Concha y Toro – risultati 2017

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Anche se i numeri del 2017 non lo mettono in luce, Concha y Toro sta vedendo i primi risultati positivi del piano di ristrutturazione e rilancio annunciato tempo fa con piani aggressivi di taglio dei costi, rilancio dell’azienda nel mercato domestico e focus su sui marchi più promettenti e profittevoli come Casillero del Diablo (5.2 milioni di casse nel 2017), Cono Sur Bicicleta (1.4 milioni), Trivento (0.7 milioni) e così via. Concha y Toro prevede poi che nel 2018 la produzione di vino propria possa crescere del 20% (come sappiamo il Cile ha avuto due pessime vendemmie nel 2016 e 2017), riducendo l’aggravio di costi degli acquisti esterni di uve per compensare la mancata produzione propria. Fatto questo preambolo, i numeri del 2017 sono caratterizzati da un calo del 2% delle vendite (principalmente dovuta ai cambi) e del 12% dell’utile operativo, mentre l’utile netto viene sostenuto da proventi di natura non ricorrente. Come vi dicevo, i segnali positivi si vedono nei mesi recenti: nel secondo semestre i segni si sono invertiti, con una ripresa del 3-4% degli utili in un contesto di vendite stabili. Traducendo questi dati in valute a noi amiche, le vendite sono circa 1 miliardo di dollari o 880 milioni di euro, mentre il valore di mercato al NYSE è attualmente di 1.5 miliardi di dollari, supportato anche dal rafforzamento della valuta cilena, passata da circa 660 peso per dollaro a 600 peso. Passiamo ai dati.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2016 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca appena pubblicato aggiorna al 2016 i dati aggregati delle aziende vinicole italiane. Partiamo oggi con il primo di 3-4 articoli che concentreranno la loro attenzione ai diversi segmenti del campione: le cooperative, le aziende private e poi quelle focalizzate sullo spumante. La considerazione generale che emerge dal rapporto è moderatamente positiva. Dico moderatamene perché a fronte di una serie di aspetti positivi, primo tra tutti l’incremento del campione da 140 a 155 aziende (con fatturato sopra 25 milioni), c’è anche altro. Primo tra tutti, il fatto che il forte incremento degli utili del settore nel 2016 (ma anche nei due-tre anni precedenti) viene più dai benefici di ordine finanziario (meno debiti e meno costo del debito), fiscali (meno tasse) e non operativi (guadagni straordinari), che non dalla parte operativa, quindi maggiori utili che derivano da più vendite, a loro volta legate agli investimenti. Dentro tutte queste considerazioni ci sono tanti “se” e tanti “ma”: oggi il settore paga il 26% di tasse che forse è un’imposizione “giusta” ed era sbagliata prima (oltre il 40%). Oppure, che il mancato miglioramento dei margini è dovuto alle cooperative e al segmento degli spumanti. Vedremo nel post più in dettaglio.

Comunque, tutte queste cose bollono in pentola. Per partire, diciamo che queste 155 aziende che rappresentano il 66% delle esportazioni circa il 70% delle vendite totali del settore e degli addetti. Hanno fatturato nel 2016 7.2 miliardi di euro, +5%, generando 464 milioni di utile operativo, con un margine stabile, e un utile netto di 336 milioni, in crescita del 24% sul 2015. Per il 2017, i dati preliminari di Mediobanca (che l’anno scorso avevano leggermente sovrastimato la performance effettiva) dicono +6.5%, quindi accelerazione, con l’Italia in crescita del 5% e le esportazioni dell’8%. Passiamo a commentare qualche altro dato di dettaglio.

