Australia


Esportazioni australiane di vino – aggiornamento Giugno 2009

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Dopo un 2008 da dimenticare, le esportazioni australiane stanno cominciando a dare qualche segnale di stabilizzazione. E’ un cambio di direzione che per ora riguarda solamente i volumi, ma che sta portando il saldo annuale delle esportazioni australiane da un calo ormai vicino al 20% dentro il limite del 10%. Ci sono ancora cose che non vanno, certamente: la svalutazione del dollaro australiano occorsa soprattutto nei primi mesi del 2009 ha fortemente impattato il prezzo mix: le cose dovrebbero cominciare ad andare meglio a partire dalla seconda meta’ del 2009. Invece, una considerazione interessante e’ il fatto che questo AU$2.4 miliardi di vino australiano che escono dall’isola stiano sempre piu’ approdando in nuovi mercati: il trio USA/UK/Canada e’ passato dal 2004 ad oggi dal 77% al 69%.


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Foster's – risultati 2008/09

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Foster’s ha annunciato i risultati annuali a giugno 2009 che mettono in luce il forte calo dei risultati, particolarmente nella divisione vino e per quanto riguarda i margini. I risultati consolidati del gruppo (cioe’ includendo anche birra e spirits, mostrano un incremento delle vendite del 3% (tutto dovuto al fattore cambio, che ha portato un beneficio di oltre il 4%), un utile operativo stabile a 1143 milioni di dollari australiani (ma sarebbe stato -5% a cambi costanti) e un utile netto rettificato di 725 milioni (dichiarato di 438 milioni), sostanzialmente stabile. Il debito e’ cresciuto a 2.6 miliardi di dollari australiani (da 2.4 miliardi) interamente a causa dell’impatto dalla conversione del debito in valuta (400 milioni di impatto negativo), che se aiuta gli utili penalizza il debito.


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Brand awareness e penetrazione consumi dei vini del nuovo mondo – studio Calwine

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L’agenzia californiana che aiuta i produttori locali nelle esportazioni ha condotto una ricerca in cui ha cercato di mettere in prospettiva la percezione del prodotto californiano per i consumatori europei. Ne esce quindi un quadro dove per una serie di mercati del centro-nord Europa che comprendono Germania, Paesi Nordici, Russia, Polonia, Svizzera e Olanda ha fatto una serie di domande sulla percezione del “brand”, cioe’ su quanti riconoscono un vino californiano e sulle abitudini di consumo. I risultati sono la somma di circa 4400 risposte al sondaggio, su un campione equamente distribuito tra i mercati e ben bilanciato tra uomini e donne. Senz’altro non rappresentativo, ma sicuramente interessante nelle conclusioni.


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Limitandoci all’analisi dei prodotti del nuovo mondo, in questo studio il vincitore e’ chiaramente il vino cileno e quello australiano in termini di percezione del brand e di quello cileno e sudafricano in termini di consumo. Detto questo lo studio ci fornisce una interessante indicazione di confronto tra i vini del nuovo mondo e quelli del vecchio mondo: se il consumo sporadico e’ in rapporto di 1:3 (cioe’ questi consumatori comprano 3 volte piu’ frequentemente i nostri vini che gli altri), nel caso del consumo abituale sono molto piu’ lontani: 1:6.

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Australia – produzione uva e vino 2009

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Attraverso i dati della WFA, l’associazione dei produttori di vino australiana, siamo in grado di analizzare la produzione 2009, con i dati raccolti in quintali di uva. Dobbiamo quindi fare un piccolo calcolo per giungere alla produzione di vino che nel 2009 dovrebbe essere intorno a 11-11.2m/hl, rispetto ai 12m/hl del 2008. Si tratta di un valore comunque inferiore al picco della produzione australiana, quei famosi 12.5 milioni di ettolitri del 2006, e anche al valore previsto di 12.5m/hl che era stato formulato un paio di anni fa (come sapete gli australiani fanno le previsioni per qualche anno in avanti sulla produzione di vino e per vitigno). Siamo comunque bel al di sopra dei 9 milioni toccati nella grande crisi del 2007. Che cosa succede nella produzione australiana? Questi dati ci portano poche novita’. Forse la piu’ significativa e’ che i grandi vitigni internazionali non sembrano crescere piu’ come un tempo. In Australia si vive un fenomeno di ritorno sullo Shiraz (che considero in questo post come “autoctono” anche se in realta’ non lo e’), e tra i vini bianchi il boom del Pinot Bianco/Grigio che ormai rappresenta il 5% della produzione di vini bianchi.


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