Cantina di Soave – bilancio 2017/18

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Dopo diversi (10!) anni riprendiamo l’analisi del bilancio della Cantina di Soave, una delle principali cooperative italiane con un fatturato consolidato di oltre 140 milioni di euro. Ringrazio innanzitutto Maddalena Peruzzi dell’Ufficio Stampa e Comunicazione della cooperativa che ha prontamente fornito il bilancio chiuso a giugno 2018. È un momento piuttosto particolare per la cooperativa, che raccogli uve e vino da oltre 5000 ettari: nel 2017/18 si sono realizzati investimenti molto ingenti (parliamo di oltre 30 milioni di euro, dopo i 13 milioni investiti nell’anno precedente, rispetto a investimenti di mantenimento che non superano i 3-4 milioni di euro) che riguardano le aree di affinamento dei vini, il magazzino automatizzato, il software e gli uffici. Sono investimenti ben supportati dalla struttura finanziaria, che vedeva circa 22 milioni di cassa netta a giugno 2017, passata a circa 7 milioni di euro di debiti a fine giugno 2018. Oltre a questo evento “straordinario”, i dati sono positivi e vanno letti nell’ottica di una cooperativa comunque molto focalizzata sul mercato domestico (63% a livello di capogruppo, 68% a livello consolidato) e ancora leggermente sbilanciata sul segmento dei vini sfusi (59% a livello di capogruppo): nel corso degli anni, la Cantina di Soave è passata da 2903 ettari (2002) a 5540 (2017). Nonostante il forte salto dimensionale è riuscita a garantire una remunerazione crescente ai propri soci, a un ritmo del 3% annuo nel periodo. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2018

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Sempre più Borgogna è meno Bordeaux (che resta pur sempre il riferimento principale) è la conclusione dell’analisi dei top brand mondiali del vino condotta come ogni anno da Liv-Ex in collaborazione con Power Brand. C’è però anche spazio per noi: i marchi italiani nella classifica raggiungono quota 10 sui 100 totali, un livello mai raggiunto prima. Sono anche sorpreso e contento che figuri per la prima volta il marchio dei “Produttori del Barbaresco” al numero 87 della classifica di quest’anno. A dominare la classifica come nuovo entrante è Leroy, il cui prezzo è cresciuto del 58% nel 2018. Insieme a DRC (terzo), Armand Rousseau (settimo) e Coche Dury (nono), sono ormai 4 i vini di borgogna nella top 10 del vino mondiale. Storicamente non erano più di uno-due, con la costante presenza del solo DRC. Nel complesso dunque meno Bordeaux (45 delle 100 etichette, mai così poche), più Borgogna (29 etichette) e un pochino più di Italia (10 etichette), anche se per vedere il primo dei nostri bisogna scorrere fino alla posizione numero 27, Gaja. I prezzi dei vini di alta qualità, qui classificati in base al prezzo, ai vini trattati e alla loro performance, sono strutturalmente in crescita. In media in questa classifica 2018 il prezzo sale del 14%, dopo il +16% del 2017 e il +14% del 2016. Si tratta di una performance eccezionale, dopo i due anni difficili del 2014-15. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Schloss-Wachenheim – risultati 2017/18

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SSW ha registrato nel 2017/18 un deciso balzo in avanti del fatturato (e in parte degli utili), anche grazie all’acquisizione in Germania di Weinkontor, che ha aggiunto circa 20 milioni di vendite al perimetro del gruppo, da qualche anno leggermente sotto i 300 milioni di euro. La lettura del bilancio ci introduce alle seguenti conclusioni sull’evoluzione dei mercati di SSW: 1) il mercato tedesco dei vini spumanti non cresce e per un leader come SSW l’unica via di crescita sono le acquisizioni e l’innovazione di prodotto, in nuove fasce di prodotto e clientela; 2) i mercati dell’Est Europa stanno diventando sempre più interessante. Se vedete dove vengono fatti i profitti, vi accorgerete che è da quell’area che vengono i margini del gruppo. La Polonia sembra essere un mercato sempre più promettente. 3) come altri produttori di vino senza vigne, SSW subirà un impatto importante dal rincaro delle materie prime nell’esercizio 2018-19. I numeri del 2017/18 sono comunque stati incoraggianti. Le vendite sono cresciute del 10% a 324 milioni di euro, l’utile operativo ha registrato un incremento dell’8% a 24 milioni di euro, mentre l’utile netto è rimasto stabile a 10.5 milioni. L’andamento borsistico ha visto l’azione di SSW toccare il suo massimo storico a inizio 2018 a 22 euro per azione, mentre l’andamento meno positivo dell’attività nella seconda parte dell’anno solare (con un problema a un impianto che ha ridotto la capacità a cavallo del periodo natalizio, critico per il gruppo) ha determinato un calo a circa 17 euro per azione. Da inizio anno le azioni sono dunque calate del 20% circa, e il valore di mercato dell’azienda è oggi di circa 132 milioni di euro, il che significa un rapporto prezzo/utili di circa 13 volte e un rapporto valore d’impresa su utile operativo di circa 9 volte. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Brand awareness delle denominazioni del vino in Cina e USA – dati Wine Intelligence

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In questo primo post del 2019 analizziamo un’indagine interessante condotta da Wine Intelligence sulla brand awareness delle denominazioni vinicole mondiali in Cina e, per confronto, in USA. La classifica è dominata naturalmente dalla Francia, che mette nel in classifica 16 delle sue zone vinicole contro le nostre quattro in Cina e 15 contro le nostre 5 in USA (anche se in posizioni radicalmente diverse). Ovviamente, quando confrontiamo i dati di esportazione con queste indagini troviamo poche analogie: sebbene la distanza sia la medesima il peso del nostro export in USA rispetto alla Francia è ben diverso da quello cinese. Però in USA ci sono tanti italiani, comunque la Toscana è la zona vinicola più conosciuta, mentre in Cina non ce ne sono. In USA ci sono tanti ristoranti italiani (o con il nome italiano), in Cina no. Ci sono quindi altri aspetti. Resta un lavoro molto importante da fare in Cina, dove la prima denominazione italiana è “Sicilia”, conosciuta dal 36% dei bevitori di medio/alto livello, mentre in USA il 62% di chi beve vino sa che cosa è il vino toscano. Certamente, la maggiore varietà ampelografica che rende l’Italia un paese così interessante per il vino non traspare ancora in queste classifiche. Il lavoro di educare i nuovi consumatori del vino ai nostri prodotti è ancora all’iniio. Passiamo ai dati.

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Australia – produzione di vino 2018

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Dopo l’annata record del 2017, la produzione di vino australiana è calata del 9% circa nel 2018, a 12.5 milioni di ettolitri, in linea con le medie storiche. Il report 2018 pubblicato dal WFA (Winemakers’ Federation of Australia) fornisce ampi dettagli su zone, vitigni e soprattutto valore delle uve. Infatti, a fronte del calo produttivo si è generato un incremento dei prezzi delle uve (in media oggi in a poco più di 600 dollari australiani per tonnellata di uva) che ha consentito alla fase produttiva dell’industria australiana di subire un calo ben più contenuto (1-2%) in termini di valore del prodotto. La seconda evidenza importante dei dati che pubblichiamo oggi è l’andamento in controtendenza della produzione di Chardonnay, che nel 2017 era calato nell’ambito di una vendemmia record, mentre nel 2018 è ritornata su livelli molto simili a quelli del principale vitigno locale, lo Shiraz. Passiamo ai dati.

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