bilancio 2019


Treasury Wine Estates – risultati 2018/19

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I dati annuali (chiusura a fine giugno) di Treasury Wine Estate sono stati particolarmente positivi. L’azienda ha continuato a crescere a ritmi sostenuti nei mercati asiatici, ha migliorato i margini nel mercato domestico (Australia, dove ha una quota di mercato del 22% e Nuova Zelanda) ed ha ottenuto un buon risultato nel mercato americano con un incremento delle vendite non distante dal 10% a cambi costanti. Gli obiettivi per il 2020 che sembravano lontani sono ora a portata di mano, e in qualche caso sono stati addirittura già raggiunti a giugno 2019 (in Asia e in Australia sui margini in particolare). TWE sta rimettendo il naso fuori dall’Australia. Dopo aver digerito l’acquisizione delle attività vinicole di Diageo ha riportato il debito a 1.7x rispetto all’EBITDA e ha investito in luglio 2019 in Francia, acquistando vigneti e infrastruttura di produzione nella zona di Bordeaux. L’obiettivo 2020 è di portare l’utile operativo da 720 milioni di dollari australiani a 830-860 milioni, ossia di crescere del 15/20%. Il tutto dopo un anno da +23% e in confronto a un livello sotto I 400 milioni non più di tre anni fa. Come dire un’azienda che ha avuto un cambio di pelle importante negli ultimi anni, senza crescere molto in numero di casse (35 milioni nel 2019 contro 34 nel 2016), quindi con una strategia unicamente basata sul miglioramento del mix (e con qualche aiuto del cambio). Passiamo ai dati.

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Masi – risultati primo semestre 2019

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Fiumi di parole (o meglio parolacce) andrebbero spesi per descrivere le ultime novità in tema di principi contabili internazionali (i famigerati IFRS). L’ultima novità da applicare dal 2019 in poi riguarda le attività che le aziende non comprano ma “affittano”, e che a partire da quest’anno vanno capitalizzate. In altre parole, le regole da oggi obbligano le aziende a mettere in bilancio le attività come se fossero possedute (nel caso di Masi circa 9 milioni di euro) e gli affitti vengono riparametrati come se fossero ammortamenti di attività possedute e, sotto l’utile operativo, oneri finanziari fittizi. Insomma, un casino. Il risultato finale è un miscuglio infernale. Nel caso specifico di Masi si tratta di un beneficio di 0.4 milioni per il MOL e un maleficio per l’utile netto di 0.1 milioni. Masi ha poi attività in Argentina, dove siccome l’inflazione ha superato il 100% nel triennio, obbliga a cambiare i dati di bilancio: altro impatto, in questo caso negativo di 0.3 milioni sul MOL e di ben 0.8 milioni sull’utile netto. Una faticaccia.

Tornando ai dati che esaminiamo oggi, il primo semestre, possiamo dire che Masi ha avuto un leggero incremento delle vendite, un calo del margine operativo lordo di circa 1.5 punti percentuali, di 2 punti percentuali del margine operativo e un utile netto che cala da 2.7 a 1.7 milioni ma che, a parità di “punto di vista contabile” sarebbe sceso del 5%. In questi dati ci sono un paio di cose positive che sono le vendite di Canevel (Valdobbiadene) e i dati in recupero sul Nord America, e negativi, che sono la pressione sulle vendite in Europa. Il debito di Masi resta intorno ai 10 milioni, avendo l’azienda continuato a investire nei sui progetti principali (l’ampliamento della cantina di Valgatara e la nuova sede/visitor center) adiacente alla sede principale di San’t Ambrogio. Passiamo a commentare qualche dato.

