bilancio 2022


Lanson BCC – risultati primo semestre 2022

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Dopo gli eccellenti dati registrati nel 2021 e qui commentati (link), Lanson il trend di miglioramento sia dei margini che del fatturato è continuato nel primo semestre 2022, di cui analizziamo oggi i dati. Si tratta di un momento eccellente per lo Champagne (e per gli spumanti in generale, bisogna dire). A questo momento eccezionale, Lanson “aggiunge” anche un paio di ulteriori elementi: il primo è che ha fatto una cura dimagrante sui costi e si è rilanciata nei mercati internazionali; il secondo è che è storicamente molto esposta al mercato inglese e questo mercato è in recupero. I dati sono chiari: dopo il +21% del fatturato del 2021, la crescita del primo semestre è +16% (pur rapprsentando soltanto un terzo dell’anno), l’utile che nel 2021 era triplicato, nel primo semestre è ulteriormente raddoppiato. Insomma siamo di fronte a un “ritorno” di Lanson a dei risultati soddisfacenti, dopo diversi anni che si potrebbero effettivamente definire bui, almeno a guardare i numeri, e ben prima del Covid. Passiamo ad analizzare qualche dato, ricordandovi che all’interno del post c’è anche un interessante grafico animato che visualizza chiaramente il cambio di direzione della società.

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Advini – risultati primo semestre 2022

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La strategia di Advini prosegue a forza di acquisizioni, ma la crescita organica sembra essere piuttosto limitata (0.3%) per via del posizionamento premium ma non “di lusso” di molti dei suoi prodotti. Nel semestre terminato a giugno 2022, le vendite crescono del 4.5% a 141 milioni di euro (quasi interamente legato alle nuove cantine acquistate) ma i margini calano leggermente lasciando gli utili allo stesso livello dello scorso anno per quanto riguarda la parte operativa e ben sotto il 2021 se guardiamo all’utile netto, per via delle mancanza di proventi straordinari. L’incremento dei costi (non ultimo quello del personale) e il calo Continua a leggere »

Concha y Toro – risultati primo semestre 2022

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Concha y Toro chiude un primo semestre 2022 in chiaro scuro: a fronte di vendite in crescita del 7% e nonostante un potente effetto prezzi (i volumi sono calati del 10%) l’azienda non è riuscita a compensare i pesanti incrementi del costo del personale (+15%) e della logistica (+34%), oltre che lo sforzo pubblicitario e promozionale necessario per sostenere i prodotti. Ovviamente stiamo parlando di un caso limite nell’industria del vino, essendo Concha y Toro un produttore cileno che vende per l’85% fuori dai confini nazionali, per di più non proprio dietro l’angolo essendo le principali destinazioni in USA e nel Regno Unito, quindi molto lontani. Sta di fatto che dopo la pubbliazione di questi dati le azioni del gruppo sono scese di un buon 20%, anche in coincidenza con la correzione dei mercati azionari. Per riassumere i numeri, il semestre chiude con 400 miliardi di peso di vendite, +7%, un gross margin in crescita del 9% a 157 miliardi, ma un utile operativo in calo del 14% da 57 a 49 miliardi. Grazie alla minore imposizione fiscale, l’utile netto passa da 38 a 41 miliardi.

La strategia di Concha y Toro non cambia e si basa su elevati investimenti nella produzione e su un’attenzione particolare ai temi del clima, con gli obiettivi 2025 (non sappiamo quanto sfidanti) già raggiunti nel 2022.

Nel resto del post trovate i principali dati finanziari e altri grafici.

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Duckhorn – risultati 2022 e prevision 2023

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Sebbene I risultati siano stati allineati alle attese e alle indicazioni fornite lo scorso anno, le azioni di Duckhorn hanno subito un calo importante in occasione dei risultati 2022 (31 luglio) annunciati a fine settembre. La ragione è relativa a due aspetti. Primo, l’azienda ha fornito indicazioni piuttosto prudenti sul 2023 (luglio), caratterizzate da un incremento delle vendite del 6% (sul punto mediano) e margini in leggero calo (33.9% rispetto al 34.2% del 2022, sempre sulla mediana). Di più, l’aumento dei tassi di interessi e del costo del debito determinerà un utile 2023 tra stabile e in incremento del 5% circa. Troppo poco per un titolo che trattava a 30 volte gli utili… e così siamo passati a 20 volte, con una capitalizzazione di mercato scesa a 1.6 miliardi di dollari (nel mio file ho segnato un 2.6 miliardi di dollari quando avevo guardato i numeri 2021). In secondo luogo, credo che l’ammontare degli aggiustamenti ai dati sia diventato un po’ troppo e include anche una svalutazione di magazzino (5 milioni circa). I dati che vedete in tabella vi rendono conto dei dati aggiustati come l’EBITDA che passa da 117 a 128 milioni o l’utile netto da 62 a 71. Se li prendessimo senza gli aggiustamenti sarebbero: da 112 a 113 e da 56 a 60. Queste cose gli investitori dopo un po’ cominciano a notarle e… la valutazione paga pegno. Ma passiamo ai dati 2021 nel resto del post.

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Vintage Wine Estates (VWE) – risultati 2022

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Quando a febbraio 2022 vi presentavo questa azienda (post), vi avevo parlato dell’elevato indebitamento, degli obiettivi ambiziosi al 2026 (che sono ancora sul tavolo) e del fatto che i margini erano comunque bassi. Da Febbraio 2022 a oggi aggiungiamo qualche informazione che ci aiuta a spiegare il vero e proprio tracollo della sua valutazione in borsa, passata da circa 600 milioni di dollari meno di 200 attualmente. Quello che dovete sapere è soprattutto di natura legale, non tanto economica. Sì perchè l’azienda ha svalutato il magazzino di quasi 20 milioni di dollari, “impacchetando con il fiocco” questa cattiva notizia nell’ambito di un migliorato controllo delle scorte e della reportistica. Il problema è che questa svalutazione determina un ricalcolo anche dei bilanci passati e questi bilanci sono stati quelli usati per portare l’azienda in borsa. Di fronte al tracollo delle quotazioni di borsa di cui sopra, gli investitori non ci hanno pensato due volte e hanno fatto causa all’azienda per le perdite subite in borsa, che se dovessero essere risarcite potrebbero anche portare “alle aule di un tribunale”, come diceva De Andrè. Fatta questa super-premessa passiamo ai numeri.

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