bilancio 2015


Guido Berlucchi – risultati 2015

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Guido Berlucchi ha messo a segno nel 2015 un ulteriore leggero incremento delle vendite, mentre gli utili sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Il dato veramente positivo, come anche negli scorsi esercizi, è relativo alla generazione di cassa, che continua a essere copiosa (7 milioni di euro nel 2015) e che porta la posizione finanziaria del gruppo in territorio ancora più positivo (15 milioni) dello scorso anno, a quasi 2 volte il margine operativo lordo, grazie alla concomitanza di un ulteriore calo del capitale circolante e a un livello di investimenti molto contenuto. I dettagli contenuti nel bilancio sono molto scarsi. L’azienda redige anche un prospetto secondo criteri gestionali, che mostra un MOL di 9 milioni di euro rispetto a 8.1 che viene esposto nella nostra tabella, “tirando fuori” circa 600mila euro di perdite di una fantomatica area accessoria e circa 0.3 milioni di euro di svalutazione del capitale circolante. Andiamo brevemente a leggere i numeri 2015.

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Majestic Wine – risultati 2015/16

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Majestic Wine ha superato il primo anno dopo l’acquisizione di Naked Wines, il cambio di management e il conseguente piano di rilancio. I numeri che analizziamo oggi, chiusura annuale Marzo 2016, danno ragione alle azioni messe in piedi per rilanciare commercialmente l’azienda: la crescita a parità di negozi (che adesso calano) è del 5% circa, crescono anche i vecchi negozi (+2.3% quelli con più di 10 anni), gli indicatori di fedeltà della clientela migliorano, Naked Wines è consolidata per la prima volta ma con il suo +27% porterebbe il gruppo Majestic Wine a un +11% sullo scorso anno. Va tutto bene? Non proprio. Il rilancio commerciale viene anche con un sacrificio sui margini, non solo per il consolidamento di Naked Wine (1% margine operativo su circa un quarto delle vendite) ma anche perchè lo sforzo di migliorare il servizio al cliente costa: ne risulta un margine operativo sceso dal 7.6% al 4.1%, con una perdita significativa di profittabilità anche per la divisione al dettaglio fisica “Majestic Retail”, passata dall’8.3% al 5.7% (la nuova division “commercial” si occupa solo di servizio all’Ho.Re.Ca. e viene da quest’anno riportata separatamente). L’obiettivo di Majestic è di continuare a crescere nell’intorno del 10% almeno nel 2017, e di raggiungere i 500 milioni di sterline per Marzo 2019, quindi in 3 anni, dai 400 circa del 2016. Questo obiettivo sembra facilmente raggiungibile con Naked Wines che viaggia veloce, il problema sarà di vedere con quanti utili arrivano… passiamo ad analizzare i dati.

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Caviro – risultati 2015

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Tutti gli indicatori di Caviro per il 2015 sono stati in rialzo, salvo che per il fatturato. La cooperativa è riuscita a liquidare i vini dei soci a un valore ritenuto soddisfacente (il 9% in meno rispetto allo scorso anno, con un calo inferiore al prezzo a cui sono state acquistate le uve dall’esterno, il 17%  in meno del 2014). Non solo, le recenti acquisizioni hanno consentito a Caviro di realizzare utili in leggera crescita, con un margine operativo lordo cresciuto del 2% e un utile netto balzato da 5 a quasi 7 milioni di euro. Cala anche il debito, da 77 a 55 milioni di euro, uno dei livelli più contenuti degli ultimi anni. Per quanto riguarda il 2016, Caviro vede uno scenario piuttosto difficile, caratterizzato dal calo dei prezzi che sta spingendo alcuni clienti (GDO) a rinegoziare i contratti, in un contesto di volumi in crescita. Ma per ora concentriamoci sul 2015.

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Sartori – risultati 2015

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Nel 2015 Sartori ha messo a segno un moderato incremento del fatturato e dei margini dopo il recupero dell’anno precedente. L’anno si chiude con il fatturato record di quasi 46 milioni di euro, supportato dal costante progresso delle vendite nel mercato domestico (legato soprattutto alla GDO) che ha più che compensato qualche problema sui mercati esteri, mentre i margini segnano un leggero progresso principalmente legato al minor costo del venduto. La struttura finanziaria migliora ulteriormente, con il debito sceso a 8 milioni di euro nonostante il pagamento di 0.8 milioni di dividendi e grazie anche agli investimenti molto limitati (pari a circa un quarto rispetto agli ammortamenti). Cosa succederà nel 2016? La relazione lascia intravedere un nuovo ciclo di investimenti, dopo qualche anno di risparmi, con un progetto di 1.4 milioni per la cantina di appassimento e altri 0.3 milioni di euro già identificati. Dal punto di vista commerciale, le indicazioni sono prudenti su alcuni mercati, quali la Russia, il Regno Unito e il Giappone, mentre Sartori ha una visione più positiva sull’evoluzione in Germania e Canada (quest’ultimo un mercato importante per i vini veneti), anche grazie agli investimenti commerciali effettuati. Infine, va notata una menzione di prudenza sulle allocazioni dei contributi alla promozione OCM, che potrebbe essere meno favorevole nel 2016 rispetto agli altri anni per Sartori ma anche, per quanto posso capire, anche per le altre grandi aziende del settore. Ciò implicherebbe un incremento delle spese promozionali (o un calo delle attività di marketing). Proseguiamo con l’analisi dei dati.

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Botter – risultati 2015

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Dopo diversi anni di assenza (ultimo bilancio analizzato qui: 2008) ritorniamo ad analizzare Botter, che sta diventando uno degli operatori chiave del settore del vino italiano. Ci sono diversi elementi “straordinari” in questa azienda. Per prima cosa, il ritmo di crescita impressionante, con un fatturato quintuplicato negli ultimi 20 anni, il che corrisponde a crescere del 10% in media all’anno. Secondo, la trasformazione degli 3-4 anni, quando l’azienda ha cominciato a strutturarsi, muovendosi da una attività di commercio di vini sfusi (e succhi di uva) per spingere sempre di più i prodotti imbottigliati, integrandosi a monte nella produzione di una piccola parte dei prodotti e allargando la gamma a vini più pregiati. Tutto questo ha portato Botter a essere l’ottavo player italiano nel settore del vino per vendite (compresi i succhi d’uva), il terzo per esportazioni (con una quota di mercato salita in pochi anni dall’1.7% al 2.6%) e, a differenza di quanto si poteva dire qualche anno fa, tra i primi cinque per generazione di utili. Chiaramente un operatore da seguire, anche grazie alla disponibilità di Simonpietro Felice e Massimo Tonini. A fine 2015, Botter ha venduto la divisione succhi d’uva che ha fatturato 6.5 milioni di euro. Il 2016 anno è dunque partito con un leggero handicap di vendite, ma a questo punto l’azienda è totalmente concentrata sul vino. Focalizziamoci sul 2015.

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