La produzione di vino in Italia nel 2016 – dati finali ISTAT

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ISTAT ha appena pubblicato la versione definita dei dati di produzione di vino in Italia nel 2016. I dati inizialmente pubblicati sono stati rivisti al rialzo di 1.5 milioni di ettolitri circa, da 50.1 milioni a 51.6 milioni, per quanto riguarda la produzione di vino esclusi i mosti, mentre se includiamo i mosti il totale passa a 54.1 milioni di ettolitri. Chi ha visto i dati pubblicati a marzo scorso tenga conto che gran parte della revisione al rialzo riguarda i vini rossi, mentre da un punto di vista “qualitativo” la revisione al rialzo tocca soprattutto i vini IGT e da tavola, che sono rispettivamente stabili e in crescita del 18%. Si riconfermano dunque le conclusioni di qualche mese fa: il 2016 e’ un ottimo anno, il 16% sopra la media storica, ma chiaramente la maggior produzione si e’ “scaricata” nel segmento meno nobile della produzione, i vini comuni, mentre per quanto riguarda i vini DOC e i vini IGT, per quanto ben sopra le medie storiche, stiamo parlando di dati molto simili a quelli dello scorso anno. Trovate anche nel post una tabella con il riassunto delle superfici vitate, dell’uva prodotta e della resa per ettaro a livello regionale, che non avevo mai composto. Buona lettura.

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Piemonte – produzione di vino 2016 – dati ISTAT

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Il Piemonte è una delle regioni più stabili quando si analizza la produzione di vino e così è stato anche nel 2016, con un volume prodotto di poco superiore a 2.5 milioni di ettolitri, dunque leggermente in progresso sul 2015 (proprio come è accaduto per il resto dell’Italia). Sembra essere questa la nuova dimensione di questa regione, che fino al 2010 inanellava alcune annata con produzioni di 3 milioni di ettolitri e più. Il 2016 è stato un anno di vini bianchi (da tavola) da un punto di vista dei volumi, in crescita del 7%, e dei vini da tavola (per l’appunto), che praticamente hanno assorbito tutta la crescita del 2015, balzando del 18% da basi molto basse. La superficie vitata resta stabile intorno ai 43mila ettari, e la resa per ettaro cresce dunque intorno al 4% a 85 quintali per ettaro, il 25% circa sotto il livello italiano (113 q/ha nel 2016). Passiamo ai dati.

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I prezzi all’origine dei vini DOC – aggiornamento 2016 su dati ISMEA

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Grazie a ISMEA e al lavoro di Tiziana Sarnari possiamo anche quest’anno fornire un quadro dettagliato dei prezzi medi annui delle DOC italiane. Come dal 2010 a questa parte, anche nel 2016 i prezzi delle DOC sono cresciuti, a un ritmo dell’8% circa che è molto simile al progresso fatto registrare nel quinquennio. La particolarità dei dati 2016 è però che “in media” questo incremento dei prezzi è soprattutto legato ai vini bianchi, che secondo ISMEA sono passati da una media di 140 euro per ettolitro a 163 euro, mentre nel caso dei vini rossi i prezzi sono rimasti stabili intorno a 145 euro a ettolitro. Naturalmente all’interno delle categorie la situazione è molto più variegata: i grandi vini rossi crescono comunque, soprattutto quelli delle Langhe (e il Barbaresco in particolare), mentre nei vini bianchi non a sorpresa tra i vini che crescono di più ci sono il Prosecco e le basi spumanti, tutti al loro massimo storico. Passiamo dunque a guardare i dati insieme.

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Produzione DOC e DOCG per denominazione – dati 2015

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Dopo 10 anni di pubblicazione di questo rielaborazione dei dati Federdoc, devo dire che questo è il primo anno in cui ho dei dubbi sulla veridicità dei dati, anche considerando gli errori che nel passato si sono succeduti. Lo pubblico ancora per quest’anno, in attesa magari di un commento da parte di chi è più informato e titolato di me per valutarne l’accuratezza. Per esempio, secondo Federdoc il Prosecco DOC è stato prodotto in 3.64 milioni di ettolitri, mentre secondo ISMEA in 2.64 milioni di ettolitri: l’arbitro dovrebbe essere l’ente certificatore, Valoritalia, dove però figurano ancora i dati relativi alla vendemmia 2014. Dal successivo confronto con ISMEA emerge la ragione di questa differenza: Federdoc riporta i dati relativi alla vendemmia dell’anno (il che e’ il linea con l’interpretazione di questo post), mentre invece ISMEA riport il vino “certificato” nell’anno, cioe’ quello che e’ in qualche modo pronto a essere messo in commercio. Per capirci, con un esempio piu’ semplice, il Brunello qui riportato e’ quello prodotto con la vendemmia 2015, che sara “certificato” nel 2019 quando sara’ messo in commercio.

Dunque, se prendiamo le prime 30 denominazioni italiane escluso il Prosecco, da solo +63% secondo Federdoc, troviamo una produzione di circa 8.9 milioni di ettolitri e una crescita del 7% rispetto al 2014. Se mettiamo anche il Prosecco passiamo a +19% per 12.5 milioni di ettolitri. I dati si parlano abbastanza con quelli ISTAT, che davano +16%. Ci sono oggi ancora solo 36 DOC/DOCG in cui si producono più di 100mila ettolitri… passiamo ai dati…


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Advini – risultati 2016

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Anche se i numeri sembrano particolarmente buoni a prima vista, il 2016 di Advini è stato molto aiutato un significativo provento straordinario che di fatto spiega per intero la progressione del margine e degli utili, altrimenti fermi a 5 milioni di euro (e non 10 come riportato). A crescere nel 2016 è invece il debito dell’azienda, dato che continuano gli investimenti: nel 2016 sono in tutto 58 milioni di euro, un’enormità rispetto al valore dell’azienda (136 milioni di valore di mercato, qualche interesse di minoranza e 150 miloni di debito, quindi poco meno di 300 milioni in tutto). Di questi 13 sono veri e propri investimenti (il doppio degli ammortamenti a dimostrare il forte ciclo in atto) e ben 45 sono acquisizioni: Maison Champy in Borgogna (22 ettari), 250 ettari di  vigneto nel Bordeaux (con l’ingresso a compensare parte della botta di Credit Agricole con il 5% del capitale), Chateau Roquefeuille in Provenza (100 ettari), Domaine Cazes nel Roussillon (200 ettari biodinamici di “Cotes”), Bonheur Wine Estate in Sud Africa (72 ettari di vigneto nello Stellenbosch) più qualche piccola cosa qua e là nel segmento dei corsi di vino e dell’ecommerce. Insomma, lo sforzo è evidente e si ribatte in modo molto chiaro sul debito, che balza appunto a 150 milioni di euro, 7 volte il MOL dichiarato ma 10 volte quello “rettificato” per le componenti non ricorrenti. Forse a 500 milioni di vendite nel 2020 ci arrivano anche, però sarà necessario cominciare a vedere un po’ di crescita organica, che continua a mancare… passiamo ai dati.

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