Rapporto Mediobanca 2007 – prima puntata

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Mediobanca ha come ogni anno pubblicato il suo rapporto 2007, che mantiene la medesima struttura degli anni scorsi. Il rapporto aggiorna i numeri al 2005, con una evidenza per il fatturato nel 2006.
Mediobanca published as every year its 2007 report on wine industry, with the same structure of the past years, updated in terms of revenues at 2006 and of other figures in 2005.

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Esportazioni di vino Italia – il boom del vino sfuso…

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Talvolta, non tutti i mali vengono per nuocere. L’interruzione della serie ISTAT sui vini VQPRD e di qualita’ mi ha spinto a rifare tutto il database inserendo, in un solo file 3 tipi di dati: il vino in contenitori da meno di 2 litri (che chiamerei imbottigliato di qui in avanti), il vino in contenitori da piu’ di 2 litri (che chiamerei sfuso) e i vini speciali (che poi sono assimilati agli spumanti).
Abbiamo quindi una nuova chiave di lettura delle esportazioni (che forse era meglio non avere, a dir la verità).
Sometimes bad things are the way to get to better ones. The stop of Istat data on wines (ex sparkling ones) led me to rebuild all the database with new series which split the wine exports in 3 categories: (1) wine in packaging of less than 2 liters (which I will from now on call bottled), (2) wine packaged in more than 2 liters (from now on unbottled) and (3) special wines (which are basically sparkling wines).
We have therefore a new way to analyse exports, which actually I would have liked not to see…

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Dunque, prima conclusione (tutti i dati sui 12 mesi a gennaio 2007). il vino italiano esce sfuso per il 8.5% del valore e il 35% del volume. 6.6m/hl e circa EUR274m. Secondo me e’ tanto! First comment: Italian wine is unbottled for 8.5% of the value of exports and 35% of volumes. We talk about 6.6m/hl or some EUR274m. In my view this is a lot!.
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Foster's – divisione vino – risultati 2006 e struttura

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Perche’ guardare FOster? E’ il secondo conglomerato nel mondo del vino (per quanto ne so). Questi signori vendono 39m di casse da 9 litri (cioe’ 3.5m di hl) di vino nel mondo (in particolare in USA 48% e Oceania 32%) e possiedono 16500 ha di vigna, per la maggiorparte in Australia e Nuova zelanda (70%). Hanno 25 cantine e 7 centri di confezionamento.
I think we need to look at Foster’s because it is the n.2 winemaker in the world. This company sells 39m 9liter cases of wine (3.5m hl) with a global footprint (although US is 48% of sales and Oceania 32%) and owns 16500ha of vineyards, mainly in Australia and New Zealand (70%). They have 25 cellars and 7 packaging centers.

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La struttura del mercato americano secondo Foster's

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Vi posto 4 grafici, presi da una presentazione istituzionale di Foster’s, che e’ uno dei principali operatori mondiali nel mondo del vino. Per quanto questi grafici siano di qualita’ (grafica) inferiore rispetto al solito, vale la pena di metterli in quanto ci danno alcune importanti indicazioni circa le tendenze del mercato americano del vino.
I post 4 graphs, which have been borrowed by an official slide show of Foster’s, one of the major players in the wine industry. While these graphs are of a low graphic quality than usual, it is in my view important to analyse them, since there are interesting indications of the trend of the US wine market.

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Prima indicazione sulla crescita: il mercato americano cresce perche’ i bevitori abituali di vino sono sempre di piu’, anzi nel 2006 hanno superato quelli occasionali: 51% a 49% contro un 42% a 58% del 2005.
First indication on growth: the US market is up because core drinkers (people drinking on a weekly basis) are exceeding marginal ones: 51% vs. 49% in 2006 up from 42% vs. 58% in 2005.
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Le DOC-DOCG del Piemonte – dati Federdoc 2005

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Sono comparsi i dati 2005 di Federdoc, che vengono pubblicati sotto la dizione di VQPRD 2006. Dunque, posto che questo mi "urta" in quanto avevo appena finito di fare i dati per DOC dell’anno prima, cio’ mi consente di rinnovare la mia analisi con i dati della vendemmia 2005.
We have data for 2005 DOC products from Federdoc, which are published under the VQPRD 2006 name. So, this is a bit hurting, since I just finishe the classification of 2004 data… let’s restart.
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Parto dal Piemonte per una considerazione credo molto generale. Dunque 53 DOC-DOCG nel 2005 contro 52 nel 2004. Includendo le sottozone/sottotipi arriviamo a 136 tipi diversi contro 133 dell’anno prima. Una prima indicazione su cui mi vorrei confrontare con voi: sono davvero necessarie? Di queste 53, 22 sono sotto i 50 ettari, 6 addirittura sotto i 10 ettari? Senza nulla togliere ai produttori di Loazzolo DOC, e a titolo di esempio, questi 8 produttori che si dividono 5 ettari e che producono 140q di uva, quali possibilita’ hanno di avere promosso il loro prodotto? O meglio, quante risorse potrebbero liberare se rinunciassero alla DOC per la promozione del loro prodotto?
I begin with Piedmont and with a quite general comment. There are 53 appelations in the region vs. 52 in 2004. If you include the different types you get to 136 different categories vs. 133 of 2004. Now, are they really necessary? Of these 53, 22 are below 50ha, 6 are even below 10ha. Nothing against the 8 producers sharing 5ha of Loazzolo DOC, but, for example, is this one really critical. Isn’t it better to go under a larger denomination, saving some money and invest in the real promotion of a more visible name?
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