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LVMH – risultati primo semestre 2019

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Come potete leggere sui giornali, LVMH sta diventando una delle aziende più importanti d’Europa (con un valore di mercato di quasi 200 miliardi di euro) e la famiglia che detiene il 47% delle azioni (la famiglia Arnault) è classificata come la seconda più ricca del mondo. Ciò è frutto della strategia di crescita nel mercato dei beni di lusso, dove al marchio Louis Vuitton si affianca ora Christian Dior, che promette (anzi già sta facendo) faville. Ma anche la divisione vino e cognac fa la sua parte e ricopre un ruolo centrale nella strategia del gruppo. Infatti, l’azienda ha appena acquistato Château du Galoupet in Provenza, entrando nel segmento dei vini rosati di alta qualità. Il primo semestre è stato caratterizzato da volumi in crescita del 3% e da un fatturato a +5% prima dell’impatto dell’acquisizione e dei cambi. Mettendo tutto insieme esce un +9.5% che è il risultato migliore da due anni a questa parte ed è stato ottenuto con un andamento particolarmente positivo del mercato nordamericano (passato dal 33% al 36% del fatturato totale). I margini sono in leggero calo, ma pur sempre su livelli molto elevati, e il contributo del Cognac e degli spiriti continua a crescere, superando il 60% delle vendite e il 70% degli utili nella prima parte dell’anno (contro il 50% del secondo semestre). Passiamo a una breve discussione dei dati.

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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2019

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I numeri del vino di Constellation Brands non sono particolarmente incoraggianti, ma il titolo ha ripreso parte del terreno perduto nei mesi scorsi grazie all’andamento sempre eccellente del segmento della birra e degli spirits, che ormai se messi insieme rappresentano la parte preponderante (penso il 75-80%) degli utili di questo colosso. In secondo luogo, CB ha alzato leggermente (+2%) le sue stime di utile per l’esercizio fiscale che chiuderà a febbraio 2020. Ultima annotazione, i dati sono molto difficili da leggere in quanto molto influenzati dalle oscillazioni di valore della nuova avventura nel segmento della cannabis, che hanno nel primo trimestre portato a una perdita piuttosto corposa (245 milioni di dollari, contro i 744 milioni di utile dello scorso anno). Fatte queste premesse e tornando al vino, si fa sentire l’impatto della vendita di parte dell’attività a Gallo, ma anche aggiustando i dati per questo impatto le vendite del gruppo sono in calo (0.7%) pur in presenza di una base di comparazione piuttosto comoda (-3.6% nel primo trimestre 2018). A maggior riprova, l’azienda ha di nuovo cambiato la sua definizione di “focus brands”, cioè dei marchi su cui si sta concentrando… quando le aziende cambiano questi raggruppamenti per far venir fuori un dato positivo nonostante tutto non è mai un buon segno… passiamo all’analisi dei dati.

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Treasury Wine Estates – risultati primo semestre 2018/19

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Treasury Wine Estates ha riportato ottimi risultati per i primi 6 mesi dell’esercizio fiscale 2018-19, con un aumento delle vendite del 16%, supportato da una crescita organica del 13% (quasi completamente grazie al prezzo-mix), e un ulteriore forte progresso degli utili, cresciuti nell’intorno del 30% anche grazie al contenimento dei costi di struttura e del minore impatto degli oneri di ristrutturazione. Forse la parte meno soddisfacente è stata quella finanziaria, dove si registra un incremento del debito netto da 500 milioni di dollari di dicembre 2017 australiani a 950 di dicembre 2018, con una generazione di cassa sotto le aspettative degli investitori e di certo sotto gli obiettivi dell’azienda, tanto che le azioni hanno subito un calo nei giorni immediatamente successivi alla release dei risultati del 14 febbraio. Detto questo, il motore della crescita di TWE resta principalmente l’Asia, dove il gruppo ha messo in piedi un’organizzazione più efficiente dei concorrenti “saltando” una fase della distribuzione (negotiant e distributori nazionali). Le vendite nella regione crescono di oltre il 30% contro il 13% di cui abbiamo detto sopra. Le indicazioni del management circa margini attesi per l’anno (25%) e crescita attesa per il prossimo anno fiscale (+20%) sono state rilanciate e sono già allineate alle attese degli analisti finanziari (da cui nessuna reazione positiva del titolo). Passiamo ad analizzare qualche dato.

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