Australia


Treasury Wine Estates – risultati 2013-14

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Nonostante i toni trionfali dei comunicati stampa, i risultati di TWE sono stati parecchio brutti, con utili in calo a causa dell’inversione di tendenza nei mercati Asiatici, e in Cina in particolare, e la crescente difficioltà nel mercato locale. E pensare che per la prima volta da qualche anno il cambio del dollaro australiano aveva giocato a favore. Inoltre, da ormai qualche anno, TWE ci ha abituati a buttare in bilancio qualche perdita derivante dalla svalutazione degli attivi.

Perchè i toni trionfali? Certamente lo scenario di fondo migliora, dato che a forza di dare cattive notizie ormai l’azienda è a posto. Inoltre, il dollaro australiano sta perdendo finalmente terreno, dando respiro alle esportazioni. Infine, la società ha soldi (o meglio, molto poco debito), talchè può permettersi di comprare nuove aziende. E proprio questa sembra essere la strategia del management di TWE per togliersi dalla morsa di fondi di private equity. Se questi dovessero impadronirsi di TWE, ci si può aspettare un veloce rilancio a colpi di marketing, qualche dismissione per finanziare il costo dell’acquisizione, per rigettare TWE nel mercato di borsa, dopo averla masticata e spolpata per bene… ma andiamo a leggere insieme i numeri.

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Le bilance commerciali del vino – aggiornamento 2013

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Oggi sfrutto i dati del GTA Atlas che ha pubblicato ISMEA recentemente per fare il punto sulla bilancia commerciale del mondo del vino. Come voi sapete, il commercio internazionale di vino e’ un mercato gigantesco, pari a circa 100 milioni di ettolitri e 25 miliardi di euro. Sappiamo tutti chi sono i grandi esportatori (Francia, Italia, Spagna in primis, poi Cile e Australia), sappiamo anche chi sono i grandi importatori, cioe’ i grandi paesi anglosassoni come USA e Regno Unito, ma non parliamo mai della “bilancia commerciale”, cioe’ di come si muovono i saldi netti di import-export per paese. Ebbene, con questi dati pur leggermente incompleti perche’ le esportazioni e le importazioni di qualche paese con volumi marginali non sono listati (lo trovate in carattere italico nella tabella), possiamo farci una idea decente. E il risultato ci vede saldamente primi come volumi (17.6 milioni di ettolitri contro i 16 della Spagna) e secondi come valore (4.7 miliardi di euro nel 2013 dopo la Francia a 7.1 miliardi). Ma soprattutto ci vede primi come trend tra i grandi esportatori, avendo realizzato una crescita anche nel 2013 quando gli altri paesi hanno visto la bilancia commerciale stabilizzarsi. Solo frutto del nostro export? Non proprio, l’economia interna debole ha aiutato a mantenere sotto controllo le importazioni. E dall’altra parte chi c’e’? Il Regno Unito che di vino non ne produce e ne riesporta ben poco. Andiamo ai numeri.

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Treasury Wine Estates – risultati a dicembre 2013

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Potrei dilungarmi in innumerevoli analisi sui conti di TWE (giugno-dicembre 2013) annunciati il 20 febbraio, ma la realtà dei fatti è piuttosto semplice: se fino a qualche mese fa il business era tenuto in piedi dall’Australia e dalle esportazioni in Asia (con l’America in calo e l’Europa ormai irrilevante), ora anche questo pilastro sta venendo a mancare.Ormai piove sul bagnato, dato che non è di molto tempo fa la notizia della megasvalutazione in USA del magazzino di vini comuni. Riassumiamo: TWE è in estrema difficoltà, nonostante in questa fase sia aiutata dal cambio. Non genera più cassa: da una situazione di disponibilità è passata a 300 milioni di dollari australiani di debito, che sarebbero 400 se non avesse scontato i crediti con le banche. Sta attraversando una (ulteriore) dolorosa rifocalizzazione del business sui vini di alta qualità ma i numeri sono decisamente sotto le aspettative del mercato e del management, e le cattive notizie non sembrano essere terminate a Dicembre, ma continueranno anche nella prima parte del 2014…

…ma come abbiamo letto di recente sul Financial Times, gli avvoltoi cominciano a girare intorno all’animale in agonia…

Andiamo a leggere qualche numero.

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Il valore della produzione di vino nel mondo – stima INDV 2013

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Dove sta il valore del settore del vino? Principalmente in Francia, per circa un terzo del valore globale. Di quanto cresce il valore della produzione di vino calcolato come prezzo “all’ingrosso”? Negli ultimi 9 anni di circa 1.1 miliardi all’anno. Chi si è accapparrato questo miliardo annuo di valore? Principalmente gli americani, i francesi e e gli argentini. L’Italia non l’abbiamo menzionata in questa prefazione. Non perchè i numeri che escono da questa analisi non siano lunsinghieri, ma perchè l’Italia è in una specie di via di mezzo, dove la sensazione è che si sono persi diversi anni (o per diversi anni il mondo del vino non si sia accorto di noi, chissà), mentre ora stiamo riguadagnando velocità. I numeri che analizziamo oggi sono frutto di una semplice moltiplicazione: gli ettolitri prodotti ogni anno per il valore medio per ettolitro esportato. Una grande assunzione: che il valore del vino esportato sia più o meno analogo a quello prodotto e consumato nel mercato domestico. Una piccola incongruenza, che la produzione di una annata sia esportata nel medesimo anno (non vero, soprattutto per i produttori dell’emisfero boreale). Detto questo, resta una classifica interessante, soprattutto nell’analisi delle tendenze di lungo termine. Guardiamo insieme i numeri allora.

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L’ira delle uve – il commento del Financial Times su TWE/KKR

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fonte: Lex Column del FT

Vi propongo oggi un interessante commento pubblicato sulla mitica pagina di commento del Financial Times, la “Lex column”, che tratta il tentativo di acquisizione di TWE da parte di un fondo di private equity (KKR). Il settore ha visto recentemente alcune operazioni da parte dei grandi players, di dimensioni limitate, ma che lasciano intendere un ritorno di interesse sul vino. Le recenti vicissitudini di alcuni prodotti nei mercati asiatici (leggi Cognac in Cina) stanno forse convincendo alcuni grandi players che il vino forse cresce un po’ meno ma garantisce una grande stabilità nei flussi di cassa e nei ritorni. Nel caso specifico di KKR su TWE si tratta di un classico caso di azienda con una gestione un po’ contraddittoria dove il private equity ritiene che ci siano opportunità di acquistare, ristrutturare e ottimizzare il business, magari aggiungerci un po’ di debito per ripagarsi lo sforzo dell’acquisto, e poi, tra qualche anno quando è di nuovo in forma e bella dimagrita (in tutti i sensi) rimetterla sul mercato di borsa. TWE ha naturalmente detto che l’offerta è troppo bassa, e immediatamente le azioni sono salite sopra il livello di AUS4.7 offerto da KKR. Come vi ricorderete TWE è il risultato della separazione di Foster’s che fa birra da TWE, che fa vino, per facilitare le fusioni con altri players. Foster’s è stata acquistata da SAB Miller, guardacaso dopo un’offerta simile, inizialmente rifiutata, a poi accolta in seguito a un rilancio a un prezzo più elevato. Succederà la stessa cosa con TWE. Secondo il FT succederà, e se non sarà KKR sarà qualcun altro! Buona lettura… Continua a leggere »