Australia


Australia – esportazioni 2014

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Era da qualche anno (dal 2007) che le esportazioni australiane non rialzavano la testa e difatti gli australiani hanno festeggiato il ritorno del segno più. In realtà, i problemi che per qualche anno hanno avuto all’estero si sono “trasferiti” a casa, dove la loro economia guidata principalmente dal ciclo delle materie prime sta vivendo un momento particolarmente difficile. Ma noi oggi ci focalizziamo sul mercato estero e possiamo dire che l’export è cresciuto in valuta locale del 4% a valore e del 3% a volume, rispettivamente a 1.82 miliardi di dollari australiani e 7 milioni di ettolitri. Lo stesso non si può dire quando espresso nella nostra valuta,  dato che il dollaro australiano si è svalutato in media del 5%, vanificando completamente la crescita quando trasformata in euro. Andiamo a vedere qualche numero in dettaglio.

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Produzione di vino nel mondo – aggiornamento OIV 2014

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La nota di congiuntura di OIV da cui traiamo la prima stima di produzione mondiale di vino sta diventando sempre più striminzita e ora si riduce a un semplice comunicato stampa (sempre che non mettano qualcosa di nuovo nel sito nel frattempo). In secondo luogo, viene lecito farsi qualche domanda sulla qualità dei dati pubblicati, strani per quanto riguarda l’Italia, accreditata di ben 52 milioni di ettolitri di vino e mosti, contro un dato pubblicato da ISTAT di 48 milioni di ettolitri. Verrebbe voglia, in qualche modo, di dedicare del tempo a recuperare i dati puntuali, nazione per nazione… potrebbe essere il prossimo mestiere del blog… pubblicare propri dati invece di elaborare quelli degli altri… chissà.

Finite le critiche, cominciamo la costruzione. Come sempre prendiamo i dati per come sono, senza apportare modifiche (soprattutto al caso italiano). La produzione mondiale del 2014 è vista a 271 milioni di ettolitri, con un calo di 17 milioni rispetto al 2013, che ha segnato un picco storico di produzione a 288milioni. Il calo è dunque del 6%, anche se guardando i dati in prospettiva storica la produzione 2014 è allineata alla media. Chi ha fatto prodotto molto di più? Germania, Sud Africa, Argentina e Australia. Chi molto di meno? Romania, Cina (anche se qui il dato è presunto uguale al 2013), Cile, Italia e Portogallo. Passiamo ad analizzare i dati insieme.

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Australia – produzione di vino 2014

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Il rapporto WFA sulla produzione di vino in Australia per il 2014 è molto di più di una tabella con dei numeri. Contiene dei dati molto interessanti sulla profittabilità del settore in Australia e sulla situazione degli stock. Ebbene, in Australia si producono 12 milioni di ettolitri di vino (in leggero calo sul 2013) ma si calcola che dato il basso prezzo delle uve circa l’84% della produzione sia effettuato in perdita, e soltanto il 7% della produzione australiana (meno di 1 milione di ettolitri) sia profittevole. Sono questi i risultati di una politica di espansione dei vigneti sconsiderata, accoppiata al rafforzamento della valuta dovuto alla bolla speculativa delle materie prime (di cui l’Australia è forte esportatore) e, bisogna dirlo, a un deciso cambio di gusti nel mondo del vino, che da vini morbidi/alcolici si sta spostando su nuove categorie (è una moda, ma questa è). Così, anche l’Australia ha cominciato a espiantare vigneti. Dal record di 157mila ettari in produzione siamo passati nel 2013 a 133mila e i numeri di cui sopra lasciano intendere ci sia altro da fare. Passiamo ai numeri.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2014

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E’ decisamente ora di fare il punto della situazione sulle esportazioni, che per il primo semestre 2014 sono leggermente scese (-3%) quando guardiamo i dati dei 7 principali paesi esportatori che abbiamo raccolto e tradotto in Euro. Il numero preciso è 9.1 miliardi di euro contro 9.3, per Francia, Italia, Spagna, Cile, Australia, USA e Argentina. Il campione, giusto per essere preciso con i lettori del blog, è leggermente più ristretto di quello dei dati annuali, quando invece aggiungiamo anche Nuova Zelanda, Sud Africa e talvolta la Germania. Quali sono le novità che trovate in questo post? Due, e un po’ le sapevamo: primo, che l’Italia fa meglio del resto dei paesi. La quota di mercato su questo campione di 7 è salita al 26%, credo il massimo storico. Ovviamente l’obiettivo è raggiunto “resistendo” (+1%) piuttosto che crescendo, ma questo è. L’Italia è un paese che esporta in mercati tradizionali, non “nuovi”, forse ad eccezione della Russia. E proprio questi “nuovi” mercati stanno dando dei grattacapi ai nostri cugini francesi, tra politiche “anti corruzione” e rapporti di cambio impazziti. Secondo, che per la prima volta nella storia (credo) l’Italia esporta più valore che volume, cioè la sua quota parte di valore è superiore a quella del volume. Un misero 0.1% ma di nuovo, è una svolta epocale, che sta gradualmente riportando il nostro paese dove deve e dove può stare: tra quelli che esportano vino di qualità. Andiamo a vedere insieme i dati.
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Treasury Wine Estates – risultati 2013-14

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Nonostante i toni trionfali dei comunicati stampa, i risultati di TWE sono stati parecchio brutti, con utili in calo a causa dell’inversione di tendenza nei mercati Asiatici, e in Cina in particolare, e la crescente difficioltà nel mercato locale. E pensare che per la prima volta da qualche anno il cambio del dollaro australiano aveva giocato a favore. Inoltre, da ormai qualche anno, TWE ci ha abituati a buttare in bilancio qualche perdita derivante dalla svalutazione degli attivi.

Perchè i toni trionfali? Certamente lo scenario di fondo migliora, dato che a forza di dare cattive notizie ormai l’azienda è a posto. Inoltre, il dollaro australiano sta perdendo finalmente terreno, dando respiro alle esportazioni. Infine, la società ha soldi (o meglio, molto poco debito), talchè può permettersi di comprare nuove aziende. E proprio questa sembra essere la strategia del management di TWE per togliersi dalla morsa di fondi di private equity. Se questi dovessero impadronirsi di TWE, ci si può aspettare un veloce rilancio a colpi di marketing, qualche dismissione per finanziare il costo dell’acquisizione, per rigettare TWE nel mercato di borsa, dopo averla masticata e spolpata per bene… ma andiamo a leggere insieme i numeri.

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