bilancio 2017


Gruppo Italiano Vini (GIV) – risultati 2017

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Il 2017 è stato un ottimo anno per GIV, con una crescita delle vendite più sostenuta che in passato e un recupero dei margini dopo un 2016 poco convincente. Si tratta di un anno “in controtendenza” rispetto alla maggioranza delle altre aziende vinicole italiane, come vedremo ottenuto con un forte controllo dei costi e nonostante l’incremento dei costi delle materie prime, a dimostrazione degli spazi di miglioramento del gruppo. L’azienda ha marchi interessanti e una dimensione prossima ai 400 milioni di vendite che consente economie di scala nella distribuzione. Anche il debito (leggermente calato nel 2017) che in rapporto all’EBITDA resta abbastanza sostenuto (4 volte) è al minimo degli ultimi anni e potrebbe consentire di spingere sull’acceleratore degli investimenti e delle acquisizioni. Con il 2017 si chiude per GIV un piano triennale che era basato sul miglioramento dei margini. Non si “dichiara” se l’obiettivo è stato raggiunto, ma possiamo osservare che il margine EBITDA è passato dal 6.3% del 2014 al 7.3% del 2017, quindi qualche passo avanti è stato fatto. Per il 2018, gli amministratori hanno previsto un anno più difficile, causa l’aumento del costo delle materie prime, difficilmente trasferibile sui clienti. Passiamo all’analisi dei dati 2017.

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Guido Berlucchi – risultati 2017

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Berlucchi chiude il 2017 con vendite quasi stabili e margini in ulteriore miglioramento rispetto al balzo già registrato nel 2016. La novità non riguarda però la parte economica, ma quella finanziaria: nel corso del 2017 l’azionista ha prelevato 40.3 milioni di euro di dividendi dall’azienda rispetto ai 6.5 milioni di euro distribuiti nel corso del 2016, e che corrispondono largo circa alla generazione di cassa dell’azienda. In questo modo, l’azienda passa da una posizione di cassa di 11 milioni di euro a un debito di 24 milioni, comunque sostenibile dato il livello dell’EBITDA di circa 8 milioni di euro.

È la terza operazione che vediamo nel corso degli ultimi due anni in cui gli azionisti di grandi aziende vinicole prelevano capitali che nel corso degli anni erano stati maturati; vi ricordo che sia Botter che Zonin avevano in modi diversi fatto passare decine di milioni di euro dall’azienda al patrimonio dell’azionista (la famiglia in questo e negli altri casi). Indipendentemente dalla destinazione e dalle ragioni di queste operazioni non è un bel segnale: significa che non c’è la volontà o la convenienza a investire. Nel caso specifico di Berlucchi è curioso osservare che le vendite all’estero languono a 1.5 milioni di euro contro i 38 dell’Italia. Possibile che non ci siano opportunità di investimento per aumentare le esportazioni? I casi di Ferrari e Ca del Bosco sembrerebbero dimostrare che qualche possibilità ci sarebbe.

Ma per ora restiamo sui dati 2017.

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Lunelli Holding – risultati e analisi di bilancio 2017

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Il 2017 è stato un ottimo anno per il gruppo Lunelli: da un lato, l’attività principale di Ferrari è cresciuta a un ritmo del 12% circa, sia in Italia che all’estero; dall’altro, Bisol ha messo a segno un importante miglioramento dei margini, passando a un EBITDA positivo, anche grazie all’interruzione di un contratto molto oneroso con l’inglese Tesco. Con 100 milioni di fatturato, 21 milioni di EBITDA e ben 15 milioni di utile netto il gruppo si conferma uno dei principali player italiani del settore del vino, supportato anche da una struttura finanziaria molto sana, con 34 milioni di indebitamento netto (cui si contrappongono quasi 70 milioni di euro di attivi in società collegate). Anche l’inizio del 2018 è stato positivo: la crescita di Ferrari è proseguita (+22% nel primo trimestre), mentre Bisol ha presentato il progetto di rilancio con un rinnovamento della marca e della gamma di prodotti. Passiamo all’analisi dei dati.

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Botter – risultati e analisi di bilancio 2017

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Il 2017 è stato un anno da ricordare per Botter, sotto due punti di vista: primo, per la qualità dei risultati, vista soprattutto in confronto con quelli delle altre aziende. Oltre alla crescita del 10% delle vendite non si è registrato il deterioramento dei margini visto in altre situazioni, anche se va detto che l’azienda veniva da un 2016 non troppo brillante. Secondo e più importante motivo, l’azienda ha aperto il capitale al private equity. A fine 2017 infatti Botter ha venduto per 10 milioni di euro il 5.2% di azioni proprie che deteneva in portafoglio a DEA Capital Alternative Funds Sgr Spa per “Idea Taste of Italy”, un fondo specializzato nel settore agroalimentare (tale partecipazione ha poi raggiunto a inizio 2018 il 22.5%). A chi non avesse letto il commento dello scorso anno, ricordo che Botter azienda comprò nel 2016 da Botter famiglia il 35% del capitale (che diventarono azioni proprie) per 30 milioni, di fatto distribuendo un dividendo straordinario. L’operazione con DEA consente anche di abbozzare una valutazione di Botter: se il 5.25% vale 10 milioni allora il 100% vale 190 milioni di euro, cui aggiungere circa 16 milioni di euro di debito a fine 2017 (inclusi i 10 milioni in cassati). Quindi 206 milioni di euro, che si confrontano a circa 26 milioni di EBITDA e che restituiscono dunque un multiplo dell’operazione di 8.0x (EV/EBITDA) e di 9.1x in termini di EV/EBIT. Si tratta di un utile riferimento per valutare un’azienda vinicola in una situazione simile a Botter: dimensione significativa, forte esposizione ai mercati esteri, ottimi margini, ma attenzione, pochi attivi tangibili quali vigneti, dato che l’azienda si rifornisce quasi esclusivamente all’esterno. Detto questo passiamo a un breve commento dei numeri.

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2017

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Il 2017 è stato per Antinori un anno di vendite poco piu’ che stabili, margini leggermente calati rispetto al livello raggiunto nel 2016 (particolarmente elevato, anche grazie alla presenza di alcuni proventi straordinari) e risultato operativo che risente nelle rimanenze della scarsa vendemmia 2017. Nonostante un paio di piccole acquisizioni in Cile e Argentina (qualche milione di euro, nel primo caso per acquistare le minoranze) e investimenti che sono tornati sopra al 10% del fatturato, la generazione di cassa è stata anche nel 2017 particolarmente ricca, consentendo a Antinori di passare da un debito di 16 milioni di euro a una posizione di cassa netta di 8 milioni, che pone l’azienda in una posizione ideale per perseguire nuovi investimenti. Vista l’elevata propensione agli investimenti, l’andamento di Antinori va letto in un’ottica più di medio termine: se facciamo la media degli ultimi 10 esercizi, le vendite sono cresciute mediamente del 5% ogni anno, l’utile operativo dell’8% e l’utile netto del 10-11%, anche considerando la battuta d’arresto del 2017. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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