Treasury Wine Estates – risultati 2016/17

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Dopo diversi anni per TWE si è presentata una situazione di negatività sul fronte dei cambi. Infatti, nell’anno fiscale terminato a giugno 2017 e annunciato qualche giorno fa le vendite sono cresciute soltanto dell’8% (il che implica un -4% sulla seconda metà dell’anno), mentre sarebbero state a +11% prima della rivalutazione del dollaro australiano. Le cose continuano però ad andare bene sotto il profilo dei margini (l’azienda è sulla buona strada per raggiungere nel medio termine un margine dell’area vino del 25%, dal 19% di questo anno fiscale), grazie al crescente contributo dell’area asiatica (soltanto il 10% dei volumi venduti ma ben il 30% degli utili!). L’indicazione per il 2017/18 è quella di una ulteriore crescita dell’utile operativo sia in valore assoluto che in percentuale sulle vendite. Ripetiamo il motto del management di TWE, che è quello di passare da una organizzazione guidata dalla fase agricola e dagli ordini a una azienda che gestisce marchi nel settore del vino. Passiamo ai dati.

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L’andamento degli indici Liv-ex e il confronto con i mercati azionari – aggiornamento 2017

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Gli indici Liv-Ex sintetizzano l’andamento dei prezzi delle bottiglie di vino più pregiate del mondo, attraverso l’osservazione delle transazioni effettuate nel mercato inglese su una serie di bottiglie ritenute rappresentative: 100 nel caso dell’indice Liv-Ex 100, 1000 in quello del Liv-Ex 1000. C’è poi anche un indice “Italy”, che si occupa di quel 2-3% di vino italiano che viene trattato attraverso questi canali e che riguarda i 7-8 nomi più blasonati della nostra enologia. Una particolarità di questi indici è che sono denominati in sterline. Vanno dunque “purificati” dall’effetto cambio in un momento come quello attuale in cui la valuta inglese si sta svalutando. In particolare, negli ultimi 12 mesi la sterlina ha perso il 5-6%, lo stesso capitato da inizio anno a questa parte. Dunque, cosa è successo nell’ultimo anno? Considerato che venivamo da un periodo negativo, negli ultimi 12 mesi i prezzi sono risaliti, non al livello “massimo storico”, ma non siamo lontani. Sia nel caso degli indici generali (dominati dai prodotti francesi) che nel caso dell’indice Italia stiamo parlando di un incremento dei prezzi del 15% in sterline e del 10% circa in Euro. Va chiarito che tale incremento, però, si è per la maggior parte materializzato nella seconda parte del 2016, mentre da inizio anno assistiamo a un andamento ancora positivo in sterline, ma quasi completamente derivante dall’effetto cambio. E i vini italiani contro il resto? Un po’ meglio della media negli ultimi 12 mesi, ma si tratta di un recupero da livelli passati piuttosto depressi. Passiamo ai dati.

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Botter – risultati e analisi di bilancio 2016

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Nel 2016 Botter ha registrato un ulteriore progresso delle vendite (+6%) e un leggero deterioramento dei margini (pur su livelli molto elevati visto il modello di business), probabilmente da collegare al forte incremento dei costi della materia prima (Prosecco in particolare). L’azienda è arrivata alla terza generazione della famiglia Botter. Nell’ultimo anno ha cambiato organizzazione con l’arrivo di nuovi manager che ne hanno potenziato la struttura ma con la presenza della famiglia nell’azienda nel reparto vinicolo (Alessandro Botter), in quello del marketing (Annalisa Botter) e naturalmente nel consiglio di amministrazione.

Non è successo soltanto questo. Vista la forte generazione di cassa (oltre 15 milioni nel 2016) e la totale assenza di indebitamento (1 milione nel 2015), l’azionista ha deciso a fine 2016 di vendere il 35% delle azioni alla Botter stessa per 30 milioni di euro. Di fatto, Botter azienda distribuisce 30 milioni al proprio azionista (per ora soltanto 15 sono stati pagati ma per chiarezza qui sono tutti inclusi nel debito) e si prende una fetta delle proprie azioni. Nonostante l’operazione (i cui effetti sugli utili saranno visibili nel 2017, essendo stata portata a termine il 29 dicembre 2016), la struttura finanziaria di Botter resta molto solida, con un debito su MOL di circa 1.5 volte (quando si considera anche la seconda tranche di 15 milioni, altrimenti 0.8 volte). L’operazione, secondo gli amministratori, ha una valenza strategica: “far entrare un Socio Finanziatore nella compagine, suggellare alleanze strategiche mediante scambi di partecipazioni, etc.”. Molto bene, proprio quello di cui ha bisogno il settore del vino italiano, scritto nero su bianco da questa dinamica azienda veneta.

Infine, passando ai progetti di sviluppo, abbiamo assistito nel passato al fiorire di Botter da puro imbottigliatore e produttore di succhi d’uva ad azienda con una gestione attiva del marchio e uno sforzo di innovazione. Nel 2016 l’azienda ha investito ben 10 milioni di euro per rinnovare la struttura produttiva ed è attiva sia nella ricerca di nuovi prodotti premium (autoctoni e vini biologici in particolare), nel presidiare i mercati (con persone sul campo in mercati quali quello cinese) e nello sviluppo di prodotti a marchio proprio (come il “Doppio Passo” Primitivo del Salento). Continua a leggere »

Baron de Ley – risultati 2016

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Baron de Ley ha chiuso un 2016 in recupero, non tanto in termini di vendite, cresciute del 3%, ma soprattutto in termini di utili che hanno beneficiato di un forte miglioramento del margine industriale dopo l’andamento particolarmente negativo del 2015. Siamo lontani dai margini industriali degli anni scorsi (35% e più a livello di EBITDA), ma il livello del 2016 del 32% resta ai vertici del settore a livello mondiale. BdL resta molto ricca dal punto di vista finanziario, con 147 milioni di euro di cassa netta, ma anche da quello patrimoniale con oltre 900 ettari vitati di proprietà. La politica di remunerazione degli azionisti resta molto prudente e incentrata sul riacquisto di azioni, per 3.5 milioni nel 2016, impiegando dunque circa il 10% della generazione di cassa, circa 35 milioni di euro annui. L’andamento borsistico di BdL (che ha un valore di mercato di circa 480 milioni di euro) ha soltanto parzialmente recepito queste buone notizie e ha messo a segno un rialzo dell’8% nel 2016, mentre ha perso il 6% fino ad ora nel 2017. Passiamo all’analisi dei dati.

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Vranken Pommery – risultati 2016

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I risultati di Vranken Pommery sono abbastanza sovrapponibili a quelli di Lanson: vendite stabili o quasi e deciso peggioramento dei margini di profitto, soprattutto nella seconda parte dell’anno, chiaramente determinata dal rallentamento nel Regno Unito. Il 2016 di Vranken ha qualche luce e ombra aggiuntiva: da un lato una ripresa fiscale positiva a “aggiustato” la situazione a livello di utile netto, dall’altro lato il rimbalzo del capitale circolante ha determinato una ulteriore crescita del debito, che ora supera quota 650 milioni di euro, ossia uno stratosferico e sinora sconosciuto rapporto di 19 volte il MOL. In questo contesto, l’azienda continua a distribuire con orgoglio un dividendo di 7 milioni (9 milioni nel 2015), che supera di gran lunga la generazione di cassa dell’attività. D’altronde, un’azienda che impiegherebbe 19 anni a ripagare il debito pur dedicandoci tutta la generazione di cassa non è certo con il taglio dei dividendi che risolve la situazione… passiamo ai numeri…

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