Advini


Advini – risultati 2019

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La metamorfosi di Advini è continuata nel secondo semestre 2019, con qualche scossone in più rispetto al passato. Diciamo subito che i numeri sono meno convincenti di quelli del primo semestre, anche se è chiaro che il business non sta andando così bene, soprattutto sulla parte on-premise (o Ho.Re.Ca.) francese, che ha visto un calo del 3%. Le cose si stanno “velocizzando” sotto altri punti di vista: c’è stato un cambio di amministratori e di governo societario piuttosto importanti con tutti i membri della famiglia JeanJean in posizione preminente che sono usciti. In secondo luogo, Advini ha proceduto a una  cessione straordinaria di crediti verso clienti al sistema bancario, tagliando il debito in modo significativo a fine anno. Ci sono anche notizie meno buone, tra le quali il fatto che i conti dell’anno scorso erano sbagliati, per esempio, visto che si erano dimenticati di togliere 1 milione di euro di valore del magazzino per prodotti che sono stati distrutti (valore che non abbiamo tolto dai nostri numeri per mantenere il confronto con il 2018 intatto). Comunque, l’anno si chiude con un secondo semestre meno spumeggiante del primo e il 2020 si apre naturalmente con l’emergenza COVID-19, sulla quale il management ovviamente non fa alcuna considerazione. Passiamo ai numeri.

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Advini – risultati primo semestre 2019

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Advini finalmente comincia a raccogliere I frutti della strategia di crescita fatta di acquisizioni (l’ultima in Sud Africa) e diversificazione dell’attività con ecommerce e servizi legati al vino. Le vendite del semestre sono cresciute come non era mai capitato negli ultimi anni, +9%, di cui un sano +7% a parità di cambi e di perimetro. Non solo, la crescente focalizzazione sui marchi di proprietà (ora al 39% delle vendite contro al 26% di cinque anni fa) rispetto a quelli di terzi sta aiutando Advini a rendere più visibile e sostenibile il suo percorso di crescita, oltre che supportare gli utili (nel 2018 I marchi propri sono stati il 37% del fatturato ma l’84% del margine operativo lordo). Vi ricordo che l’azienda ha un ambizioso piano strategico al 2020, di cui però ha negli ultimi tempi fatto perdere le tracce in termini di obiettivi numerici. Passiamo all’analisi dei dati.

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Advini – risultati 2018

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I numeri di Advini 2018 continuano a non convincere sia chi vi scrive che gli investitori in generale: il prezzo delle azioni è sceso del 15% negli ultimi 12 mesi e da inizio 2018 all’incirca stabile, nonostante l’andamento positivo delle borse. Tornando ai numeri 2018, le vendite crescono del 4%, ma non si sarebbero mosse senza il contributo di un’acquisizione. Il margine operativo lordo cresce in modo significativo ma soltanto grazie alle plusvalenze derivanti da alcune cessioni. L’utile operativo e l’utile netto restano su livelli del tutto insoddisfacenti rispetto al capitale che negli anni è stato investito. In questo quadro non proprio incoraggiante si innesta l’ottimismo del management sia relativamente all’andamento del 2019 che sul piano 2020. Giustificato? Beh, gli obiettivi “numerici” del piano al 2020 sono scomparsi, immagino perché sempre più difficili da raggiungere. Detto questo, qualche segnale positivo c’è: mi riferisco alla forte progressione degli utili delle marche proprie, che ormai rappresentano l’84% del totale (per il 35% delle vendite) e che dovrebbero continuare a contribuire agli utili. A proposito, se passate dall’aeroporto di Charles de Gaulle di Parigi hanno aperto un negozio (non so esattamente in quale terminal…). Passiamo all’analisi dei dati.

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Advini – risultati primo semestre 2018

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Il percorso di Advini continua ad essere accidentato. Sebbene ci siano dei segnali di miglioramento, con il continuo incremento delle vendite di prodotti propri rispetto a quelli distribuiti e l’espansione estera, il mercato francese è stato particolarmente negativo nei primi 6 mesi dell’anno. Le vendite sono scese sia nel canale tradizionale che, come di solito, nella grande distribuzione e a poco sono serviti i progressi nelle vendite online. Quindi, un semestre ancora una volta di vendite poco più che stabili, di utili anemici in calo e indebitamento in crescita. Tanto che il management ha cominciato a considerare di vendere alcune attività ritenute non strategiche per ribilanciare la situazione. Il progetto 2020 sembra dunque lontano, sia a livello di vendite che di margini. Il mercato borsistico non gradisce: la quotazione delle azioni è scesa da 35 a 32 euro nel corso dell’anno per un valore borsistico di circa 120 milioni di euro, quindi uno per l’altro allineato a quello di Masi. Anche nel lungo termine la lettura per gli azionisti non è positiva: 5 anni fa il titolo stava a 31 euro, quindi gli unici benefici sono venuti dai dividendi. Ma per ora concentriamoci sui dati del primo semestre 2018.

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Advini – risultati 2017

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Il secondo semestre di Advini è andato come, se non peggio, del primo e quindi le conclusioni che si potrebbero trarre dal post di oggi sono sovrapponibili a quelle dello scorso novembre relativamente ai dati del primo semestre. Ci sono progressi, naturalmente: le vendite dei prodotti “propri” rispetto a quelli distribuiti di terzi cresce al 34% del totale e in percentuale del 24% e le acquisizioni continuano con l’operazione su Stellenbosch Vineyards in Sud Africa (10 milioni di vendite e un margine EBITDA tra il 12% e il 15%), che va a completare il posizionamento del gruppo nel paese. A ciò comincia però ad aggiungersi qualche dismissione, perché la situazione finanziaria sta diventando preoccupante, con 168 milioni di debito a fronte di 15 milioni di MOL… per cui si sono stati venduti vigneti e cantine per 6-7 milioni di euro. Ricapitolando il piano al 2020: vendite di 500 milioni di euro, e siamo lontanissimi a 250; proporzione marche proprie al 50% sul totale, e qui ci si potrebbe arrivare, siamo al 34% nel 2017 e il fatturato cresce velocemente in seguito alle acquisizioni; ultimo, un margine MOL del 10% rispetto al 6% attuale, che non da segni di migliorare nonostante il miglioramento evidente del mix di fatturato (da marchi di terzi a marchi propri, da grande distribuzione a clientela tradizionale e HoReCa, oltre a vendita diretta). Mah, i dubbi aumentano. In borsa, sul titolo, calma piatta… veleggia a 35 euro per azione da ormai un anno a questa parte. Per ora andiamo a studiare qualche dato sul 2017.

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