sono caratterizzati da un calo del 2% delle vendite (principalmente dovuta ai cambi) e del 12% dell’utile operativo, mentre l’utile netto viene sostenuto da proventi di natura non ricorrente. Come vi dicevo, i segnali positivi si vedono nei mesi recenti: nel secondo semestre i segni si sono invertiti, con una ripresa del 3-4% degli utili in un contesto di vendite stabili. Traducendo questi dati in valute a noi amiche, le vendite sono circa 1 miliardo di dollari o 880 milioni di euro, mentre il valore di mercato al NYSE è attualmente di 1.5 miliardi di dollari, supportato anche dal rafforzamento della valuta cilena, passata da circa 660 peso per dollaro a 600 peso. Passiamo ai dati.

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