Australia


La classifica della competitività per nazione vino – dati France Agrimer 2017

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Dopo qualche anno ritorniamo sul discorso competitività con lo studio che France Agrimer commissiona a Deloitte. Lo studio guarda a 6 fattori: due strutturali (potenziale produttivo, clima/ambiente), due competitivi (la capacità di conquistare mercati e il portafoglio di marchi) e due che chiamerei economico/organizzativi (l’ambiente macroeconomico, la struttura della filiera e gli investimenti). L’aggiornamento 2017 vede l’Italia sempre in testa, come già era nel 2012 quando avevamo analizzato i dati, con un vantaggio limitatissimo sulla Francia che in qualche modo ha guadagnato posizioni rispetto al passato. Inutile dire che l’Italia secondo lo studio è strutturalmente il miglior posto al mondo per fare vino, ma per competività veniamo superati dai francesi e per organizzazione/sostegno pubblico della filiera anche dagli USA. Non stiamo dicendo novità: abbiamo probabilmente i migliori prodotti ma non siamo bene organizzati e sostenuti per venderli. Tra gli altri, Spagna, Australia e Cile guadagnano terreno, a svantaggio degli USA che passa nel quinquennio da terzo paese eletto produrre vino a sesto. Passiamo all’analisi dei dati.

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La produzione di vino nel mondo 2018 – prima stima OIV

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Eccoci con la prima proiezione OIV sulla produzione di vino mondiale 2018: 282 milioni di ettolitri di produzione. Come dire che dopo uno degli anni più magri, il 2017, è succeduto uno dei più grassi, il 2018. Se non al record produttivo, diversi paesi sono nella fascia alta della loro produzione storica. Stiamo parlando non solo dell’Italia, ma anche di Spagna, Stati Uniti (massimo dal 2004), Argentina, Cile ed Est Europa. Se consideriamo i consumi di vino di circa 240 milioni di ettolitri e gli usi industriali di circa 30, possiamo dire che il deficit produttivo dello scorso anno (quando la produzione ha superato di poco i 250milioni di ettolitri) è stato in parte riassorbito. L’Italia mantiene una quota di mercato del 17% della produzione mondiale, con una prima stima di produzione di vino di 48.5 milioni di ettolitri (escluso mosti e succhi d’uva). Come sempre, una piccola annotazione: per qualche paese come Italia e Francia abbiamo sostituito i dati OIV con quelli ufficiali degli organi nazionali. Le differenze sono minime, ma consentono di mantenere una maggiore coerenza per i lettori del blog. Passiamo ad analizzare i dati in dettaglio.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2018

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Il primo semestre 2018 è stato caratterizzato da fortissime turbolenze valutarie e da un generalizzato calo dei volumi di vino esportati, causa scarsa vendemmia 2017. Questi due fattori hanno in qualche modo distorto i rapporti di forza tra nord e sud del mondo vinicolo, tra vecchio e nuovo. I dati dei primi 11 paesi del mondo, che seguiamo grazie ai dati provenienti dalle dogane e dal rapporto pubblicato ogni trimestre dal Corriere Vinicolo “Wine Numbers”, dicono che le esportazioni in euro sono cresciute del 3% a 12.8 miliardi di euro, mentre i volumi sono calati del 4% a 44.6 milioni di ettolitri. L’Italia in questo semestre ha perso velocità ed è cresciuta meno dei vicini di casa di Spagna e Francia, mentre a livello globale, i forti cali di Stati Uniti, Nuova Zelanda, Argentina e, in minor misura, Cile hanno determinato un “mantenimento” della nostra quota di mercato a livello globale, che è stata poco sotto il 23%, un livello più o meno mantenuto da cinque anni a questa parte. Passiamo all’analisi dei dati.

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Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2017

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La Spagna conferma con forza il suo dominio del mercato mondiale di vino sfuso nel 2017, mettendo a segno un incremento del 20% delle vendite in un mercato intonato positivamente, che ha mostrato un aumento del 10% del commercio mondiale per un valore di 3.2 miliardi di euro. Si tratta, come già osservato negli anni scorsi di un andamento fortemente legato al prezzo medio e al mix di prodotto, dato che i volumi trattati sono fermi leggermente sopra il livello di 40 milioni di ettolitri. L’Italia resta il secondo player mondiale in questo segmento, ma sta gradualmente perdendo terreno. I nostri 400 milioni di export per 5 milioni di ettolitri sono ormai sotto tiro dei cileni, che nel corso degli ultimi anni hanno costruito un business di rilievo, affiancando di fatto la storica terza forza, l’Australlia. Passiamo dunque all’analisi dei dati.

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Treasury Wine Estates – risultati 2017/18

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TWE ha riportato a Ferragosto ottimi risultati annuali (bilancio chiuso a fine giugno), frutto della strategia di crescita in Asia (Cina in particolare) e di rifocalizzazione dell’attività sui vini di fascia elevata nei mercati consolidati, quali l’America, l’Europa e a casa propria, in Australia e Nuova Zelanda. Questa strategia nel 2018 ha comportato un calo dei volumi di vino venduto, da circa 437 a 414 milioni di bottiglie (concentrato nel secondo semestre) ma non ha fermato la crescita, soprattutto degli utili: a fronte di un incremento del fatturato dell’1% (leggermente danneggiato dai cambi), gli utili sono continuati a crescita di oltre il 15% (con qualche rallentamento nel secondo semestre). La tabella di marcia è quasi completata: nel 2015 il gruppo ha rivisto la strategia sulla distribuzione in Cina e le tempistiche di vendita di Penfolds, nel 2016 ha acquisito Diageo Wine e ha fatto partire il piano di ristrutturazione, nel 2017 ha venduto il portafoglio commerciale non prioritario in USA e ha rivisto la distribuzione in Nuova Zelanda e Canada, nel 2018 ha riformulato la distribuzione in USA, è uscita dal segmento di vini commerciali a basso margine e ha cominciato una strategia di localizzazione in Cina, con l’apertura del primo magazzino locale. Grazie a queste ultime iniziative, la crescita dell’utile operativo nell’anno che chiude a giugno 2019 è di nuovo nell’ordine del 25% (come quella media degli ultimi 4 anni) e l’obiettivo di medio termine di raggiungere un margine del 25% (ora siamo al 21%) viene confermato. E il titolo in borsa festeggia: anche se resta leggermente sotto i massimi di giugno, il trend di crescita sembra ripreso. TWE vale ormai circa 13.2 miliardi di dollari australiani. Passiamo ai dati.

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