2019


Advini – risultati 2019

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La metamorfosi di Advini è continuata nel secondo semestre 2019, con qualche scossone in più rispetto al passato. Diciamo subito che i numeri sono meno convincenti di quelli del primo semestre, anche se è chiaro che il business non sta andando così bene, soprattutto sulla parte on-premise (o Ho.Re.Ca.) francese, che ha visto un calo del 3%. Le cose si stanno “velocizzando” sotto altri punti di vista: c’è stato un cambio di amministratori e di governo societario piuttosto importanti con tutti i membri della famiglia JeanJean in posizione preminente che sono usciti. In secondo luogo, Advini ha proceduto a una  cessione straordinaria di crediti verso clienti al sistema bancario, tagliando il debito in modo significativo a fine anno. Ci sono anche notizie meno buone, tra le quali il fatto che i conti dell’anno scorso erano sbagliati, per esempio, visto che si erano dimenticati di togliere 1 milione di euro di valore del magazzino per prodotti che sono stati distrutti (valore che non abbiamo tolto dai nostri numeri per mantenere il confronto con il 2018 intatto). Comunque, l’anno si chiude con un secondo semestre meno spumeggiante del primo e il 2020 si apre naturalmente con l’emergenza COVID-19, sulla quale il management ovviamente non fa alcuna considerazione. Passiamo ai numeri.

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Baron de Ley – risultati 2019

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Baron de Ley è ormai un titolo “fantasma” nel contesto della borsa spagnola. Una delle aziende più importanti della Rjoha è ormai nelle mani del principale azionista Eduardo Santos-Ruiz, con una quota del 90% del capitale. A forza di comprare e cancellare azioni proprie la sua quota si sta avvicinando alla soglia critica della cancellazione delle azioni dal listino di Madrid. Fatta questa premessa è un’azienda che stampa utili a ripetizione, con una generazione di cassa eccezionale, 1000 ettari di vigneti, un valore di mercato di 400 milioni di euro. Nel 2019 i risultati sono stati spinti soprattutto dalla parte finanziaria, anche se l’attività è andata bene in tutti i mercati e le vendite hanno sfiorato 100 milioni di euro. L’utile operativo sfiora 25 milioni e il 25% delle vendite e l’azienda vanta una posizione di cassa di 172 milioni di euro, il che implica una generazione di cassa di 21 milioni di euro, il 5% circa del valore di borsa. Un anno buono, dunque, in attesa di capire che cosa succederà nel 2020 con la crisi del Covid. Baron de Ley fa poco più della metà delle vendite in Spagna, dove l’attività sarà fortemente impattata. Ma per ora analizziamo ai numeri del 2019.

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Il valore della produzione di vino in Italia – dati ISTAT 2019 per regione

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Questo post punta a “pesare” gli ettolitri di vino prodotti e non soltanto a “contarli”. Infatti oggi analizziamo i dati appena rilasciati da ISTAT sull’economia agricola relativi al 2019 in cui viene stimato il valore della produzione. Non quanto si è prodotto ma quanto vale quello che si è prodotto. Ecco allora che il panorama del settore italiano del vino prende una forma diversa. Un paio di regioni che di fatto rappresentano solo il 5% della produzione nazionale, Toscana e Piemonte, raddoppiano il loro peso a oltre il 10%, altre come il Veneto e la Puglia, che insieme sono oltre il 40% degli ettolitri prodotti in termini di euro rappresentano una fetta sempre importante, ma non più così tanto. Passando dagli ettolitri agli euro possiamo anche misurare quanto il vino sia importante per l’economia agricola delle nostre regioni. E allora scopriamo che è in Friuli Venezia Giulia che questa bevanda ha più importanza, un terzo circa del totale dell’agricoltura, mentre in Puglia rappresenta soltanto il 14%. I più attenti tra di voi noteranno che i dati 2018 non combaciano esattamente con quelli pubblicati lo scorso anno: si tratta di dati provvisori che vengono revisionati di anno in anno, quindi potete già immaginare che fatte salve le proporzioni e le tendenze i dati saranno magari leggermente ritoccati il prossimo anno. Passiamo ad analizzare allora il valore della produzione di vino italiana ai prezzi di base, pari secondo ISTAT a 3.8 miliardi di euro, cioè circa 77 euro per ettolitro.

 

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Concha y Toro – risultati 2019

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Concha y Toro arriva alla vigilia della crisi Coronavirus con numeri in forte progresso, frutto del piano di un piano di rilancio che sta avendo un grande successo. Il portafoglio di marchi è stato sfoltito (da oltre 300 a circa 220), l’azienda si è focalizzata su Casillero del Diablo, che è cresciuto del 13% nel 2019 e che ormai raggiunge il 21% delle vendite. Vanno anche molto bene i marchi dove hanno deciso di investire, sostanzialmente le eccellenze delle tre regioni produttive, Cile, Argentina e USA. Si tratta di marchi come Don Melchor e Marques de Casa Concha, Diablo, Cono Sur in Cile, Trivento in Argentina e Bonterra e 1000 Stories in America. Questa fetta di fatturato è oggi il 19% delle vendite ma cresce velocemente, +21% nel 2019. Metti insieme vendite in crescita, una più oculata destinazione degli investimenti commerciali nei mercati importanti e l’aiuto del cambio ed escono i numeri eccellenti del 2019: vendite in crescita del 7% a 657 miliardi di peso, EBITDA +23%, utile operativo +28% e utile netto +7% (causa forte incremento delle tasse e altri oneri). Ovviamente le azioni sono scese, ma qui stiamo facendo i conti con una bestia diversa, quella del Coronavirus, per la quale l’azienda non ha ancora fatto nessuna stima o commento. Non c’è connessione con l’andamento dei conti e con la buona strategia messa in campo. Passiamo a commentare qualche numero.

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Toscana – produzione di vino e superfici vitate 2019 – dati ISTAT

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La vendemmia toscana 2019 è perfettamente allineata alla media storica e all’anno precedente, con una volatilità dunque nettamente inferiore a quella delle altre regioni italiane (9% sopra la media storica, ma 9% sotto il 2018). Nel constesto di questa stabilità è stato un anno migliore per i vini rossi, che sono la maggioranza della produzione regionale (87%) e leggermente peggiore della media per i vini di qualità rispetto alla media storica, intendendo con questo una produzione elevata di vini comuni rispetto agli anni passati (ma parliamo veramente di poca roba). Passiamo ai numeri.

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