Masi – risultati 2016

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Non sono buone le notizie che vengono dal bilancio di Masi 2016. Le esportazioni di vino hanno subito una battuta d’arresto nella seconda metà dell’anno, invertendo la rotta, e nonostante l’Italia e l’acquisizione di Canevel (60% per 7 milioni di euro) abbia fornito un contributo molto positivo. In termini di margini, Masi ha subito una riduzione piuttosto marcata nel corso degli ultimi anni. A contribuire nel 2016 a questo calo c’è anche un impatto negativo dai contributi OCM, che sono calati di oltre 1 milione di euro, ma dall’altra parte come si legge dal comunicato, il forte aumento delle scorte ha supportato il margine industriale del 2016. Tutto dentro, Masi non è riuscita a confermare gli utili dell’anno scorso, subendo un calo del margine operativo lordo del 5% e del 9% dell’utile netto, nell’ambito di un incremento delle vendite del 5% (di cui il 3.6% in termini organici). L’andamento delle azioni in borsa è stato molto positivo da inizio anno, tanto da portare nei giorni precedenti all’annuncio le azioni al di sopra del livello di quotazione della primavera 2005 (EUR4.6 per azione). Prevedibilmente, questi dati e la poca visibilità sulla questione dei contributi OCM non gioveranno al titolo nel breve termine. Passiamo all’analisi dei dati.

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Nuova Zelanda – esportazioni di vino 2016

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Fonte: elaborazione de inumeridelvino.it su dati UN Comtrade data

Non so se ci sono degli animali veloci in Nuova Zelanda, ma certamente le esportazioni di vino da questo paese agli antipodi dell’Italia continuano a crescere e quest’anno mi obbligano a cambiare la colonna tra i maggiori esportatori mondiali, dall’ottavo al settimo posto, superando (quasi certamente) la Germania e sfondando per la prima volta quota 1 miliardi di euro, che corrispondono a 1.6 miliardi di dollari neozelandesi. Data la sostanziale stabilità dei tassi di cambio tra Euro, dollaro e dollaro locale, da qualunque lato la si guardi la crescita è stata del 5% circa nel 2016 e il “ritmo quinquennale” per così dire di poco meno dell’8% in valuta locale e di quasi il 10% in Euro. Non ci sono però solo buone notizie. Accanto all’andamento positivo in mercati come quello USA (ormai di gran lunga il principale), c’è lo stop nel Regno Unito (dove mi sa che va bene solo il vino italiano grazie agli spumanti) e scorrendo la classifica comincia ad apparire qualche segno meno. Certamente si sta verificando un “impoverimento” della qualità delle esportazioni, data la crescita importante dei prodotti sfusi (+15/16%) rispetto agli imbottigliati (+3%), che ha portato la categoria a superare il 20% delle esportazioni totali, come vedete nel prossimo grafico. Andiamo a leggere qualche numero insieme. Continua a leggere »

Spagna – esportazioni di vino, aggiornamento 2016

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Le esportazioni di vino spagnolo sono rimaste stabili nel 2016, segnando un peggioramento nella seconda parte dell’anno da mettere in relazione sia al deterioramento dei volumi esportati (scesi nell’anno del 7% a 22.9 milioni di ettolitri) ma soprattutto alla svalutazione della sterlina che ha determinato il calo delle esportazioni nel Regno Unito, da sempre uno dei punti di riferimento di questo prodotto. Se però questo e l’altro mercato importante, la Germania, sono calati, le esportazioni in USA, Francia e (soprattutto) Cina e Svizzera sono cresciuti, tutti su livelli mai raggiunti in precedenza per la Spagna, talchè l’export totale chiude a 2679 milioni, +0.3%. Scavando nelle tabelle, troverete poi gli interessanti dati sugli spumanti, le cui esportazioni sono calate del 3% nel 2016, a causa del pessimo andamento in Germania, Belgio e Regno Unito, tre dei quattro maggiori mercati per le bollicine spagnole. Prima di passare ai dati va notato il forte calo delle esportazioni spagnole in Italia (principalmente di vino sfuso), da 2 a 1 milione di ettolitri e da 77 a 50 milioni di euro.




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Vendite di vino per denominazione nella GDO Italiana – aggiornamento 2016

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I dati che andiamo a commentare oggi rilasciati nell’ambito del Vinitaly sono la naturale continuazione di numerose tendenze del consumo di vino: volumi tendenzialmente calanti con valori leggermente crescenti, sostituzione di vecchi formati con i bag-in-box e crescente utilizzo delle bottiglie. Nell’ambito di questi 1.56 miliardi di euro spesi nella GDO dagli italiani per comprare vino confezionato (+1.1%) ci sono però alcune sorprese: per la prima volta da diversi anni i vini bianchi non crescono più dei vini rossi, per esempio, per via del calo piuttosto marcato delle vendite di Prosecco; oppure una ripresa di vigore delle vendite del principale vino italiano nella GDO, il Chianti. Passiamo dunque ad analizzare i dati.

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USA – esportazioni di vino 2016

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Dopo l’”impresa” del 2015 quando le esportazioni di vino americano resistettero alla forte rivalutazione del cambio, nel 2016 con uno scenario valutario più stabile il vino americano ha messo a segno un progresso marginale, +1.5% in dollari e +2% in euro, confermandosi con tutta probabilità la sesta potenza mondiale nel trade del vino, poco dietro l’Australia con 1.4 miliardi di euro. I volumi esportati, 3.8 milioni di ettolitri, sono invece calati in modo marcato. Il 2016 per gli americani si caratterizza per un ulteriore calo nel principale mercato, il Canada, compensato dalla forte progressione nel mercato inglese, dove la crescita è del 18% circa e della Cina, che combinata con Hong Kong è il terzo mercato di destinazione del vino americano e riprende finalmente a crescere dopo diversi anni difficili. In questo quadro, è evidente una forte volatilità tra i mercati, con forti balzi per esempio in Francia e Belgio, compensati da crolli in mercati un tempo ben più importanti come l’Italia, mercato in cui gli americani vendono soltanto vino sfuso e… sempre di meno… passiamo ai numeri. Continua a leggere »