Il "wine divide" italiano – peso dei vini VQPRD per regione

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I dati di Federdoc ci consentono di analizzare da vicino la situazione regionale relativa ai vini di qualità relativa all’annata 2004 (VQPRD, cioe’ DOCG, DOC e IGT).

Dalle elaborazioni svolte, risulta che la produzione italiana VQPRD e’ ammontata a 12.7 milioni di ettolitri, circa il 24% della produzione totale dell’anno (record degli ultimi anni a 53.1 milioni). Di questi, quasi 8 milioni di ettolitri (cioe’ il 62%) sono situati nel nord, mentre meno di 1 milione di ettolitri e’ al sud (7% del totale, contro il 35% della produzione totale vinicola italiana).

Le regioni con un maggiore apporto in termini assoluti di VQPRD sono il Piemonte (2.1 milioni), il Veneto (praticamente uguale al Piemonte), poi la Toscana (1.6m), l’Emilia Romagna (1.2m) e il Trentino Alto Adige (1.1m).

Data from Federdoc allows us to give a look to the breakdown by regions of quality wines of the 2004 vintage. italy produced 12.7m hl of VQPRD category wines, representing 24% of total production (53m). Of which 8m hk (62%) are in the north of the country, less than 1m hl are in the south. South Italy just counts for 7% of VQPRD wines vs. their 35% weight on total production.

The regions with higher contributino of VQPRD wines are Piedmont (2.1m), Veneto (2m), then Tuscany (1.6m), Emilia ROmagna (1.2m) and Trentino Alto Adige (1.1m).

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Rapporto Mediobanca – cooperative contro societa' di capitali – aggiornamento 2004 – terza puntata

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Ultima puntata sul rapporto Mediobanca aggiornato a fine 2004 e pubblicato a marzo 2006. E’ interessante mettere in luce alcune tendenze che sebbene non siano statisticamente supportate (cioe’ non ci sono dati elaborabili), sono comunque di un certo interesse.

Our last pice on Mediobanca report  published last March refers to the key trend based on the property structure and size. In terms of property, the non-profit entities showed in 2004 a return on capital emploied of 4% vs. 10% of the private companies and 9% of the foreign ones. The same gap is on ROE, which goes from 4.4% to 6% of Itailan foreign companies to 9% of Italian private operators. Non-profit organisations are also heavier leveraged, with 64% of capital employed financed with debt, vs. 49% of the Italian private operators and 21% of foreigners. Non profit is also with lower margins, with 3% of EBIT margin vs. 8.6-10% of private companies. Finally, non profit organisation are investing more than others, with a cumulated 17% of sales in 2003-04.

Assetti proprietari e performance (dati 2004)

  • Il ritorno sul capitale. Nel 2004, le cooperative hanno avuto un ritorno sul capitale investito del 4% contro il 10% delle societa’ private e il 9% delle societa’ a contronto estero.
  • Le stesse differenze sono visibili a livello di ritorno sul capitale azionario, che passa dal 4.4% delel cooperative al 6% delle societa’ estere al 9% delle societa’ private.
  • Le cooperative sono piu’ indebitate delle altre societa’ (avevamo gia’ visto per CAVIRO e CAVIT che i debiti erano piuttosto alti, per quanto sostenibili. Il 64% del capitale investito e’ finanziato da debito, contro il 49% delle societa’ private e il 21% di quelle estere. Media del campione:  52%.
  • Le cooperative mostrano chiaramente margini inferiori (= maggiori benefici ai soci che apportano uve e vini): circa il 3% a livello di utile operativo netto su fatturato, contro l’8.6% delle societa’ di capitali e il 10% di quelle estere.
  • Chi investe di piu’? Naturalmente le cooperative, con il 17% del fatturato nel 2003-2004, contro il 12% delle societa’ private (ma 18% di quelle estere).

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Constellation Brands – terza puntata

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Eccoci alla terza puntata della presentazione di questo grande player mondiale del settore. Dopo aver stabilito chi e’, cosa fa e da dove arriva e quali sono largo circa i suoi numeri, non ci restano alcune precisazioni da fare. Prima cosa, di chi e’? E’ del mercato. Cioe’ e’ una "public company" detenuta per la stragrande maggioranza (75%) da investitori istituzionali americani (i piu’ grandi del mondo, tanto per cambiare).