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Baron de Ley – risultati 2017

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Baron de Ley non ha avuto un buon anno nel 2017 e la vendemmia dell’anno non lascia ben presagire per il bilancio 2018, dove i margini saranno impattati dall’incremento dei costi delle materie prime. Stiamo comunque parlando di un bilancio solidissimo, con margini tra i più elevati tra le aziende che analizziamo. Nel 2017 l’utile netto ha subito un impatto negativo (di circa 7 milioni di euro) derivante dai cambi. Dopo molti anni con investimenti molto limitati invece nel 2017 BdL ha decis di stanziare oltre 10 milioni di euro per raddoppiare la capacità di una delle sue principali cantine. Questo, insieme all’aumento costante del capitale circolante (magazzino) ma soprattutto i forti acquisti di azioni proprie (17 milioni di euro) hanno determinato il calo della posizione finanziaria netta, che resta comunque di circa 145 milioni di euro contro un valore di mercato di 442 miloni di euro… che negli ultimi 12 mesi non è in realtà cresciuto. Passiamo all’analisi dei dati.

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Vendite al dettaglio di vino nella GDO in Italia – dati IRI, aggiornamento primo trimestre 2018

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Otticamente il primo trimestre è stato particolarmente positivo per le vendite di vino nella GDO Italiana. E’ però necessario considerare la tempistica della Pasqua, anticipata nel 2018 di circa due settimane, che ha fatto ricadere gli acquisti stagionali, soprattutto di vini spumanti, dal secondo trimestre al primo. Questo è il modo di leggere questo +6.5% del mercato (545 miloni) rispetto al primo trimestre 2017, periodo nel quale successe il contrario e il mercato fu stabile (-0.1%), poi compensato da un balzo del 6% nel secondo trimestre. Al di fuori di questa stagionalità si trovano comunque alcune tendenze degne di note: prima di tutto l’aumento del prezzo di vendita, +9%, che soltanto in parte (2-3% punti percentuali a occhio) è legato alla stagionalità della Pasqua. Si comincia a vedere l’impatto dell’aumento dei costi della materia prima post vendemmia 2017. Lo noterete nel forte incremento dei prezzi vini da tavola (+10%). Secondo, il primo trimestre ha visto una accelerazione nel trend negativo dei volumi sui vini fermi (non negli spumanti, dove però la Pasqua conta tanto) di bassa gamma, in calo dell-8%, presumibilmente come effetto dell’aumento dei prezzi di vendita. Terzo, la crescita degli spumanti del 18% molto legata alla Pasqua non sembra così eccezionale, considerato anche che lo scorso anno nel trimestre della Pasqua (il secondo) la categoria fece +25%. Passiamo dunque ai dati, sottolineando di nuovo che per “tirare la riga” di questo inizio di 2018 sarà necessario aspettare i dati di metà anno.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento gennaio 2018

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Quasi a screditare le previsioni di prudenza sull’evoluzione dell’export e le cronache del sorpasso Francia Italia in USA, a gennaio il vino italiano all’estero cresce del 13%. Intendiamoci, stiamo parlando del mese di gran lunga meno importante dell’anno (anche di agosto, dove si vende qualche spumante in più) e quindi i dati che vedete nelle tabelle sono da prendere con le molle. Detto questo, si parte con il piede giusto soprattutto in USA, +18% grazie anche al +83% del Prosecco, e nella maggior parte dei mercati dell’Europa Continentale. L’unico dato negativo viene dal Regno Unito, per via della volatilità nel segmento dei vini spumanti e dei vini sfusi. Nella “costruzione” del nostro 2018, dove credo sia sensato immaginare un andamento magari un po’ meno positivo del 2017, questo mese di gennaio aggiunge un mattoncino che vale, in ragione d’anno, lo 0.8% di crescita. Naturalmente crescere su valori assoluti bassi è facile e anche spostamenti di consegne o calendari possono avere un impatto. Nel 2018, mesi come Marzo, il periodo Maggio/Luglio e Ottobre/Novembre saranno i banchi di prova della tenuta del nostro export avendo a confronto un andamento estremamente positivo. Passiamo a commentare i dati di gennaio dunque.

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