Lunelli Holding – risultati e analisi di bilancio 2019

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Lunelli chiude nel 2019 il suo bilancio migliore di sempre grazie alla straordinaria forza del di Ferrari. Nel 2019 il marchio di spumanti trentino è cresciuto di quasi il 10%, con vendite di 79 milioni di euro e vicine a 5.9 milioni di bottiglie, più che compensando l’andamento negativo di Bisol, ancora alle prese con i problemi legati a bottiglie e tappi e alle problematiche degli importatori nel mercato inglese. La struttura finanziaria del gruppo resta estremamente solida, nonostante un leggero incremento dell’indebitamento da 15 a 27 milioni, essenzialmente legato alla tempistica del capitale circolante. Lunelli ha oltre 100 milioni di partecipazioni e investimenti finanziari che non sono ricompresi nel calcolo. Passiamo ai numeri.

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2019

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Il 2019 sarà per Antinori l’ultimo di una lunga serie caratterizzata da costanti progressi nelle vendite, negli utili e soprattutto nella generazione di cassa. In questo ultimo esercizio prima di fare i conti con la pandemia, l’azienda ha messo a segno un progresso del 5% del fatturato e del 3% dell’utile operativo e ha accumulato altri 25 milioni di euro di cassa netta, arrivata a 80 milioni di euro. Le cose sarebbero potute andare anche meglio se non si fosse verificato un ritardo nelle spedizioni nel mercato americano. Antinori è anche una delle poche aziende ad aver messo nero su bianco una stima del calo delle vendite derivante dalla pandemia (-20%), ovviamente redatta al momento del bilancio (quindi verso metà anno) e da prendere con le pinze dato che assume non si verifichi un secondo lock-down. Detto questo, è ovvio che vista la solidità finanziaria di cui abbiamo detto sopra e i margini molto elevati (circa 35% a livello di utile operativo), il 2020 sarà soltanto un anno brutto (magari anche un pezzo di 2021), ma senza conseguenze strutturali e durature. Passiamo all’analisi dei numeri.

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I numeri della viticoltura biologica in Italia – aggiornamento 2019

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Con il livello di ettari in conversione più basso dal 2014 a questa parte, la spinta verso il biologico sembra rallentare. Questo ci dicono i dati 2019 appena pubblicati da Sinab in collaborazione con ISMEA. L’Italia è chiaramente uno dei paesi più avanzati sul tema, come abbiamo sottolineato in questa analisi pubblicata lo scorso anno. La penetrazione delle superficie bio di 109mila ettari del 2019 rispetto alla superficie totale vitata riportata da ISTAT è del 17%. Di questi 109mila, 84mila sono convertiti (+13%), mentre 26mila sono in fase di conversione (il 20% in meno dell’anno scorso). Le regioni storicamente più importanti nel segmento bio, quindi Sicilia, Toscana e Puglia, non crescono più, mentre il fenomeno si sta allargando alle altre regioni. Da notare il forte incremento registrato in Veneto (+30%). Vi segnalo e allego un grafico, direttamente proveniente dal rapporto ISMEA-SINAB, che vi mostra la penetrazione dei vini bio in GDO su alcune denominazioni. Passiamo ai dati.

 

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Gruppo Italiano Vini (GIV) – risultati 2019

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Per la prima volta nella sua storia GIV supera quota 400 milioni di fatturato, esattamente 409 milioni nel 2019. Ma a fronte del positivo andamento commerciale non si riscontra un altrettanto positivo riscontro in termini di utili e generazione di cassa. Nel 2019 il margine operativo lordo sale da 17 a 20 milioni di euro ma resta ben sotto quello degli anni scorsi, mentre la normalizzazione degli oneri finanziari fa calare l’utile a meno di 6 milioni dai 7 dello scorso anno. Va specificato che una parte significativa (forse tutto) di nuovo fatturato è da attribuire al nuovo contratto di distribuzione in USA dei prodotti del principale azionista CR/CIV (oltre al riacquisto di un paio di marchi del gruppo nel mercato), e dunque il dubbio che sia un incremento di fatturato a basso margine potrebbe venire. Ad ogni modo, il bilancio 2019 è comunque migliorativo rispetto al 2018. Andiamo a commentare qualche numero.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – primo semestre 2020

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Ritorniamo sull’export dei primi 6 mesi con due ordini di dati: 1) le esportazioni classificate secondo il metodo ATECO e suddivise per regione (di origine dell’esportatore e non di origine del vino, ricordatevi!); 2) le esportazioni per tipologia di vino, limitatamente alle tipologie che vengono rilevate, alcune anche con una declinazione regionale (ricordate: questi dati si riferiscono soltanto ai dati relativi al vino imbottigliato). I dati li conoscete bene: calano del 3.5% le esportazioni di vino in bottiglia, mentre la classificazione ATECO registra un andamento leggermente meno negativo del capitolo 2204 di ISTAT, -3.4% contro -4.1%, sempre parlando di euro. Quello che noterete è un andamento migliore per i DOC e gli IGP rispetto ai vini varietali e da tavola, in particolare per i vini bianchi DOC. Dal punto di vista dell’industria vinicola regionale il Piemonte mostra un calo più limitato di quello delle aziende venete e toscane, ma i dati migliori sono quelli registrati dalle aziende del Trentino Alto Adige, dell’Emilia Romagna e della Sicilia (tra le regioni comunque rilevanti). Passiamo ai grafici e al commento dei dati.

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