Abruzzo – produzione di vino e superfici vitate 2019 – dati ISTAT

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La produzione di vino in Abruzzo nel 2019 è stata in linea con la media storica (+3%) e del 7% inferiore a quella del 2018. Entrambi i dati, come abbiamo visto qualche giorno fa per la Campania, sono peggiori della media italiana, che vede un calo leggermente più marcato (-9%) ma un livello del 9% superiore a quello del 2009-2018. Nel complesso, sono più resilienti i vini bianchi dei rossi e i vini di bassa qualità (vini da tavola) rispetto ai vini DOC. L’Abruzzo mantiene una forte connotazione nelle DOC rosse (principalmente Montepulciano d’Abruzzo, il 41% della produzione di vini rossi è DOC), mentre nel segmento dei bianchi il Trebbiano fa più fatica a imporsi (solo il 14% dei bianchi è classificato DOC). Passiamo ai dati.

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L’andamento degli indici Liv-ex – aggiornamento 2019/20

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I prezzi dei grandi vini del mondo sono andati via via indebolendosi nel corso del 2019. La tendenza è stata poi accentuata durante i primi mesi del 2020, anche in relazione alla grande crisi che stiamo vivendo. Questo ci dicono i dati raccolti sul blog Liv-Ex: a fronte di un incremento dei prezzi in Euro del 5% circa negli ultimi 5-6 anni per l’indice generale dei 1000 vini più trattati (Liv-Ex 1000), nel 2019 l’andamento è stato soltanto marginalmente positivo (+1.5%) e da gennaio a luglio siamo giù del 7%. In questo contesto, il vino italiano si è comportato meglio di tutti gli altri come potete ben vedere nel grafico qui sopra e approfondire nel resto del post, anche se bisogna sottolineare che si tratta di un recupero del terreno perso rispetto agli altri grandi vini (Borgogna e Champagne in particolare), durante il periodo tra il 2016 e il 2018. Passiamo a qualche dato.

 

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Masi – risultati primo semestre 2020

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I conti del primo semestre di Masi mostrano chiaramente l’impatto del COVID sul segmento alto del vino, più esposto al canale della ristorazione. Le vendite che erano calate solo del 2% nel primo trimestre sono invece crollate del 47% nel secondo, per chiudere con un calo del 27% nel semestre. È evidente il “peggioramento” del mix delle vendite, visto lo scivolone dei “top wines” (Amarone e poche altre referenze) a vantaggio dei “classical wines”, cioè i vini base della gamma. Ma negli ultimi tempi Masi ha compiuto diversi passi importanti. Dal punto di vista dell’attività sono cambiati i distributori in Germania e Stati Uniti (Santa Margherita). Questi sono due mercati un po’ scoperti per Masi, perlomeno considerando quanto sono importanti per il settore in Italia. Masi ha poi lanciato l’ecommerce. Dal punto di vista dell’azionariato è finalmente terminata l’esperienza del private equity che ha venduto le proprie azioni ad altri investitori (qualche investitore di borsa e una quota del 5% alla finanziaria di Renzo Rosso). Le azioni in Borsa sono scivolate intanto al minimo storico di 2 euro circa, che valutano l’azienda poco più di 64 milioni di euro. Considerando il poco debito, si può certamente dire che la valutazione è oggi inferiore al combinato del valore delle terre e del vino in fase di invecchiamento in cantina… passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Treasury Wine Estates – risultati 2019/20

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TWE ha la fortuna di chiudere l’anno a giugno e quindi i numeri che presentiamo oggi non danno l’idea dell’impatto del virus sui conti, nonostante la forte esposizione dell’azienda alla Cina: le vendite sono calate “solo” del 6% e l’utile operativo del 23% con volumi a -8%. Se però restringiamo il confronto al solo secondo semestre dell’anno ci accorgiamo di una realtà ben diversa, fatta di un -16% di fatturato (che comunque non è così drammatico) ma un -59% in termini di utile operativo. Nelle due aree più importanti per il gruppo, Asia e America, TWE ha subito un calo degli utili di oltre il 50% nel semestre gennaio-giugno (il secondo per loro). In America ha però subito il “de-stocking” dei distributori, quindi ha venduto di meno di quanto hanno venduto a loro volta i loro clienti (per circa il 7%), mentre in Cina dopo cali del 50% e più in febbraio-marzo, l’attività è migliorata per chiudere con un +40% in giugno sull’anno scorso. Forte di una struttura finanziaria stabile e di un rapporto debito/EBITDA di poco superiore a 1x, TWE non cambia strategia, anzi rilancia: sta comperando vigneti in Europa (Francia, per ora) per arricchire la sua offerta di vini di “lusso” sotto il marchio Penfolds. Passiamo all’analisi dei dati.

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USA – vendite al dettaglio di vino – aggiornamento 2019

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Nel 2019 il mercato americano del vino ha compiuto un passo importante verso il processo di “premiumizzazione”, ossia la tendenza a consumare prodotti di maggiore qualità. D’altronde l’economia è andata bene, la borsa è andata bene (e questo va detto, anche grazie a Trump, che sta prediligendo l’uovo oggi rispetto alla gallina domani): i consumatori sono quindi spinti a consumare prodotti migliori. I dati del Wine Institute americano (a sua volta elaborati da diverse fonti), indicano un balzo del 10% del valore al dettaglio delle vendite di vino, il che porta il saldo sui 5 anni quasi a +6% annuo. Il contrario sta succedendo ai volumi, che invece sono rimasti stabili e chiaramente in rallentamento se guardiamo a quello che è capitato negli ultimi anni, con la notevole eccezione dei vini spumanti e dello Champagne, che invece è in costante crescita. La stessa cosa vale per l’analisi del vino californiano: volumi in calo leggero, valore in crescita, meno del mercato totale, ma comunque intorno a +6% nel 2019. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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