Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2017

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Per Italian Wine Brands il primo semestre 2017 segna la svolta, in senso positivo, della performance reddituale. Abbiamo discusso e commentato per un paio di anni di questa introduzione in Borsa e dei suoi piani, sinergie, abbiamo anche talvolta criticato la strategia comunicativa e la quantità di aggiustamenti messi nei conti e discusso con i lettori. Oggi possiamo finalmente scrivere un’analisi “sorridente”. Nel primo semestre le vendite tornano a crescere, interamente grazie alla divisione “wholesale”, quindi alle vendite alla grande distribuzione estera (Provinco) ma soprattutto si materializzano i risultati della ristrutturazione degli ultimi anni, con un balzo deciso dell’EBITDA da 4 a oltre 6 milioni di euro e un utile netto semestrale che raddoppia da 1.3 a 2.8 milioni di euro. Due sono i fattori critici di questo miglioramento: primo, gli ottimi risultati della diversificazione geografica (come vedete dal grafico sopra è soltanto il pezzo più in alto che spiega la crescita) e, secondo, l’esternalizzazione della logistica che ha consentito un sensibile taglio del personale a fronte di costi di outsourcing decisamene inferiori a quelli che c’erano nella situazione precedente. Due altre cose da notare: primo, che in futuro l’azienda aprirà la divisione wholesale anche in Italia, grazie all’entrata di un cliente estero e secondo che siccome i risultati di Giordano sono stati inferiori ai piani, verranno emesse meno azioni per i loro precedenti azionisti, e ne risulta quindi un valore più elevato per quelli attuali. L’azienda intanto in borsa ha avuto un 2017 glorioso, salendo del 43% da un livello di fine 2016 piuttosto depresso: ha ora una capitalizzazione di borsa di 70 milioni di euro. Passiamo a una breve analisi dei dati semestrali.

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Argentina – esportazioni di vino – aggiornamento 2016

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Le esportazioni di vino argentino sono rimaste stabili nel 2016 in euro intorno a 738 milioni, che sarebbe poi il livello più elevato di sempre. Questo “record” si compone in realtà di due trend opposti: il calo dell’export di vino sfuso, ormai soltanto l’8% delle esportazioni, rimpiazzato da esportazioni di vino in bottiglia, che invece crescono del 2% anche nel 2016, e mantengono un andamento saldamente positivo nel corso degli ultimi anni (+5%). Anche se la crescita degli anni scorsi è ormai un ricordo, il vino argentino resiste nel mercato americano e cresce nel mercato inglese, perdendo invece terreno in Canada e Brazile, che comunque rivestono un ruolo marginale quando si guarda ai numeri. Il peso argentino è letteralmente crollato nel 2016, passando da 9.2 a 14.75 contro il dollaro. Questo determina un incremento degli incassi in valuta locale in crescita del 60% (rispetto alla stabilità che vediamo nei dati in euro), ma questo va di pari passo con i forti trend inflazionistici nei costi di produzione. Passiamo ai dati.

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Germania – esportazioni di vino 2016

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I tedeschi sono fortissimi a esportare, anzi le troppe esportazioni sono uno dei loro problemi più gravi nell’ambito dell’unione europea (il nostro è il debito…), ma nel campo del vino non eccellono. Anche nel 2016 come nei due anni precedenti le esportazioni di vino tedesco sono calate (-2%, 945 milioni di euro) con una pronunciata volatilità nell’andamento dei principali mercati. Il crollo delle esportazioni verso il Regno Unito (che resta il terzo mercato di destinazione del vino tedesco) è particolarmente pesante e di fatto controbilancia un andamento, nel resto dei paesi, leggermente positivo. I volumi di esportazione sono leggermente in calo a 3.6 milioni di ettolitri, il che significa un prezzo medio di esportazione di 260 euro per ettolitri, per la prima volta in leggera riduzione dopo anni di continuo progresso. Passiamo all’analisi dei dati.

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2016

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Sebbene la crescita delle vendite sia stata inferiore a quella degli ultimi anni, nel 2016 Antinori ha chiuso in modo eccellente l’ultima linea del bilancio ed è riuscita quasi ad azzerare il debito. Ciò ha consentito di continuare a investire sia nelle proprie tenute che nell’acquisizione di nuove proprietà, in particolare in Chianti Classico 120 ettari della tenuta in Castellina in Chianti.

Nel 2017, Antinori ha affittato il ramo d’azienda del complesso alberghiero Tombolo Beach (che rappresenta circa 5 dei 220 milioni di fatturato nel 2016), talchè non ci saranno più le vendite ma soltanto il provento dell’affitto.

Tornando ai numeri 2016, l’anno ha visto vendite in crescita del 5%, un balzo del margine operativo lordo a 95 milioni (+11%) e dell’utile netto del 26% a 54 milioni di euro. L’indebitamento scende a 16 milioni, il livello più contenuto di sempre. Possiamo dunque già dire che a novembre, quando vedremo i dati principali delle aziende vinicole italiane, Antinori manterrà la sua posizione di leader di settore in Italia per quanto riguarda il valore aggiunto (137 milioni di euro nel 2016, +10%) e la profittabilità. Passiamo all’analisi dei dati.

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Brasile – importazioni di vino 2016

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Il vino e il Brasile continuano a non andare d’accordo. Anzi, sarebbe da dire diversamente: il vino europeo e il Brasile non vanno d’accordo. Non che sia un mercato critico, si tratta di meno di 1 milione di ettolitri di importazione per un valore di poco più di 250 milioni di euro, ma comunque si tratta di un paese gigantesco e con una dinamica demografica da non sottovalutare. Dunque, i dati di UN Comtrade del 2016 dicono che il mercato, valutato in euro e dollari si è contratto del 3% nel 2016, mentre è cresciuto dell’1% in valuta locale (Real Brasiliano) e, soprattutto, del 12% in volume a 918mila ettolitri. Sui 5 anni i dati sono certamente più positivi, ma anche a causa della svalutazione del Real le crescite nella nostra valuta sono sotto il 5%. Chi vince? Sostanzialmente il Cile, che ha visto vissuto una crescita eccezionale negli ultimi 5 anni e che oggi rappresenta il 44% del vino importato dal Brasile (in volume anche di più, il 47%). Chi altro? Sostanzialmente nessun altro nel 2016, mentre se guardiamo con un po’ più di lungimiranza, diciamo 2011-2016, la Spagna e il Portogallo sono riusciti a mantenere o migliorare la loro posizione. Il 2017 si prevede molto grigio, con la crisi economica (e gli scandali) che attanagliano il paese. L’Italia, con 23 milioni di euro di vino importato in Brasile, ha poco da perdere. Passiamo ad analizzare qualche numero insieme.

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