We are at the third and final session of our analysis of CB. First, who owns CB: CB is a public company, owned by the major US institutional investors (75% of share capital in total).

Secondly: what is the recent trend? The latest available data was released on 3 August, relatively to the Q2-06 performance (end August).

Seconda cosa, che cosa gli sta succedendo recentemente? Gli ultimi dati disponibili sono relativi al 31 agosto, quando si e’ chiuso il primo semestre dell’anno…

(USD m) 31.8.2005 31.8.2006
Fatturato consolidato 2 289 2 573
Wine 1 551 1 757
Branded Wine 1 052 1 234
Wholesale Wine 498 523
Beer 738 817
Spirits 163 167

 

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Le esportazioni di vino italiano – dati 2002-2004 – fonte: Istat/USDA

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Oggi posto i numeri sull’esportazione di vino italiano in ettolitri e in valore dal 2002 al 2004. I grandi numeri sono i seguenti: le esportazioni sono variate tra 13 e 15 milioni di ettolitri, contro una produzione che sta mediamente intorno ai 50 milioni di ettolitri (meno nel 2002 e 2003, piu’ nel 2004). Di conseguenza, l’Italia esporta circa il 25-30% del vino. In termini di valore, secondo questa elaborazione, il valore dell’export 2004 e’ nell’ordine di 2.8-2.9 miliardi di euro, cifra che corrisponde perfettamente con il dato Mediobanca di 2850 milioni.

Today I send the stats of Italian wine export between 2002 and 2004. Export ranged between 13 and 15 million hl vs. a production of average 50 million nl. As a result, Italy exports roughly 25-30% of its wine production. In terms of value, the export of wine is 2.8-2.9bn of euro, which is very close to what included in Mediobanca report.

Che vino esportiamo? Prendendo i dati 2004, circa il 47% del valore (e 29% dei volumi) sono di vini DOC e DOCG. La seconda grossa fetta della torta e’ fatta dai vini da tavola (36% del valore, 55% dei volumi). Il resto sono vini frizzanti 8%, lo spumante (9%) e i mosti (1%).

The breakdown of 2004 exports is the following: 47% of vlaue (and 29% of volumes) are in the DOC/DOCG category. The second portion is represented by table wines (36% of value and 55% of volumes). Finally, sparking wines are 8%, "spumanti" 9% and musts 1%.

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I 61 grand cru di Bordeaux, dati trasversali – seconda puntata

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Date le difficolta’ a trovare gli uvaggi degli altri castelli, mi sono messo a fare qualche dato trasversale e medio sui 61 castelli classificati nel 1855. Alcuni dati medi sono i seguenti:

  • dimensione media per ettari vitati: 46ha;
  • produzione media (casse da 9 litri): 16500;
  • uvaggio medio (dati incompleti): 65% cabernet sauvignon; 25% merlot; 7% cabernet franc, 3% Petit Verdot.

 Ho poi elaborato i dati suddividendoli nei 5 raggruppamenti del 1855 e cioè: i 5 iperfamosi 1er cru, i 14 2eme, i 14 3eme, i 10 4eme e i 18 5eme. Le risultanze nei grafici qui sotto sono abbastanza chiare: i 1er grand cru sono i piu’ grandi e (come da attese) hanno le rese piu’ basse); c’e’ una leggera ma evidente relazione tra le rese e le dimensioni degli chateau, cioè quelli piu’ grandi hanno rese più basse. Anche se questo si spiega in parte con il fatto che i piu’ grandi sono i premier, questa e’ stata una risultanza per me piuttosto sorprendente.

Given the difficult task of getting figures for the grape composition of all the properties, I am now publishing a few average date for the Bordeaux 61 Chateau: avearge size of vineyards 46ha, average production 16500 cases, average grape composition (incomplete sample): 65% cab sauv, 25% Merlot, 7% Cab Franc, 3% Petit Verdot.

I have then split the date in the 5 classes set up in 1855. There are 5 1er cru, 14 deuxieme,14 3emne, 10 4eme and 18 5eme. What we got is shown in the following graphs: 1er are the largest ones and show the lowest yields. There is a slight but visible connection between the size of the properties and the yields: small properties tend to have higher yields.

 

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