2018


Mezzacorona – risultati e bilancio 2017/18

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Dopo aver visto i dati di Nosio passiamo ai dati consolidati di Mezzacorona, che ripropongono le medesime tendenze a livello commerciale (piccola crescita, bene Italia e meno bene fuori dall’Europa) con variazioni percentuali meno marcate. Siccome le cooperative comperano il prodotto dei soci e siccome nella vendemmia precedente i soci non hanno prodotto molto, i dati che pubblichiamo su quanto “valore” ha pagato ai soci nel 2017/18 sono in calo. In particolare, Mezzacorona ha acquistato 58 milioni di euro di prodotto, il 10% in meno dell’anno precedente. Nell’anno, i debiti commerciali verso soci si sono ridotti di circa 5 milioni, presumibilmente a compensare dal punto di vista finanziario il calo. Siccome ha mantenuto dal punto di vista commerciale le posizioni, ha compensato questi 6 milioni in meno con maggiori acquisti esterni (da 48 a 51 milioni) e attingendo alle scorte (per altri 4 milioni di euro). Dal punto di vista finanziario, l’indebitamento netto cala da 114 a 105 milioni nel contesto investimenti molto limitati (3.6 milioni contro 4.3 dell’anno scorso) che segnala una fase in cui non ci sono particolari piani di sviluppo da perseguire. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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La tassazione del vino nell’Unione Europea – dati 2018

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L’argomento delle tasse sul vino è sempre delicato e, come per la maggior parte delle materie fiscali, non esiste una coerenza a livello europeo. I dati che pubblico oggi rappresentano la situazione a luglio 2018, tratta dal sito della comunità europea e segnalata da Gavin Quenney. Le tasse si esprimono in due forme: le accise applicate “per ettolitro”, che nel post sono rielaborate in equivalente per bottiglia da 0.75, e come per la maggior parte dei prodotti, l’IVA. Come potrete vedere dalle tabelle non tutti i paesi applicano le accise, diciamo che non lo fanno i paesi produttori di vino come Francia, Spagna e Italia, mentre ovviamente il vino è quasi unanimemente considerato un prodotto di consumo e dunque gli si applica l’aliquota IVA ordinaria, che viaggia in media intorno al 20-21% (22% come sapete in Italia). Per definire “quanto sono le tasse nella bottiglia di vino”, abbiamo definito tre fasce di prezzo, 5, 10 e 30 euro, espresse come prezzo della bottiglia prima delle tasse e su quello abbiamo calcolato l’impatto delle tasse. In media la tassazione sul vino fermo “aumenta” il prezzo di una bottiglia di vino fermo del 36% se costa 5 euro e del 23% se costa 30 euro. Nel caso dei vini spumanti, come potete apprezzare dal grafico sopra, si sale al 44% e 25% rispettivamente. Come anticipavo sopra, i paesi nordici che non producono vino e forse hanno anche problemi più rilevanti dei nostri di alcolismo tassano il vino per oltre il 50% del suo prezzo “ex tasse” con pesanti accise, mentre noi produttori siamo decisamente più orientati a considerare il vino come un normale prodotto di consumo. Vediamo qualche dettaglio.

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I prezzi all’origine del vino – aggiornamento 2018 su dati ISMEA

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Il grafico qui sopra rende molto bene l’idea che chi legge questo pezzo deve farsi riguardo all’andamento dei prezzi dei vini nel 2018 (e ricordo qui stiamo parlando dei prezzi nelle borse merci, quindi della materia prima). La scarsa vendemmia 2017 ha portato a forti tensioni che sono culminate a inizio estate; quando poi sono arrivate le rassicurazioni sulla ricca vendemmia 2018 si è fatto marcia indietro. Il salto all’insù e all’ingiù è stato come sempre sproporzionato per i i vini di bassa qualità, mentre nel caso dei vini DOC e IGT come potete vedere l’entità dell’oscillazione è meno significativa. Per dare qualche numero, in media i prezzi dei vini sono stati nel 2018 del 20% più alti che nel 2017; per i vini comuni la crescita è stata del 32%, per i vini IGT del 20% e per i vini DOC del 12%. Se invece prendiamo il fine anno, cioè da dove partiamo ora rispetto a dove eravamo a fine 2017 le variazioni sono invertite: i prezzi di fine 2018 sono del 14% inferiori a un anno fa, -29% per i vini comuni e circa -7% per i vini DOC e IGT. Fatta questa premessa per spiegare cosa succede, possiamo ora dedicarci nel resto del pezzo (più bello che “post”, non credete?) ai dettagli dei prezzi dei vini DOC/DOCG.

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LVMH divisione vino – risultati 2018

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Dopo settimane di dubbi, preoccupazioni e timori sull’andamento del mercato dei beni di lusso in Cina, la pubblicazione dei risultati del gruppo LVMH a fine gennaio è stata talmente rassicurante da far balzare il valore di tutti i titoli del settore. A “tirare” sono le borsette e le scarpe, non in vino però. Soprattutto il vino fermo. Guardando i numeri dell’anno va considerato l’andamento particolarmente debole dei primi 6 mesi. La divisione vino e Champagne chiude quindi con 2.37 miliardi di euro di vendite, +1.2%, con un secondo semestre stabile ma con volumi in forte deterioramento soprattutto nel segmento vino. La visione strategica non cambia: sviluppo costante, investimenti stabili rispetto al fatturato e lungo termine in mente. Di certo, la divisione è quella meno performante del gruppo e a tenere in piedi il tutto è il Cognac, che ha ripreso a crescere. Nel caso del vino e dello Champagne, come potete apprezzare dai grafici allegati, i profitti sono inchiodati al livello del 2015, pur con invidiabile margine del 27.4%. In conclusione: numeri non bellissimi ma nel contesto di operazioni che hanno margini, visibilità e ritorno sul capitale impareggiabili. Passiamo ad analizzare i dati.

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Nosio – risultati e bilancio 2017/18

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Come già visto per diverse aziende vinicole nei dati 2017, anche Nosio ha avuto un ottimo anno nel mercato italiano. Ma in questo caso stiamo parlando del bilancio 2018, o meglio di una specie di 2018, visto che il bilancio chiude a luglio. Così, il braccio commerciale di Mezzacorona (che ricordo non redige bilancio consolidato) ha riportato una crescita del fatturato del 5% nonostante la progressione delle vendite fuori dall’Europa si sia bloccata. L’aumento presumibile dei costi delle materie prime e il diverso mix geografico probabilmente sono state le cause della mancata crescita degli utili. O meglio, l’utile netto cresce del 10% ma soltanto perché si sono pagate meno tasse, mentre l’utile operativo e anche quello prima delle tasse sono in leggero calo. La stessa discesa del debito netto, da 44 a 40 milioni di euro può essere vista a fronte dell’incremento dei debiti commerciali nei confronti della controllante Mezzacorona, saliti esattamente dello stesso ammontare. Nosio ha quindi vissuto un 2018 “di transizione” forse non tanto dal punto di vista commerciale quanto da quello della generazione di cassa e di “crescita profittevole”, continuando a distribuire un buon dividendo alla controllante (2.7 milioni) e offrendo ai soci l’opportunità di acquistare e vendere quote a una valorizzazione marginalmente in crescita.

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