Francia – produzione di vino 2017

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Agreste ha pubblicato i dati finali sulla produzione di vino in Francia. Il 2017 è stata l’annata più difficile del decennio, con la produzione che per la prima volta è scesa sotto i 40 milioni di ettolitri, 36.8 per la precisione. Ciò corrisponde a un calo del 17% sulla produzione 2016, che di suo non era andata troppo bene, essendo allineata con le medie storiche. Le gelate di primavera 2017 hanno colpito soprattutto la regione di Bordeaux, dove Agreste stima una produzione quasi dimezzata (-44%), e le regioni del sud della Francia. Sembra invece essersi salvata la Borgogna. Con questa segmentazione geografica del calo, risultano decisamente più penalizzati i vini rossi dei vini bianchi. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Australia – esportazioni di vino 2017

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Ancora tanta tanta Cina nella storia recente del vino australiano. Questa è la semplice e univoca considerazione che emerge dai dati di UN Comtrade che qui analizziamo oggi. Di 2.6 miliardi di dollari australiani di vino esportato, quasi 1 miliardo vengono proprio dalla Cina e da Hong Kong. Il 37% del totale contro il 17% di 5 anni fa, una crescita del 50% nel 2017 (60% soltanto per la Cina). Se togliessimo la Cina, encefalogramma piatto: +1% sull’anno (contro +14% riportato in valuta locale), +1% sugli ultimi 5 anni (+7% riportato nel totale). Resta poco altro da dire, se non che questa crescente dipendenza da un singolo mercato può rappresentare un rischio, soprattutto in un periodo di forti incertezze sul commercio mondiale – e con questo mi riferisco naturalmente alla recente tendenza di costruire barriere protezionistiche. Che un giorno o l’altro potrebbe anche colpire il settore del vino: d’altronde che cosa hanno a che fare le Harley Davidson oppure il Bourbon con la battaglia sui dazi all’acciaio promossa dagli USA? Passiamo ai dati.

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Il valore della produzione di vino nel mondo – stima INDV 2017

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[Istruzioni per la consultazione: questa analisi combina i dati di produzione pubblicati da OIV e da organismi locali con i prezzi medi di esportazione del vino. Ipotizzando che tale prezzo sia corrispondente al valore medio del vino prodotto – e quindi che il valore medio dei prodotti esportati sia simile a quello dei prodotti consumati nel mercato domestico – è possibile ricavare un valore della produzione di vino, in Euro miliardi in tabella. A completamento dell’analisi, per il 20% della produzione mondiale che non è esplicitamente menzionato – ALTRI – viene considerato un prezzo medio del 30% inferiore alla media.]

La vendemmia molto scarsa del 2017, combinata a una sostanziale stabilità dei prezzi medi di esportazione nel mondo hanno determinato un calo del 7% circa del valore della produzione mondiale di vino che stimiamo qui essere stato intorno ai 72 miliardi di euro. Tale calo è soprattutto associato ai grandi produttori europei, che hanno visto la produzione calare del 15/20% con una piccola compensazione (3-4%) derivante dalla crescita del prezzo di esportazione. Detto questo, se consideriamo la media degli ultimi 10 anni, restiamo su valori del 10% più elevati, forti di un prezzo medio di esportazione che nel decennio è cresciuto del 40% (2017 contro 2008). L’Italia resta senza dubbio la seconda forza del vino mondiale: stimiamo qui che il valore della produzione italiana, circa 12 miliardi di euro, sia poco più della metà di quello francese (22 miliardi) e del 40% circa superiore a quello americano, che appare però su un più solido trend di crescita strutturale. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento primo trimestre 2018

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Nel primo trimestre del 2018 i vini spumanti crescono di circa 40 milioni di euro, o il 15%, nonostante la crescita dei volumi sia in costante attenuazione, circa +3% nel trimestre. Il Prosecco resta il principale driver di crescita, circa i ¾, ma anche i dati dell’Asti, pur in un contesto di bassissima stagionalità sono buoni. In termini geografici, il mercato inglese nel primo trimeste è poco più che stabile ma sono Stati Uniti (che avendo meno stagionalità è il principale mercato in questi mesi), Germania, Svizzera, Francia e Belgio a supportare i nostri prodotti. Se restringiamo il confronto al solo mese di marzo, la crescita è decisamente più contenuta, +7%, ma come abbiamo anticipato l’altro giorno la base di confronto era particolarmente difficile. Passiamo a commentare qualche dato con l’avvertenza che troverete qualche classifica “disordinata” a causa del periodo particolare dell’anno in cui alcuni mercati sono più importanti di altri.

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I canali di vendita del vino e tipologia di etichette – indagine Mediobanca 2017

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L’analisi dell’evoluzione dei canali di vendita del vino è giocoforza un esercizio di lungo termine. Il cambiamento graduale del campione e la sua parzialità (infatti l’analisi si riferisce al 60% circa del campione Mediobanca) possono determinare piccoli scostamenti tra un anno e l’altro ma la verità di lungo termine non cambia. Per esempio, i dati 2017 che vedete pubblicati mostrano un leggero calo della vendita diretta in % al totale delle vendite, ma si tratta di un dato che si confronta con un forte balzo dello scorso anno ed è allineato a un trend di crescita di lungo termine. È invece in piena coerenza con i dati osservati negli anni passati il calo del peso della grande distribuzione, che comunque resta pur sempre il canale preponderante di distribuzione del vino (ad esclusione dei prodotti sopra i 25 euro, che continuano a essere un segmento in mano alla distribuzione tradizionale e al canale Ho.Re.Ca.). Mediobanca ha poi anche aggiornato al 2018 la lista delle etichette; ne ha censite mediamente 143 per azienda, per un totale di circa 8000. DOC/DOCG e “grandi vini” sono in costante crescita e rappresentano nell’indagine 2018 il 54.6% del totale, un ulteriore piccolo passo in avanti rispetto al 2016 su cui si nota l’aumento soprattutto da parte delle cooperative. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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